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Dal tatuaggio della presidente di Fratelli d'Italia alle condanne dei candidati di CasaPound, l'estrema destra trentina c'è

Dopo i fatti di Macerata piccolo viaggio tra simboli e azioni della destra regionale, un filo nero che tra rune che "ricordano" svastiche, aggressioni, saluti romani e croci celtiche mostra un mondo che, in fondo, cerca di non mostrarsi (come da foto in coda al pezzo)

Marika Poletti e il suo tatuaggio. A destra, in basso, Bonazza a una manifestazione con croci celtiche ed effigi di legionari romani
Di Luca Pianesi - 06 febbraio 2018 - 06:02

TRENTO. C'è anche questo nella campagna elettorale trentina: una svastica su un polpaccio della presidente di un partito, una condanna (in primo grado) per lesioni personali aggravate, una in Cassazione per aver fatto il saluto romano, svariati processi legati a violenze, minacce e intimidazioni qualche "sieg heil" lanciato nella mischia e coltelli a serramanico estratti da due potenziali deputati. La campagna elettorale sta entrando nel vivo e i fatti accaduti a Macerata rimettono al centro della discussione politica il rischio di deriva fascista che il Paese sta correndo.

 

La paura dell'immigrato, i problemi legati alla scarsità di lavoro, l'insoddisfazione generale, spingono forte sul ventre del popolo e i rigurgiti nostalgici per un passato che ha provocato solo dolore e violenza emergono con forza, figli di padri e madri che promettono soluzioni facili, regalano pacchi di pasta e candidano partiti e movimenti dal volto gentile. Vi è, per esempio, il caso di Fratelli d'Italia che si propone come terza gamba del centrodestra berlusconiano. Una gamba che non esita a definirsi "patriottica" e di destra, con Giorgia Meloni leader, ma che vuole mostrarsi anche come "moderatamente moderata" di destra sì ma fascista no.

 

In Trentino la presidente del suo partito è Marika Poletti (candidata anche lei alle politiche sul listino regionale in seconda posizione dopo Urzì) che sul suo polpaccio ha un tatuaggio quanto meno discutibile (che, tra l'altro, sfoggiava orgogliosa sui social fino a non molto tempo fa). Quello che lei definisce una runa ma che è faticoso non confondere con una svastica nazista. 

 

"Ho qualcosa come 20 rune - ci spiega Poletti - e ho raffigurato l'intero ciclo tratto dal canto di Odino del Crepuscolo degli Dei, assieme a varie altre citazioni come quelle di Nietzsche. Quello sul polpaccio non è quel che pensate, è un simbolo molto più antico. Onestamente non so cosa rispondere all'ignoranza delle persone, a chi non lo capisce. Io non credo si possa tacciare di nazismo, per esempio, tutti coloro che indossano la spilla della pace. Eppure anche quello è un simbolo runico. Se vogliamo dirla tutta è la runa della protezione e difesa della stirpe. E per quanto riguarda quanto accaduto a Macerata non a tutto si può dare un'interpretazione politica. Quello è stato un fatto criminale che sarà giudicato a livello penale. Allo Stato si chiede giustizia".

 

 

Ora, runa o non runa, quel simbolo (che indubbiamente ha origini antichissime ed è stato usato in svariate epoche e da svariati popoli) riporta alla mente brutti, bruttissimi ricordi e oggi è associato indiscutibilmente al nazismo, come non si può non pensare al nazismo guardando il tatuaggio dell'attentatore di Macerata: anche quella è una runa Wolfsangel, il cosiddetto “dente di lupo”.

 

Effigi e immagini che tracciano un filo, un filo di colore nero, che unisce, per esempio, l'area di Fratelli d'Italia a quella di Forza Nuova. Solo poche settimane fa alla cena di presentazione dei candidati del movimento della Meloni in Trentino erano presenti due figure storiche dell'estrema destra provinciale: Numa De Masi già segretario locale di Forza Nuova e Anna Eccher presidente dell'associazione Evita Peron

 

Il filo nero conduce, poi, in questi ultimi anni, inevitabilmente a quello che è il movimento più in ascesa, in tutta Italia, di quella galassia: CasaPound. Lì ai simboli si associano spesso i fatti. In Trentino Alto Adige emblematici sono i casi dei due suoi candidati di punta nei rispettivi capoluoghi, che si portano dietro cronache di aggressioni e minacce. A Trento alla Camera, per esempio, è candidato Filippo Castaldini che il primo giugno 2017 è stato condannato per lesioni aggravate dopo che con altri quattro giovani, con volto coperto e coltello a serramanico avevano pestato dei ragazzi che, raccontano le cronache, sarebbero stati semplicemente un gruppetto di giovani scambiati per degli attivisti del centro sociale. La loro colpa? Dirigersi da Piedicastello (dove si trova il Bruno) verso il centro.

 

Poi c'è Andrea Bonazza, consigliere comunale a Bolzano di CasaPound, candidato alla Camera nel capoluogo altoatesino, con un passato spesso al centro della cronaca nera: a 23 anni viene coinvolto anche in un'indagine per omicidio preterintenzionale (quello di Fabio Tomaselli, un 26enne di Pergine morto dopo aver riportato delle lesioni interne. Era il 2003 e la morte del giovane era sopraggiunta a seguito di un violento pestaggio che il ragazzo aveva subito, per divergenze politiche, in un pub, della periferia di Bolzano frequentato da naziskin). In quel caso Bonazza ne uscì innocente dopo la deposizione di un suo amico e di uno della vittima ma il suo nome, negli anni successivi, lo si ritrova in vari casi di aggressione e minacce (in un caso con tanto di"sieg heil", coltelli serramanico e naso spaccato per una persona a Verona).

 

 

Poi è arrivata la condanna in Cassazione nel 2014 per il saluto romano fatto durante una manifestazione in ricordo delle vittime delle foibe e, da consigliere comunale, eccolo apparire in assise (era poco più di un anno fa) con una felpa con i simboli delle Ss francesi. Insomma gente che ai simboli fa seguire, spesso e volentieri, i fatti salvo poi doversi, probabilmente, vergognare a pubblicare le proprie facce su Facebook. L'immagine qua sotto è ripresa dal profilo ufficiale regionale di CasaPound. Come noterete i volti dei militanti sono criptati mentre quelli dei passanti sono ben visibili. E' stata questa la scelta del movimento: non rendere pubblici i propri visi ma mostrare quelli dei potenziali elettori. 

Uno strano modo di metterci la faccia

 

 

 

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