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Punto nascite, i medici: ''Populismo e demagogia, i politici sono i primi a cercare i parti sicuri nei centri attrezzati''

L'intervista a Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici: "Nessuno considera i rischi, le angosce e i pericoli per i professionisti, ma anche per la madre e il nascituro. In caso di complicanza i politici in tribunale non si vedono, la colpa è dei professionisti"

Di Luca Andreazza - 12 ottobre 2018 - 06:01

TRENTO. "Questa è una materia prettamente tecnica. Poi giustamente è stato affrontato anche a livello politico e amministrativo, ma forse è scappato di mano e la Provincia ha un po’ sbagliato in termini di comunicazione", si parla della riapertura del punto nascite di Cavalese e le parole sono di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che aggiunge: "I criteri per garantire la sicurezza sono stringenti, decise da Stto-Regioni e se c'è la deroga non possiamo far altro che rispettare le decisioni, ma abbiamo una visione chiara del comparto da anni".

 

Dopo il via libera del Comitato nazionale è scattata la corsa per intestarsi la vittoria, dai festeggiamenti del Movimento 5 stelle ("Si comincia a rimediare alla gestione fallimentare della sanità in Trentino-Alto Adige") ai commenti più contenuti di Maurizio Fugatti ("Decisione arrivata dopo una forte collaborazione avuta negli ultimi mesi con le istituzioni trentine, le amministrazioni locali delle Valli di Fiemme, Fassa e Cembra'') (Qui articolo completo).

 

Le posizioni più caute, quelle dell'assessore Luca Zeni ("Non siedono politici ma medici. La decisione è stata presa dopo un lungo e articolato confronto tra la Commissione e l'Azienda sanitaria che, su mandato della Giunta, ha collaborato all'iter previsto per la verifica della possibilità della riapertura") e dell'associazione Parto per Fiemme (''Attendiamo l'apertura''). In controtendenza Piergiorgio Cattani di Futura (''L'inganno è palese. La qualità della sanità periferica non migliorerà''), così come alcuni medici che hanno commentato su Facebook sotto il nostro articolo (Qui articolo completo), in particolare Federico Busetti, che prende in considerazione anche la Germania, "prima economia europea, dove esistono persone che vivono a 200 o più chilometri dal primo ospedale vero e proprio".

 

"Un bel balletto e mi trovo abbastanza concorde con il candidato di Futura - commenta il presidente dei medici - alcune forze politiche hanno fatto leva su questo tema legato all'emotività più che altri, ma soprattutto hanno cercato consensi facili tra populismo e demagogia. Tutti si sbracciano e si vantano, senza però considerare i rischi, le angosce e i pericoli per i professionisti, ma anche per la madre e il nascituro".

 

Certo, deroga e via libera per il punto nascite sono sul tavolo, ma fino a quando non apre il condizionale è d'obbligo e il presidente dell'Ordine non nasconde alcune perplessità sulla possibile riattivazione del servizio e non risparmia critiche alla politica.

 

"La politica ricerca i voti sulla salute e sulle tutele dei pazienti - dice Ioppi - poi però gli esponenti delle forze partitiche sono i primi a cercare un parto sicuro nei grandi centri per se stesse oppure per le proprie compagne. Poi quando qualcosa va male, emerge una complicanza, non si vedono mai in tribunale: pagano sempre gli stessi e le responsabilità sono degli altri, professionisti e Azienda sanitaria in testa. Ma ormai non ci stupiamo di nulla: negli anni scorsi abbiamo assistito a numerose furberie. Ricordo quando hanno imposto la guardia medica attiva h24 e la Provincia aveva affermato che non c'erano problemi: avevano semplicemente conteggiato i professionisti di Trento e Rovereto anche per quelle zone scoperte e oggi paghiamo il conto".

 

E proprio la responsabilità si allaccia al discorso più ampio di sicurezza. "L'ente che eroga il servizio - spiega il numero uno dei medici - deve rispettare precisi criteri inderogabili. L'organizzazione deve essere ottimale per limitare il rischio di emergenza. I professionisti devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare e acquisire la necessaria esperienza".

 

In questo momento per riaprire il punto nascite mancherebbe il personale: "E' molto triste - evidenzia Ioppi - pensare di poter comprare impegno e responsabilità attraverso un aumento minimo di salario. L'ipotesi in Val di Fiemme è quella di assistere solo i parti fisiologici, che saranno tra i 100 e 150 all'anno, un numero troppo esiguo: il medico non cresce professionalmente e non migliora, oltre alla spesa di avere un'unità non pienamente occupata".

 

In fondo anche il parto naturale può presentare un grado, seppur minore, di rischio. "Esistono gli eventi imprevedibili e purtroppo i casi gravi e tragici di emorragia durante o dopo il parto non vengono considerati - prosegue il presidente - ma possono accadere perché il rischio non è mai a quota zero. Non basta la preparazione scientifica, bisogna avere l'esperienza di sapere gestire l'emergenza per evitare la morte di madre e nascituro, un futuro che si può interrompere improvvisamente".

 

A questo si aggiunge che gli indici demografici sono chiari, i tassi di natalità ritoccano puntualmente il record negativo, mentre la popolazione invecchia. "Le risorse - conclude Ioppi - sono limitate, i budget sempre più ristretti e le esigenze sempre maggiori. Una sala parto a Cavalese costa molto in termini di investimenti tra macchinari, manutenzioni di apparecchiature sotto utilizzate e professionalità che si disperde. Oggi certe malattie non possono essere curate se non attraverso il pagamento del ticket e i sostegni degli enti locali: bisogna valutare se si possono spendere soldi e risorse per un numero così limitato di interventi che possono essere gestiti bene e in altro modo". 

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