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I cacciatori evocano scenari apocalittici. Le associazioni replicano: “Chi partecipa alle nostre uscite non parla del lupo con paura”

Dal cacciatore che si impressiona vedendo la carcassa di un animale sbranato dai lupi a chi ha viaggiato per diversi chilometri per poter partecipare a uno dei rarissimi eventi informativi sul tema del lupo passando per chi evoca scenari apocalittici e chi dice che "la gente arriva apposta sperando di vedere il lupo". Ecco tutte quello che è stato detto alla serata di Ala sulla convivenza con il grande carnivoro

Di Tiziano Grottolo - 07 novembre 2019 - 19:43

ALA. Messi da parte i tecnici (QUI l’articolo per conoscere vita morte e nessun miracolo ma solo la natura del lupo) a prendere parola sono state le associazioni locali, la politica ma anche l’appassionato nonché massimo esperto del branco fassano Paolo Scarian (arrivato fin qui dalla Val di Fiemme per partecipare alla serata).

 

Sala gremita da tutto esaurito con persone che si sono dovute accomodare sulle scalinate, per quanto riguarda il pubblico possiamo dire che era equamente diviso tra sostenitori della convivenza fra uomo e lupo, detrattori e chi è arrivato semplicemente per farsi un’idea più chiara sul grande carnivoro. Quello andato in scena ad Ala è stato uno dei rarissimi incontri ufficiali sul tema, visto che le occasioni di confronto (fino ad ora) sono state praticamente bandite dalla Giunta, che fra le altre cose ha abolito “per nostra decisione” dice l’assessora Giulia Zanotelli, la presentazione pubblica del rapporto sui grandi carnivori. Ovviamente si potrebbe replicare, e in effetti è stata proprio la giustificazione utilizzata, che “Il rapporto grandi carnivori lo trovate pubblicato su internet” ma va da sé che non è la stessa cosa, soprattutto per chi si vanta spesso di essere “vicino al popolo”.

 

Una premessa utile prima del fischio d’inizio, giusto per delimitare il campo di gioco: stando a quanto riportato dai tecnici della Pat (erano presenti gli uomini del servizio forestale Tommaso Borghetti e Daniele Asson e il coordinatore settore grandi carnivori del servizio foreste e fauna della Pat Claudio Groff), la convivenza con il lupo è possibile, lo dimostrano i dati. Laddove sono state adottate le misure di prevenzioni gli attacchi si sono azzerati. Certo bisogna perlomeno montarle nel modo corretto, ma come si dice, con la pratica non si può che migliorare e gli strumenti offerti dalla Pat, tra risarcimenti e contribuiti ci sono tutti. Come confermato dai forestali: “Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, l’entità dei danni si è molto ridotta, ad oggi si contano solo 35 episodi con circa 34mila euro indennizzati”.

 

Sfatiamo anche una bufala: il lupo in Trentino ci è arrivato da solo, al contrario di quanto sosteneva Maurizio Fugatti che affermava di non credere “alla barzelletta” (sic!) del lupo tornato spontaneamente nel territorio di Ala, lasciando intendere che dietro al suo arrivo ci potesse essere chissà quale macchinazione. Ma c’è anche una buona notizia, il tempo è galantuomo, e stando a quanto riferito da Bepi Pinter della Sat, l’attuale presidente della Pat si sarebbe ravveduto ammettendo l’errore.

 

Ad ogni modo pronti via, il primo ad intervenire è Mario Zomer in rappresentanza degli allevatori alensi che ha sottolineato i risultati positivi ottenuti con la sperimentazione del recinto elettrificato fornito dalla Pat: “Nel 2018, come allevatori abbiamo deciso di costruire un recinto definitivo, significa recintare un appezzamento di circa 18 ettari, 21 chilometri di filo elettrificato piazzati anche con l’aiuto dell’amministrazione di Ala”.

 

Per prevenire le predazioni gli allevatori si sono attivati con i recinti, ricorda Zomer, ma se fossero chiamati a stabilire se il lupo sia una risorsa o un problema dimostrano di non avere dubbi: “Per noi la presenza del lupo è un problema”. Non solo per quanto riguarda i danni diretti – che ricordiamo noi la Pat risarcisce al 100% senza franchigie – ma a venir meno è anche la tranquillità del pascolo, insomma gli allevatori non sono più tranquilli, hanno paura. Più che comprensibile anche alla luce dell’ultima campagna elettorale giocata sulla demonizzazione di questo animale (che già prima nell’immaginario comune non godeva di una grandissima fama). Perché se la politica ha gioco facile nel soffiare sul fuoco più difficile è spegnerlo una volta arrivati alle leve del potere.

 

1 a zero per i detrattori del lupo, applausi in sala.

 

Il secondo turno spetta a Stefano Tomasi, sezione cacciatori di Ala. Tomasi la prende larga lavorando ai fianchi, descrivendo nel dettaglio l’apporto che i cacciatori danno per la conservazione dell’ambiente, “la riserva di Ala, con i suoi 12mila ettari, è una delle più estese del territorio”.  Le carabine alensi sono impegnate da tempo nella gestione della specie cervo “portata come esempio anche al di fuori del Trentino”.

