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"Le primarie neanche per sogno''. Rossi resiste a costo di spaccare tutto. A rischio la coalizione, il Patt potrebbe uscire

Se l'Upt non ripiega sull'attuale governatore, e se il Pd non serra le fila attorno a Rossi, restano le primarie. Ma il presidente andrà da solo con le Stelle Alpine. Le conseguenze potrebbero essere dirompenti: se si spacca tutto, l'Upt rischia di implodere

Di Donatello Baldo - 25 luglio 2018 - 06:01

TRENTO. Una cosa la dice fuori dai denti: "Le primarie sarebbero un insulto per gli elettori, una mancanza di rispetto". Ugo Rossi, all'indomani dell'assemblea del Pd che ieri ha proposto, come extrema ratio, il ricorso alla consultazione sui candidati presidenti, è lapidario: "Non se ne parla neanche"

 

Rossi è diventato presidente passando dalle primarie di coalizione che 5 anni fa riuscì a vincere contro Alessandro Olivi, indicato come favorito. E Rossi ha sempre detto che le primarie sono uno strumento che gradisce per la scelta dei leader. "Ma ora è tardi - afferma - però si potrebbero fare il 22 ottobre", il giorno dopo le elezioni, dice ironico. 

 

Non dice altro Rossi, ma fa capire molto. Il suo no alle primarie, nemmeno se fosse l'ultimo tentativo per tenere unita tutta la coalizione, significa una cosa: il suo nome è imprescindibile. Non è in discussione, non è negoziabile. Non lo è mai stato, ma da oggi è un dato politico da cui non si scappa.

 

Non lo dice, ma lo fa capire. Se la coalizione decidesse di scegliere un altro candidato al posto suo, il Patt non sarebbe più della partita, la coalizione non esisterebbe più. Le Stelle Alpine correrebbero da sole, naturalmente con Ugo Rossi candidato presidente. Stoicamente, sapendo di perdere le elezioni senza però perdere la faccia. 

 

Un passo indietro non è nemmeno preso in considerazione. Il presidente è lui, non ci sono alternative perché qualunque altro nome vorrebbe dire una sola cosa: rinnegare tutto quello che è stato fatto in questi cinque anni, sconfessare lui e la sua Giunta. Non sarebbe un rinnovamento, per gli autonomisti sarebbe un golpe

 

Non dice nulla Rossi, ma alla parola 'primarie' sorride. Alla domanda "cosa potrà mai succedere" allarga le braccia e dice: "Il presidente mi sembra ci sia già", come a dire che tutto il resto non ha alcun senso. Che se fosse anche solo il suo partito a sostenerlo andrebbe alle elezioni a testa alta, magari gridando al tradimento di chi l'ha abbandonato. 

 

Adesso le parole pronunciate ieri da Giuliano Muzio, segretario del Pd, sono ancora più chiare: "Se il tavolo della coalizione non trova una candidatura unitaria, partendo da quella di Ugo Rossi, si apre una fase nuova". Questo non significa semplicemente 'primarie', significa a quel punto che ognuno è per se stesso. 

 

Non a caso Muzio ha parlato di "anno zero" del centrosinistra trentino. Se l'Upt non ripiega sull'attuale governatore, e se il Pd non serra le fila attorno a Rossi, lo scenario è questo. Se ne prenda atto, inutile girarci attorno. 

 

Le conseguenze saranno dirompenti. Se si spacca tutto, l'Upt rischia di implodere: l'ala governativa sta ovviamente con il governatore, qualcuno guarda ai Civici e qualcun altro guarda a Ghezzi. Se ne va il Patt e si annulla l'Upt, potrebbe succedere anche questo.

 

La prospettiva della rottura della coalizione è talmente realistica che nel centrosinistra si sta già pensando al piano B. Si cerca il nome che possa unire tutti quelli che rimangono, a questo punto. Un'idea c'è, sussurrata a bassa voce: ritorna il nome di Giorgio Tonini, su cui potrebbe confluire anche Paolo Ghezzi, magari come assessore esterno. Un'idea buttata lì, fantapolitica forse, ma un'ipotesi su cui qualcuno spinge.

 

Ipotesi che non piace per niente ad alcuni nel Pd, che se non c'è Rossi proporrebbero volentieri anche se stessi. Alessandro Olivi potrebbe chiedere di considerare il suo profilo, ma anche Luca Zeni potrebbe farsi avanti. Il primo è stato il secondo arrivato della scorsa volta, e il secondo il primo in lizza se il passaggio del testimone fosse stato alla fine della prossima legislatura.

 

La fase delle strategie per tenere assieme tutti anche con la colla sembra stia finendo. Speriamo che la prossima fase, quella nuova di cui parla il segretario Muzio, sia politica, sia di contenuto, sia davvero volta a quel rinnovamento che tutti hanno invocato ma che nessuno ha finora praticato. 

 

 

 

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