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Reddito di cittadinanza, Fugatti attende le decisioni di Roma. Rossi: ''Se ci limitiamo a recepire le leggi nazionali non ha senso l'autonomia''

La giunta vuole introdurre anche in provincia i 10 anni di residenza in Italia (e tre in Trentino). La riduzione della platea dei beneficiari, soprattutto stranieri, porterebbe a un risparmio di 3,4 milioni. Olivi: "Questi si dimenticano che le politiche sociali sono prerogativa della nostra specialità. Infatti Kompatscher sta valutando di impugnare il decreto"

Di Donatello Baldo - 06 febbraio 2019 - 05:01

TRENTO. L'ex governatore Ugo Rossi lo dice chiaro, e nell'aula del Consiglio provinciale si rivolge direttamente a Fugatti: "Il presidente di una Provincia autonoma dovrebbe far valere sempre le prerogative della specialità, sempre. Non è sufficiente avere un governo amico per abdicare all'autonomia".

 

La denuncia è forte: "Se recepiamo le leggi nazionali senza nulla dire - continua Rossi - questo luogo, il Parlamento dell'autonomia, diventa inutile", e spiega che forse ha ragione chi dice che il Trentino rischia di diventare un indefinito Nord Est. Non lo dice, ma vorrebbe dire l'ottava provincia del Veneto.

 

Il punto all'ordine del giorno è la variazione di bilancio, che contiene all'interno un emendamento presentato dalla giunta che introduce i 10 anni di residenza in Italia (e tre in Trentino) per accedere alle misure di sostegno al reddito, sia per le misure nazionali del Reddito di garanzia che per quelle provinciali dell'Assegno unico.

 

Un emendamento che contiene in sé una 'rivoluzione' sul tema delle politiche sociali in Trentino. Implicitamente 'delega' allo stato la questione: da qui le accuse di Rossi. "Potremmo seguire anche la stessa linea nazionale - osserva - ma si dovrebbe decidere qui, all'interno delle norme che rendono autonoma la nostra Provincia".

 

"Con questo emendamento - prosegue Rossi - stiamo rinunciando alle nostre prerogative, in nome della fedeltà e dell'obbedienza al capo che detta la linea a cui noi ci adeguiamo". E anche sul metodo sono state mosse delle critiche: "Su questo punto non sono state fatte nemmeno le audizioni, non sono state interpellate le associazioni dei datori di lavoro, i sindacati, la Cooperazione. E non si poteva aspettare che il decreto sul Reddito di cittadinanza fosse convertito in legge? Perché tutta questa fretta?".

 

La richiesta della minoranza, considerato che l'emendamento viene inserito in una variazione di bilancio, era semplice: "Quali sono le ricadute economiche?". Fino a metà giornata non si conoscevano le cifre dell'eventuale risparmio, i numeri sono arrivati soltanto nel pomeriggio: due cartelle scritte dagli uffici sono state illustrate ai capigruppo.

 

Dalla tabella distribuita si scopre che l'innalzamento da 3 a 10 anni  di residenza per accedere al sostegno al reddito (sia per il Reddito di cittadinanza che per le altre misure provinciali) farebbe risparmiare 3,4 milioni di euro. Questo perché verrebbero diminuiti gli interventi, impedendo a una percentuale di famiglie - soprattutto straniere - di accedere agli aiuti economici.

 

Ma dalle poche righe di relazione tecnica si scopre che il risparmio potrebbe essere anche maggiore, fino a 13 milioni di euro. Questo, però, soltanto se il governo nazionale accetta di fare come in passato, di erogare gli interventi senza tener conto di quanto già offre in termini di assistenza economica la Provincia di Trento.

 

Si legge questo sul foglio distribuito ai capigruppo: "Con il Reddito di cittadinanza questa logica sembra invertirsi, nel senso che è lo Stato a tener conto delle somme erogate dalla Provincia". Significa questo, che da Roma dicono così: i soldi metteteli voi per quanto riguarda gli interventi sulla povertà, noi mettiamo l'eventuale aggiunta per arrivare alla quota stabilita dal Reddito di cittadinanza.

 

Insomma, si spera che Roma accetti di pagare tutto, altrimenti il risparmio sarebbe di ben poca cosa. Con le risorse trentine si pagherebbe una misura nazionale. Da qui l'accusa di 'delega' a Roma delle Politiche sociali, considerando che su questo tema c'è una specifica delega dello Stato affidata alle Province autonome di Trento e Bolzano nella scorsa legislatura.

 

La giunta fa sapere che "sta operando per far emendare il decreto sul Reddito di cittadinanza" per ribaltare la questione e chiedere che sia lo Stato a finanziare anche in Trentino la misura, con la Provincia che interviene semmai in aggiunta. Un impegno poco convinto, un po' 'passivo', che non dà garanzie di risultati positivi. Si tenta, male che vada il risparmio è di 3 milioni e mezzo.

 

"Questi sono contenti di risparmiare ma questo fa emergere un'assenza totale di politica, è tutta una questione di tipo ragionieristico", afferma l'ex assessore al Lavoro Alessandro Olivi.  "Questa è una riforma del Welfare mai discussa, mai approfondita Una riforma prepotente: se una persona è qui da 9 anni e sei mesi è fuori dagli aiuti di sostegno al reddito, è una cosa incredibile. Questa legge creerà ancora più poveri, e viene accettata così com'è senza obiettare nulla, senza negoziarla con il governo nazionale".

 

"Qui si rinuncia all'autonomia intesa come motore del cambiamento e dell'innovazione - continua Olivi - significa mettersi in coda, supini e subalterni verso uno Stato che fa del centralismo delle politiche sociali la vera cifra del suo intervento". E L'ex assessore fa notare una contraddizione: "Oggi Kompatscher, che a Bolzano governa con la Lega, afferma valutare la possibilità di impugnazione del decreto sul Reddito di cittadinanza, per il semplice motivo che giustamente ritene che quella sulle Politiche sociali sia una prerogativa primaria dell'Autonomia".

 

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