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| 18 ott 2018 | 15:06

''E' a rischio la coesione sociale'', l'appello di 133 operatori dell'accoglienza alla politica: ''No ai tagli su questo servizio''

Nel dibattito elettorale si è arrivati addirittura a chiedere la chiusura di Cinformi. "Lavoriamo in rete con tante realtà del territorio per continuare a costruire ponti tra le persone"

di Redazione

TRENTO. "Siamo un gruppo di operatori ed operatrici del sistema di accoglienza trentino per i richiedenti asilo e rifugiati, da molti identificati semplicisticamente come “Cinformi”. In questi mesi pre-elettorali abbiamo sentito parlare molto del nostro lavoro. Finora non abbiamo preso parola nel dibattito ma, per quanto in ritardo, avremmo il piacere di presentarci".

 

Dicono questo i tanti che alla fine si firmano. Entrano nel dibattito di questa campagna elettorale che più volte ha toccato il tema della sicurezza, arrivando in alcuni casi a chiedere la chiusura di Cinformi, lo sportello informativo nato per i cittadini stranieri, un servizio della Provincia che si occupa anche della gestione dell'accoglienza dei richiedenti asilo.

 

"Nel sistema di accoglienza lavorano più di centocinquanta persone, in maggioranza giovani tra i 25-35 anni, laureati/e, con esperienza di studio e lavoro all’estero e un’ampia conoscenza delle lingue. Nel corso di questi anni abbiamo sviluppato una professionalità nuova, per la quale non esiste un percorso di studi specifico e che ancora non è riconosciuta in quanto tale. Abbiamo scelto questo lavoro - scrivono in un documento che hanno  seppur non particolarmente remunerativo, perché crediamo che ciò che facciamo abbia un valore per la nostra crescita umana e professionale e ci permetta di contribuire a costruire una società aperta, coesa ed accogliente".

 

"Lavoriamo in rete con tante realtà del territorio: scuole, asili nido, Enti locali, Azienda sanitaria, associazioni di volontariato, comunità religiose, Questura, Ispettorato e Agenzia del Lavoro, con un occhio di riguardo a tutte le occasioni di incontro e integrazione per lo sviluppo della comunità". 

 

"Siamo psicologi e psicologhe, assistenti sociali, operatori e operatrici di accoglienza e orientamento al lavoro, operatori e operatrici legali, mediatori e mediatrici culturali, facilitatori linguistici e operatrici di comunità. Siamo professionisti/e che operano come figure ponte per facilitare l’accesso ai servizi e favorire l’incontro tra i migranti e le comunità locali, accompagnandoli nel loro percorso legale e di sviluppo della propria autonomia, sostenendo in particolare le persone più vulnerabili".

 

"Le migrazioni sono un fenomeno strutturale e di lunga data, che ha visto l’Italia e il Trentino protagonisti come territori di partenza, di transito e di arrivo. La presenza di cittadini stranieri nelle nostre comunità è una realtà di fatto, ma le modalità di gestione di questo fenomeno dipendono dalle scelte politiche".

 

"Il sistema d’accoglienza trentino - nato dalla collaborazione di diverse realtà del pubblico e del privato sociale - ha creato un modello di gestione che ottimizza le risorse disponibili, rimanendo estraneo alle situazioni di corruzione e appropriazione indebita del denaro pubblico che abbiamo visto accadere in altri contesti. Questo sistema ha pregi e certamente anche difetti, che è nostro interesse mettere in discussione e migliorare, mantenendo le buone prassi sviluppate fino ad oggi". 

 

Spiegano che "togliere risorse a questi servizi vada a discapito del benessere dell’intera comunità". Non solo ai cittadini stranieri, quindi: "Significa perdere persone che collaborano con l’ispettorato del lavoro nel combattere situazioni di irregolarità, favorendo percorsi di avviamento al lavoro regolare. Significa perdere l’occasione di creare spazi di integrazione culturale e linguistica e di educazione civica per i migranti. Significa non avere più figure competenti che facciano accompagnamenti in ospedale, facilitando le comunicazioni tra medico e paziente. Significa favorire situazioni di marginalità sociale con le prevedibili conseguenze sulla sicurezza e sul benessere di tutti e tutte". 

 

Il lavoro che svolgono tutti i giorni come operatori dell'accoglienza, è per loro una sfida quotidiana, "per continuare a costruire ponti tra le persone per facilitare la coesione sociale", concludono i 133 che hanno firmato questo documento

 

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