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Il Pd decide la sua lista, in rigoroso ordine alfabetico. Incognita Olivi: ci sarà?

Confermati gli assessori uscenti e i consigliri che hanno dato la loro disponibilità; Manica e Maestri. Dentro anche Andrea Robol ma non c''è Chiara Avanzo che sembrava in dirittura d'arrivo nel Partito democratico. Bocciata l'ipotesi del capolista

Di Donatello Baldo - 18 settembre 2018 - 18:41

TRENTO. Dalla commissione elettorale è uscita la lista dei candidati, con l'indicazione di mantenere il rigoroso ordine alfabetico, alternato per genere come prevede ora la legge elettorale. Ieri è toccato all'assemblea provinciale del Pd  il compito della ratifica. Le sorprese son state poche, si tratta soprattutto di nomi interni al partito.

 

Scontata la presenza degli assessori uscenti Luca Zeni, Sara Ferrari. Qualche dubbio c'è però su Alessandro Olivi che ha fatto sapere che deciderà entro oggi, al massimo domani (entro comunque giovedì, quando si dovrà depositare la lista ufficialmente).

 

Dei motivi del ripensamento del vicepresidente uscente capiremo in seguito, intanto diciamo che sono stati inseriti in lista anche gli attuali consiglieri provinciali, ma non tutti: Donata Borgonovo Re, Violetta Plotegher, Bruno Dorigatti e Mattia Civico avevano già rinunciato alla candidatura. Rimangono Alessio Manica e Lucia Maestri.

 

Pochi i nomi di spicco, se non quello di Andrea Robol, assessore nel Comune di Trento (che sarà costretto a dimettersi dall'attuale carica per volontà del sindaco Andreatta) e di qualche altro amministratore locale. Non c'è la collega di giunta di Robol, Maria Chiara Franzoia e manca dall'elenco pure Chiara Avanzo, la consigliera provinciale che ha lasciato il Patt e davano in dirittura d'arrivo nel Pd. 

 

Durante l'assemblea provinciale non c'è stata discussione sulle candidature, accettati in toto così come sono uscite dalla commissione elettorale presieduta da Michele Nicoletti. Il candidato presidente Giorgio Tonini ha parlato a lungo, senza però proporre integrazioni o modifiche sulla lista. Nemmeno sulla necessità di indicare un capolista.

 

E' stato però Giuliano Muzio, segretario del partito, a tirare in ballo la questione. Ha proposto che il partito indicasse uno dei candidati come primo in lista, per dare un significato politico a una candidatura che potesse esprimere l'intero orientamento del Pd. 

 

Ma chi rappresenta questo significato politico, chi può far sintesi dell'intera lista? "Nessuno", hanno vociato molti dei presenti, che temevano la forzatura su Alessandro Olivi. "In un partito democratico com'è il nostro - ha spiegato qualcuno degli intervenuti - ciascuno dei candidati porta significato all'intera lista. Chi come assessore, chi come consigliere provinciale o comunale, chi come espressione dei territori". 

 

La proposta è stata ignorata dai più, perché nessuno voleva aprire scontri interni a un mese dalle elezioni. Si parte tutti alla pari, in ordine alfabetico, notabili e ultimi arrivati, senza distinzioni. E il segretario, che avrebbe proposto di sicuro Olivi come capolista, se l'è messa via. La proposta non è passata.

 

Questo sembra abbia innescato il ripensamento di Olivi, anche se lui nega che ci sia un'attinenza tra la decisione dell'assemblea e la sua riserva. "Ma non si dica - afferma lui - che io abbia mai chiesto qualcosa al mio partito. Avevo posto un tema, avevo chiesto di capire se fossi utile, se potessi portare valore aggiunto. Mi rispondano". E a tal proposito oggi incontrerà il candidato presidente Giorgio Tonini. 

 

"Tutta questa cosa del capolista è stata montata ad arte - spiega riferendosi alle ricostruzioni dei giornali - perché non ho mai posto condizioni per la mia candidatura. Semmai c'era da capire se valesse la pena investire su qualcuno che ha contribuito a portare il Pd all'interno di mondi che non erano prima attraversati". 

 

Olivi deciderà che deciderà entro stasera, al massimo entro domani. Manca solo la sua candidatura, che dev'essere autenticata. Il resto è tutto pronto e il plico da portare agli uffici elettorali è pronto per essere depositato. Oggi Olivi vedrà Giorgio Tonini, e poi scioglierà la riserva. 

 

In assemblea è passata però la proposta di Minella Chillà che ha chiesto di invertire l'ordine uomo/donna, iniziando la lista con il primo nome femminile in ordine alfabetico. "In questi ultimi mesi, anche nelle trattative per la scelta del candidato presidente, le figure femminili sono sempre state messe in secondo piano. Siamo il partito che più ci ha creduto nella doppia preferenza e nella valorizzazione delle donne in politica - ha affermato - e questa proposta andrebbe ancora in quella direzione". 

 

Proposta accolta a maggioranza. Si inizia in ordine alfabetico partendo da una donna che per ora è Giulia Bergamo. I maligni, a questo punto, hanno sussurrato: "Ora vedrai che rispunta Monica Baggia, che in questo modo risulterebbe capolista di sicuro, come aveva chiesto". Ma ad oggi non sembra che Monica Baggia voglia approfittare dell'ordine alfabetico che la porrebbe prima in lista.

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