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A22, l'emendamento Conzatti proroga i tempi per il rinnovo della concessione. In attesa dell’accordo Trento e Bolzano si dividono quasi 30 milioni

Nel frattempo, grazie a un emendamento presentato dalla senatrice Conzatti, la commissione bilancio del Senato ha approvato una proroga per il rinnovo della concessione: “Soci pubblici e privati avanzino a Roma una proposta unitaria e forte”. Ora, enti territoriali e Roma avranno tempo fino al 30 giugno 2020 per trovare un accordo. Intanto Ghezzi attacca: “Intaccata le riserve straordinarie”

Di Tiziano Grottolo - 10 dicembre 2019 - 17:52

TRENTO. L’accordo ancora non si è trovato, d’altra parte la querelle sul rinnovo della concessione dell’Autostrada del Brennero si protrae da tantissimo tempo (articoli QUI e QUI), ma da Roma arrivano delle buone notizie, infatti proprio questa notte la commissione bilancio del senato ha approvato l’importante emendamento per la proroga della concessione A22. La prima firma sull’emendamento è della senatrice Donatella Conzatti, recentemente passata a Italia Viva: “Da oggi in poi è prioritario che la società e i soci pubblici e privati avanzino a Roma una proposta unitaria e forte, per ottenere il rinnovo della concessione”.

 

E qui i nodi vengono al pettine verrebbe da dire perché Trento, Bolzano e Roma non riescono proprio a mettersi d’accordo, le cifre sul piatto sono certamente importanti: basti pensare che il valore della patrimonializzazione di A22 tocca quota 810 milioni, mentre fra le disponibilità finanziarie ci sono 1,3 miliardi di euro, il tutto senza debiti. Con l’emendamento fatto approvare da Conzatti ci sarà tempo fino al prossimo 30 giugno 2020 per firmare l’accordo per la nuova concessione (valida 30 anni) fra stato ed enti pubblici territoriali, tenendo a mente che la Regione è l’azionista di maggioranza con il 32,2893%, mentre le province autonome di Trento e Bolzano detengono rispettivamente il 7,6265% e il 7,3969% delle quote (QUI l’elenco completo).

 

Inoltre, l’assemblea dei soci di Autostrada del Brennero Spa ha recentemente approvato, all’unanimità con la sola astensione di Infrastrutture Cis Srl, la proposta di distribuzione di una quota della Riserva straordinaria avanzata dal Cda. A partire dal 30 dicembre 2019. Pertanto, si procederà alla distribuzione agli azionisti di un dividendo straordinario di 42 euro per azione, per un totale di 64.449.000 euro, che saranno prelevati dalla Riserva straordinaria, la quale attualmente ammonta a poco più di 657 milioni.

 

L’amministratore delegato, Diego Cattoni, ha parlato di una distribuzione “sostenibile e ponderata sulla scorta di criteri di prudenza. La proiezione economica dell’esercizio 2019 di Autostrada del Brennero SpA – ha sottolineato Cattoni – evidenzia un’ulteriore leggera crescita rispetto al precedente, quanto alla sostenibilità del Piano economico finanziario legato alla nuova Concessione essa non viene in alcun modo pregiudicata da questa distribuzione straordinaria”.

 

Ciò significa che l’ente Regione incasserà circa 20,6 milioni (che girerà a sua volta alle due province autonome) mentre Trento e Bolzano, considerando quote azionarie e ripartizione della Regione, potranno contare su circa 15 milioni di euro in più. Su questo però sembrerebbe che il presidente della Pab Arno Kompatscher abbia “tirato il freno” sottolineando come questa operazione dovrà bastare anche per il prossimo anno, affermazione che vedrebbe d’accordo anche lo stesso Maurizio Fugatti, presidente della Pat.

 

L’operazione però non piace nemmeno alle minoranze in consiglio provinciale: “Inquietante che l’azionista di maggioranza Regione, con le Province di Trento e Bolzano, vada a far cassa sull’A22 – attacca il Paolo Ghezzi di Futura – intaccando comunque quasi il 10% della riserva straordinaria, in assenza di qualsiasi ragionamento strategico sull’Autobrennero”. Un tema, che secondo l’accusa di Futura, è stato totalmente ignorato dal presidente della giunta regionale Kompatscher nel suo intervento in aula sul bilancio preventivo della Regione, “intervento affetto dal fugattismo, niente visione, solo gestione di basso profilo che già condiziona, in negativo, le scelte di bilancio della Provincia di Trento – spiega Ghezzi che poi conclude – speriamo che l’Autobrennero sopravviva allo smantellamento della Regione”.

 

Al netto delle polemiche sull’operazione di liquidazione, sul tavolo delle trattative fra enti territoriali e stato, rappresentato dalla ministra alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli, restano due soluzioni percorribili, la prima, prevede che la futura società concessionaria sia partecipata interamente dai soci pubblici (come disposto dalle norme attuali) e propone di trovare un meccanismo che qualifichi con certezza la natura giuridica del fondo ferrovia, al fine di permettere la liquidazione dei soci privati. La seconda soluzione invece, punta al mantenimento dei soci privati all’interno della compagine societaria. Rispetto a questa prospettiva però, è necessario ottenere il via libera della Commissione europea, la quale dovrebbe certificare la coerenza dell’operazione con la normativa europea.

 

Tutti i soci pubblici condividono comunque l’urgenza di trovare presto una soluzione, nonché l’assoluta necessità di evitare che la concessione sia messa a gara, per poter garantire la rapida messa in moto dei rilevanti e cruciali investimenti previsti dal Piano economico finanziario, tra cui 1,7 miliardi per le opere ferroviarie legate al Bbt e più di 4 miliardi per le opere viabilistiche e di miglioramento della tratta autostradale. Il Ministero ha manifestato l'intenzione di svolgere nei prossimi giorni le opportune verifiche sulla fattibilità tecnico-giuridica delle due ipotesi, anche attraverso una eventuale interlocuzione con gli Organismi europei, una risposta in tal senso dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Mentre per la conclusione delle trattative, dopo l’approvazione “dell’emendamento Conzatti”, ci sarà tempo fino al prossimo 30 giugno 2020.

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