 

Venendo al nocciolo della questione “Per noi cacciatori è difficile esprime una posizione perché sia noi che il lupo siamo interessati alla fauna selvatica”, dice Tomasi che rivendica “la grande attenzione e il rispetto per la presenza di questo animale”. Ma dietro a quella che sembra una posizione conciliante si nasconde un duro attacco, il primo colpo è per i forestali “devo smentire i dati del nostro Borghetti” dice Tomasi, anche se poi ascoltando quanto ha da riferire sul numero dei branchi, nella sostanza, i suoi dati sembrerebbero confermare quelli offerti da Borghetti.

 

Stando a quanto riportato dal rappresentante dei cacciatori l’impatto del lupo sugli ungulati selvatici sarebbe importante “in particolar modo, dalle informazioni fin ora in nostro possesso, sul camoscio e sul capriolo – l’onere della prova però è un optional – ma la domanda che voglio porre – riprende Tomasi – senza preconcetti ideologici, non è legato a quanti caprioli o camosci mangia il lupo, ma su quale sarà il futuro della montagna?”.

 

Tomasi poi rincara la dose: “Manca una prospettiva a lungo termine che tenga conto non solo delle norme protezionistiche ma anche della storia e delle tradizioni e della cultura della nostra montagna, nonché della realtà economica e sociale dei territori rurali. Mi rammarica sentire che le linee di gestione del territorio sono fatte quasi unilateralmente da una piccola frangia animalista”. Pure quest’ultima affermazione, lascia quantomeno perplessi, evidentemente gli animalisti sono un po’ come gli andreottiani, tanti e insospettabili, visto che nella giunta nessuno si è ancora scoperto. Qui la cosa più interessante sarebbe capire se Tomasi sta parlando di Zanotelli, di Fugatti o dei tecnici della Pat, ma probabilmente non lo sapremo mai.

 

Tomasi evoca scenari quasi apocalittici “con il lupo non gestito è impensabile che tutto rimanga com’è adesso – spiega – la protezione ad oltranza del lupo porta con sé il rischio di perdere l’ambiente montano che caratterizza il nostro territorio”. Infine l’ultimo affondo: “come cacciatori abbiamo percepito un allontanamento delle istituzioni, in particolare della sezione forestale di Ala, mi auguro che questo atteggiamento possa cambiare”. Brusio in sala, queste parole pesano e sicuramente lasceranno il segno.

 

Seppur con il dubbio sulla “regolarità” di alcune informazioni questo fa 2 a zero per chi non ha in simpatia il grande carnivoro. Nuovi applausi, i cacciatori in sala ci sono e vogliono farsi sentire. L’assessore Gatti che modera la serata ci tiene a ricordare che il dibattito è aperto senza che vi siano censure, e questo possiamo assicurare, lo si era capito.

 

Dopo allevatori e cacciatori la palla passa alle associazioni che aprono con la Sat e gli interventi di Bepi Pinter e Marta Gandolfi. Pinter, quasi a sottolineare l’eccessiva enfasi di chi l’ha preceduto afferma: “Quando si usano le parole bisogna farlo bene”. Per prima cosa la Sat fissa dei punti fermi: “Operiamo da sempre in favore dell’ambiente montano, al tempo stesso consideriamo sacrosanti i risarcimenti per gli imprenditori colpiti auspicando al contempo che gli investimenti in opere di prevenzione”. Anche sul ritorno del Lupo in queste zone la Sat si è sentita in dovere di esprimere la sua posizione cercando un equilibrio scevro da isterie e allarmismi.

 

“Conosciamo bene i problemi e le criticità di con convive con questi grandi carnivori ma spesso non sono state considerate le evidenze scientifiche – prosegue Pinter – su lupi e orsi si è detto di tutto e di più, hanno trovato spazio le teorie più strane ma la verità prima o poi emerge”. Anche per questo la Sat chiede che venga ripristinata la presentazione pubblica del dossier sui grandi carnivori e riconvocato il tavolo di comunicazione con le associazioni. “Non bisogna avere paura di informare – conclude Pinter – qualsiasi atto censorio non è un atto di forza al contrario, può essere interpretato come segno di debolezza”.

 

Chi ha orecchie per intendere intenda, giudicando dagli applausi, scroscianti, il messaggio è stato compreso e condiviso. 2 a 1 palla al centro. Marta Gandolfi, della Commissione tutela ambiente montano della Sat ha ricordato invece l’importanza di un’informazione oggettiva “In montagna non si deve andare intimoriti, in montagna si va informati e consapevoli”.

 

Dopo la Sat ha parlato anche Roberto Zendri dell’associazione NaturAla, che si occupa di fotografia, e indovinate un po’ qual è la “preda fotografica” più ambita? Ovviamente il lupo. “Laddove il fenomeno è monitorato ci si può convivere” ha tagliato corto il presidente di NaturAla.

 

Dello stesso avviso anche il presidente della Proloco di Ala, Stefano Gaiga, “La gente che partecipa alle nostre uscite naturalistiche non parla del lupo con paura, specialmente i bambini affrontano la cosa con curiosità che è più forte della paura”.

