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“Mentre noi eravamo al lavoro Salvini era in spiaggia a pensare come fregare tutti”, Di Maio sbatte la porta in faccia al leder leghista

La crisi di governo sembra sempre più inevitabile, i big del M5S respingono i tentativi di riconciliazione di Salvini che chiama a raccolta il suo popolo “Tenete il telefono acceso, perché se ci sarà da scendere in piazza per salvare l’Italia, la libertà e la democrazia ci saremo”. Domani Conte in Senato per affrontare la mozione di sfiducia presentata dalla Lega

Di Tiziano Grottolo - 19 agosto 2019 - 12:04

ROMA. Sono ore convulse quelle che precedono l’intervento al Senato del Presidente del consiglio Giuseppe Conte, previsto per domani, quando verrà affrontata la mozione di sfiducia presentata dalla Lega.

 

Sono passati undici giorni da quando Matteo Salvini ha aperto la crisi di governo, nel mezzo c’è stata una prima votazione per la calendarizzazione della mozione di sfiducia (dove Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia sono andati sotto), varie ipotesi di accordo tra Democratici e 5 Stelle, ma anche un tentativo di Salvini di riappacificarsi con i suoi ex-alleati di governo.

 

Abboccamento rispedito subito al mittente, proprio l’altro giorno i big del Movimento si sono riuniti per trovare una posizione comune ed elaborare una strategia per uscire dall’impasse politica.

 

A questa riunione hanno preso parte il leader Di Maio, Grillo, Casaleggio, il presidente della camera Fico, Di Battista, Taverna e tutti i capigruppo.

 

“Chi sapete voi (non voglio nemmeno nominarlo) ha sfiduciato il governo chiedendo di tornare al voto in pieno agosto, pugnalando alle spalle non solo il Movimento 5 Stelle ma il Paese – ha affermato il ministro del lavoro Luigi di Maio – quando ha capito di aver fatto un disastro è tornato sui suoi passi, iniziando ad offendere il sottoscritto e il Movimento”.

 

Secondo la ricostruzione del ministro del lavoro nemmeno Berlusconi si fiderebbe più di Salvini e per questo lo avrebbe scaricato: “La verità – ha ripreso Di Maio – è che un governo c’era, era forte e quel qualcuno l’ha buttato giù per rincorrere i sondaggi, mentre i ministri del Movimento 5 Stelle erano al lavoro, lui era in spiaggia a pensare come fregare tutti”. Parole dure che alzano un muro contro il possibile riavvicinamento paventato i questi giorni tra Lega e Pentastellati.

 

Probabilmente anche un altro fattore è stato decisivo per far prendere agli eventi questa piega, l’apertura di Matteo Renzi al Movimento 5 Stelle infatti, ha sicuramente rotto le uova nel paniere a Salvini che  era convinto di cogliere tutti di sorpresa (come peraltro avvenuto) e di andare subito a votare.

 

Non aveva tenuto conto però di un possibile accordo tra Dem e 5 Stelle, ipotesi questa che se da un lato resta ancora distante dall’altro nessuno ha respinto con forza, inoltre fonti interne ai partiti riferiscono di vari incontri per tastare il terreno. Resta da capire cosa deciderà di fare Zingaretti che fin ora si è tenuto in disparte.

 

Nel frattempo il leader leghista ammette di non avere i numeri per fermare quello che definisce “Il governo arlecchino” e continua il suo tour delle spiagge italiane.

 

A Marina di Pietrasanta intervistato da il direttore de il Giornale Alessandro Sallusti, il primo argomento sviscerato sono state le accuse lanciate da Saviano. Al solo sentir nominare lo scrittore il pubblico s’infiamma e con dei sonori cori di disapprovazione si prende la scena.

 

Salvini, lo ha dimostrato più volte, ha dalla sua parte uno zoccolo duro di elettori pronti a sostenerlo in qualsiasi situazione, bisognerebbe capire in che misura Salvini è pronto ad appoggiare le richieste dei suoi sostenitori.  

 

Ad un certo punto dell’intervista una voce dal pubblico ha sovrastato le altre: “Mandiamo in galera i giudici”, ha urlato qualcuno, ma nessuno si è scomposto Salvini e Sallusti hanno fatto finta di niente, anzi, dal resto del pubblico sono partiti gli applausi.

 

A margine del comizio, rivolgendosi ai presenti, il capo del ministro dell’interno, ente che in Italia è preposto al mantenimento dell’ordine pubblico e alla vigilanza sul regolare svolgimento delle consultazioni elettorali, ha chiamato a raccolta i suoi: “Tenete il telefono acceso, perché se ci sarà da scendere in piazza per salvare l’Italia, la libertà e la democrazia ci saremo”.

 

Questo il clima a dir poco infuocato nel quale domani si terrà la discussione in Senato, Di Maio ha promesso che il suo movimento sarà al fianco del presidente del Consiglio Conte, che da parte sua pare intenzionato a non fare sconti come dimostrato con la lettera al vetriolo indirizzata a Salvini e pubblicata nei giorni scorsi.

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