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Bonus bebè e taglio alla cooperazione, cinque storie dove il ''prima i trentini'' crea disparità anche per i trentini

Paolo Ghezzi in aula con cinque esempi spiega la sua contrarietà ai provvedimenti contenuti nella manovra di assestamento: dalla storia di Maurizio di Avio che per sette anni ha vissuto in Australia a quella di Milena di Perugia che ha scelto la Val di Fiemme anche per il nuovo punto nascite, dalla tirolese Ulli che vuol mettere su famiglia con il cembrano salvinista Fabio per ripopolare le zone di montagna ai trentino tunisini Rami e Karima

Di Luca Pianesi - 23 luglio 2019 - 18:49

TRENTO. In C'era una Volta in America i protagonisti del capolavoro di Sergio Leone entravano in ospedale e spostavano culle e targhette dei neonati cambiando le sorti dei piccoli nascituri. ''Chi va a star bene e chi va a star male'', spiegavano tra di loro. Un destino simile capiterà negli ospedali trentini nei mesi a venire: bambini venuti al mondo nello stesso posto, in provincia di Trento, nello stesso ospedale, negli stessi giorni, da genitori che risiedono e lavorano nella stessa città e magari per le stesse aziende, avranno un percorso differente per una scelta della politica.

 

E così dal trentinissimo Maurizio che dopo 7 anni di lavoro all'estero decide di tornare a vivere in Trentino e fare figli nella sua terra natia senza però avere la possibilità di accedere al bonus bebè, si arriva alla tirolese Ulli, innamorata del cembrano salvinista Fabio che partorisce a Grumes due bambini trentintirolesi che però non saranno mai aiutati dalla loro amministrazione perché meno trentini dei loro coetanei trentini.

 

Dalla perugina Milena che sceglie la Val di Fiemme per fare i suoi bambini perché c'è il nuovo punto nascite ma non otterrà gli incentivi per il sostegno alla natalità a Rami e Karima, coppia trentino-tunisina che risiede in provincia da oltre 7 anni ma in Italia da meno di 10 e che, per questo, non avrà accesso ai fondi per i loro figli trentini; e poi c'è la suora Irma, 73enne di Livo in Val di Non che dovrà spiegare perché non ci saranno più fondi per costruire pozzi in Uganda perché il capo leghista del Trentino non vuole più spendere 5 centesimi pro capite al giorno per ''aiutarli a casa loro''.

 

Cinque esempi portati in aula dal consigliere provinciale Paolo Ghezzi per spiegare come il concetto del ''prima i trentini'' sia labile e astratto e che l'assestamento di bilancio ''a caratterizzazione sociale'', come lo ha definito ieri Fugatti, sia ''una manovra a socialità limitata che propone un Trentino più piccolo e più solo''. Queste le parole usate dal consigliere di Futura per descrivere quel che definisce ''il taglio dello 0,25% alla cooperazione internazionale, le tagliole dei 10 anni in Italia e dei 5 in Trentino per il bonus figli, la pasticciata controriforma della scuola ad uso Lega infilata in una legge finanziaria (con tanto di clamoroso errore messo nero su bianco nel discorso del presidente della Pat QUI ARTICOLO)''. 

 

Ghezzi, in consiglio provinciale, pur annunciando un giudizio negativo sul ddl. 21, si è augurato che la giunta provinciale sia disposta ad accogliere alcuni degli emendamenti migliorativi presentati dal gruppo: garanzie precise per i progetti di cooperazione internazionale, bonus figli esteso, esenzione Icef del lavoro delle donne, rinuncia allo pseudosovrintendente scolastico strumento dell'assessore, ripristino dei contributi ai rifugi Sat, rotazione degli incarichi esterni per i progetti delle opere pubbliche.

 

Per esemplificare le ingiustizie prodotte dal "prima i trentini", Ghezzi ha raccontato 5 storie emblematiche che potrebbero accadere. Eccole per capire cosa potrà succedere nei prossimi anni:

 

 

 

PRIMA STORIA. 

"Nel gennaio 2020 Maurizio, 29 anni di Avio, torna in Trentino dopo 7 anni di Australia, durante i quali ha fatto il cameriere, il promoter e il maestro di surf. Ritorna con una biondissima moglie australiana, Laura, pronipote di trentini di Sabbionara da parte di padre, lettone da parte materna, incinta al terzo mese. Si stabiliscono ad Arco perché è vicino al lago di Garda e hanno saputo che la giunta Fugatti vuole riaprire anche lì il punto nascita. Presi dall'entusiasmo per la nuova residenza trentina, il primo luglio 2020 lei partorisce due gemelli (a Rovereto).