 

Conti alla mano fa 3 a 2 per chi propone un modello di convivenza fra uomini e lupi, almeno per quanto riguarda le associazioni di Ala direttamente coinvolte Ma mettendo da parte questa semplificazione dopo gli interventi delle realtà del territorio è stato il turno del sindaco Claudio Soini che ha ricordato come l’amministrazione sia vicina ad entrambe le posizioni, impegnandosi a continuare con i momenti d’informazione.

 

Dopodiché è arrivato l’intervento, forse più atteso, quello dell’assessora Giulia Zanotelli, a dire il vero rimasta piuttosto in disparte fino a questo punto dell’incontro, limitandosi a recitare un copione già visto e sentito più volte: “Nessuno vuole creare allarmismi ma gli avvistamenti anche nei centri abitati creano preoccupazione”. La Pat sta lavorando per realizzare un incontro con tutte le regioni dell’arco alpino interessate dalla presenza dei grandi carnivori, “per fare pressione a Roma e per portare avanti le istanze del mondo degli allevatori”.

 

Tra le intenzioni della Pat c’è quella di arrivare, di comune accordo con Bolzano, alla stesura definitiva del piano per la gestione dei grandi carnivori da presentare all’Ispra “non è un percorso semplice ma arriveremo a un programma definitivo, nel frattempo continueranno i tavoli con le categorie economiche così come continueranno i finanziamenti”. Zanotelli vuole mano libera nella gestione dei grandi carnivori “la possibilità per agire nei confronti orsi o lupi problematici”, anche se ammette: “dall’esperienza che abbiamo avuto sul tema dei grandi carnivori possiamo dire che non si smette mai di imparare e che dietro l’angolo si può nascondere l’imprevisto”. Per maggiori informazioni chiedere a M49-Papillon.

 

Infine c’è stato spazio anche per le domande fra gli interventi meritevoli di menzione c’è quello dell’esperto di lupi, nonché fondatore del gruppo Facebook “Fiemme e Fassa il ritorno del lupo” Paolo Scarian che ha posto l’accento sulla scarsa informazione promossa dalla Provincia fino a questo momento (ricordiamo che questa iniziativa è stata promossa dall’amministrazione comunale di Ala).

 

Scarian ha ricordato come non ci si ancora un’adeguata informazione sui lupi, “compito che spetterebbe alla provincia” colpevole inoltre di “fomentare paura infondate”. Su questo punto è stato citato proprio il caso delle “ronde antilupo” attivate sulla scia dell’esaltazione di un presunto pericolo pubblico e per garantire la sicurezza dei cittadini, quando però, sono proprio questi ad attirarli e ad avvicinarli offrendo loro del cibo (QUI articolo).

 

L’esperto di lupi ha dunque domandato “se non fosse arrivato il momento per la provincia di cambiare direzione affrontando, oltre alle problematiche degli allevatori, anche quelle legate a una corretta informazione. E perché no ripristinare il rapporto grandi carnivori”.

 

L’assessora Zanotelli ha replicato: “Il rapporto grandi carnivori non è stato censurato, è pubblicato online” confermando poi che questa è stata una scelta della giunta e che si stanno vagliando ulteriori modalità sulla possibilità di fare informazione. “Ma – ha specificato l’assessora – è compito della provincia portare avanti le relazioni e stendere i piani di comparto, anche in base al programma elettorale sui grandi carnivori”.

 

Sempre su questa questione Scarian fa sapere di aver “strappato” all’assessora la promessa di organizzare una serata dello stesso tipo anche in Val di Fiemme. Zanotelli si sarebbe detta disponibile purché avvisata con un minimo di preavviso.

 

Ad intervenire c’è stato anche un cacciatore della zona che, foto di un ungulato alla mano, grida allo scandalo “perché non mostrate anche queste macabre immagini nelle vostre diapositive”, potrebbe essere il ritorno dei detrattori ma l’azione è fermata per fuorigioco, che come fa notare Groff: le immagini delle predazioni c’erano eccome, detto ciò è difficile immaginarsi un cacciatore (che agli animali spara, li eviscera e li squarta per recuperarne carne e trofei) impressionato alla vista di un carcassa sbranata da un lupo.

 

Da parte nostra abbiamo chiesto di rendere conto sul lupo trovato nell’Avisio con zampe e testa mozzate: ci è stato risposto che da quanto ha potuto constatare il veterinario l’animale risultava pluritraumatizzato con molte ossa spezzate. Ciò fa propendere per l’ipotesi che si sia trattato di un investito e che poi qualcuno abbia mutilato l’animale “Pur essendo di fronte a un atto illegale – spiegano Groff e Zanotelli – non c’è certezza che si tratti di un atto di bracconaggio”. Comunque fanno sapere che le autorità preposte stanno ancora indagando sulla vicenda.

 

La conferenza è stata molto partecipata, nonostante le 3 ore di dibattito le persone sono rimaste attente e coinvolte, senza che si registrassero tensioni e la discussione è proseguita nel totale rispetto di tutte le parti coinvolte, segno che quando l’informazione è fatta nel modo corretto vincono tutti.  

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