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Case Itea e sfratto del nucleo famigliare, NUdM: “Attacco alle donne che vogliono denunciare le violenze dei compagni”

Non Una di Meno lancia l'allarme: "Con questo provvedimento nessuna donna maltratta che vive in casa Itea denuncerà il suo compagno con la prospettiva di ritrovarsi in strada, ancora più vulnerabile". Intanto però la Giunta Fugatti però tira dritto e fa approvare l'emendamento in Quarta commissione

 

 

Di Tiziano Grottolo - 25 novembre 2019 - 17:14

TRENTO. Il tanto discusso articolo 14 attraverso cui si introducono misure di restrizione all'accesso e alla permanenza all'interno degli alloggi Itea è stato approvato pochi giorni fa in Quarta commissione, ma le polemiche attorno al provvedimento non accennano a fermarsi.

 

Dopo i dubbi circa l’incostituzionalità e l’opportunità del disegno di legge sono già stati sollevati dal segretario della Cgil Franco Ianeselli (QUI articolo) e dal consigliere Dem Luca Zeni (QUI articolo) ora arriva l’attacco frontale del movimento femminista di Non una di Meno accusa senza mezzi termini: “Eliminare dalle assegnazioni delle case Itea non solo chi viene condannato da sentenza penale ma anche i componenti del nucleo famigliare, è un atto patriarcale e classista volto inevitabilmente a colpire donne e bambini”.  

 

In particolare l’articolo 14 propone che chi ha subito condanne, superiori ai 5 anni, o per una serie di altri reati non possa fare richiesta di un alloggio Itea per almeno 10 anni. Ma lo stesso dispositivo prevede un’ulteriore aggravante ovvero prevedendo la revoca dell’alloggio a chi verrà riconosciuto colpevole ed estendendo questo principio anche all’intero nucleo famigliare. “L'articolo può scuotere le coscienze ma va anche a tutela del vicinato, perché c'è il rischio di un uso illecito o immorale degli alloggio” ha argomentava la leghista Mara Dalzocchio.

 

Di tutt’altro avviso le attiviste di NUdM: “Oltre ad essere un esercizio di potere totalmente arbitrario, è un ulteriore attacco alle donne che vogliono denunciare le violenze dei compagni. Proprio oggi – sottolineano – giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, i dati sono allarmanti”.

 

E in effetti il provvedimento Fugatti è scritto in termini così vaghi che potrebbe generare delle situazioni grottesche, ad esempio una donna vittima di violenza, una volta allontanato il marito potrebbe vedersi sfrattare comunque dal suo appartamento.

 

“È questo il modo con cui la Giunta Provinciale intende sostenere concretamente le donne che tentano con fatica di allontanarsi da situazioni familiari violente?” si domandano in maniera retorica le attiviste. Il pericolo afferma NUdM è che questa norma affossi definitivamente la possibilità per una donna di far allontanare il compagno violento e restare quindi in un alloggio sicuro, tutelando così anche figlie e figli. Infatti è improbabile che una donna maltrattata che vive in casa Itea a questo punto denunci il suo compagno, dal quale nella maggior parte dei casi dipende anche economicamente, con la prospettiva di ritrovarsi in strada, ancora più vulnerabile.

 

“Questa è l’ennesima presa di posizione scellerata da parte di una giunta che ha tracciato in modo chiaro quale sia la sua direzione: lontana dalla realtà, dai bisogni della comunità che amministra, volta solo a portare avanti ciecamente ideologie molto pericolose – l’affondo di NUdM che poi conclude – ci chiediamo davvero se le consigliere ed i consiglieri provinciali si rendano conto delle gravi conseguenze del loro operato, sia dentro le istituzioni che fuori, dato che a quanto pare alcuni di loro appaiono sorridenti davanti a torte sessiste, pure rivendicate con un linguaggio violento”.

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