 

Maurizio di Avio, bis-papà felice e fiero, corre allo sportello dell'Agenzia della famiglia, dove gli spiegano che i due gemelli, Alex e Sam, gli frutterebbero 220 euro al mese per tre anni e mezzo, per un totale di 9.240 euro nel periodo. Niente male: peccato che il papà trentino Maurizio avrà invece zero euro, perché la regola "prima i trentini" del suo compaesano Fugatti impedisce alla nuova famigliola trentina di godere del beneficio, perché né Maurizio né Laura hanno i 5 anni di residenza continuativa in Trentino negli ultimi 10. Euro zero invece che euro 9.240. Ecco come il "prima i trentini" finisce per creare, in modo miope e anti-inclusivo, molti trentini meno uguali degli altri".   

 

SECONDA STORIA.   

"Milena, insegnante perugina specializzata in Baci, sposata con un pasticciere marsicano, tre bellissimi bambini di 7, 5 e 3 anni, dopo una convincente supplica al nuovo intendente-attendente scolastico di Bisesti, ottiene il trasferimento all'Istituto Rosa Bianca di Cavalese a partire dal settembre 2019. Anche perché ha saputo che c'è un bellissimo punto nascita appena riaperto con vista sulle Dolomiti patrimonio Unesco e lei, cattolica convinta, vuole emulare la prima presidente donna della Commissione europea Ursula von der Leyen e aggiungere dunque altri 4 bambini ai primi tre, per raggiungere il magico numero di 7.

 

Solo però a partire dal settembre 2024 potrà usufruire del bonus bebè, perché avrà raggiunto i 5 anni di residenza in Trentino. Gli assegni speciali, dunque, se nei 5 anni sarà riuscita a mettere al mondo altri 3 figli, li percepirà per soli 4 mesi, per un totale di 1680 euro (100 al mese per il primo, 120 per il secondo, 200 per il terzo figlio), perché a fine 2024 scade il periodo straordinario del bonus bebè Fugatti. Fosse stata una "trentina trentina", già residente quassù da almeno un quinquennio, e non una "trentina e basta", Milena e la sua famiglia numerosa avrebbe incassato (nel caso di figli nati il 1° luglio 2020, il 28 febbraio 2022, il 31 ottobre 2024) rispettivamente 200 euro per 54 mesi, 200 euro per 34 mesi, 200 euro per 2 mesi, un totale di 18mila euro. Il differenziale tra una mamma trentina-trentina e la signora Milena, trentina troppo recente e dunque meno uguale delle altre, è una perdita di 16.320 euro".

 

TERZA STORIA. 

"Ulli, maestra di sci 27enne di Schwaz in Tirolo, innamorata di Fabio, cembrano 45enne, salvinista della prima ora, che dopo 6 anni di lavoro a Verona, dove aveva trasferito la residenza, vuole tornare - obbedendo al richiamo di Fugatti - a ripopolare la montagna trentina ristrutturando la casa natale di Grumes, partorisce il suo primo figlio l'11 settembre 2021, il secondo il 17 maggio 2023. Ugo e Giorgio sono trentinissimi, anzi trentintirolesi purosangue, nati in Trentino da residenti in Trentino, rinsanguano il popolo cembrano e trentino, ma non si guadagnano i bonus bebè previsti per i genitori più uguali degli altri: 6.180 euro a zero".

 

QUARTA STORIA.

"Rami e Karima, coppia trentino-tunisina residente in Italia, in provincia di Trento, a Bedollo, da 7 anni e 11 mesi, due figli trentini nati nel 2017 e nel 2019, non hanno diritto al bonus bebè. Zero. Il terzo bambino, venuto alla luce il 26 giugno 2020, comincerà ad essere "premiato" con 200 euro al mese solo dal febbraio 2022, quando i genitori avranno raggiunto i 10 anni di permanenza in Italia e lui avrà un anno e mezzo. I suoi coetanei trentini-trentini, terzi figli come lui, nel frattempo hanno messo insieme un tesoretto di 3600 euro ciascuno".

 

QUINTA STORIA.

Irma, suora 73enne di Livo in Val di Non, il paese di Alex Zanotelli e di Giulia Zanotelli, da 44 anni in Uganda, viene informata che la giunta provinciale di Trento ha deciso di interrompere i progetti di realizzazione dei pozzi della ong che lavora nei villaggi dove lei svolge assistenza sociosanitaria. Alla gente che le chiede il perché, deve rispondere: il capo del Trentino non vuole più spendere 5 centesimi pro capite al giorno per persone non residenti in Trentino, che non conosce neppure.

 

Quei soldi li vuol dare agli studenti trentini, perché paghino qualche euro in meno la tessera dell'autobus. All'acqua potabile per i bambini africani Fugatti ci penserà eventualmente nel 2020, purché - secondo i nuovi criteri di finanziamento definiti dall'assessore tecnico Spinelli - il progetto di cooperazione umanitaria sia affiancato da un piano marketing di penetrazione di imprese trentine dell'acqua minerale tra gli ugandesi ad alto reddito e tra i diplomatici residenti a Kampala". 

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