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Rette dimezzate per gli asili nido, ma solo per la soglia Icef 0,40. Degasperi: ''Promessa elettorale non mantenuta. Così in realtà risparmia lo Stato ma pagano i contribuenti''

Il tema previsto nella manovra è quello di abbattere, dal prossimo 1 settembre, del 50% delle rette attualmente pagate dai nuclei familiari che non superano la soglia Icef di 0,40. I sindacati: "Provvedimento non equo. Il presidente Fugatti deve accettare la democrazia e ascoltare le parti sociali"

Di Luca Andreazza - 08 luglio 2019 - 06:01

TRENTO. "Un altro caso di promessa elettorale che non viene mantenuta", queste le parole di Filippo Degasperi, consigliere provinciale del Movimento 5 stelle, sulla proposta in assestamento di bilancio di dimezzare le rette dei nidi per i nuclei sotto la soglia Icef di 0,40. "In campagna aveva detto che sarebbe stato per tutti, ora il provvedimento è solo parziale. In questo modo poi non risparmiano le famiglie trentine, ma Inps e Stato, mentre i costi finiscono a carico della Provincia".

 

Il tema previsto nella manovra è quello di abbattere, dal prossimo 1 settembre, del 50% delle rette attualmente pagate dai nuclei familiari che non superano la soglia Icef di 0,40. Un costo variabile da comune a comune e che si attesta intorno ai 400 euro, mentre la soglia 0,40 si aggira ai 250 euro. Una riduzione però messa in atto nella precedente legislatura, quando la giunta Rossi si è spesa due anni fa per contenere le cifre.

 

Nel frattempo è poi intervenuto il bonus nido Inps da 136 euro introdotto dal governo Gentiloni, esteso per i prossimi tre anni dal premier Giuseppe Conte. Un piano a ridurre ulteriormente le cifre, la tariffa minima è scesa da 250 a 125 euro. "Il provvedimento della giunta - evidenzia Degasperi - va rivisto, in quanto rischia di togliere risorse da altri capitoli. La Provincia, quindi i contribuenti, va a coprire le spese che in questo momento vengono sostenute da Inps".

 

I sindacati mettono invece in luce l'assenza di raccordo tra interventi statali e provinciali. "Serve una forma di coordinamento - spiega Andrea Grosselli (Cgil del Trentino) - anche perché i nuclei sotto lo 0,40 riceve il contributi e si vede azzerare o quasi la tariffa del nido, le famiglie che hanno anche un solo euro di reddito in più della soglia non prende nulla e si trova a versare rette per gli asili nido variabili tra i 290 e i 220 euro al mese in base al comune di residenza".

 

Se l'ipotesi della Provincia dovesse passare i nuclei sotto la soglia di 0,40 andrebbero a zero, mentre sopra gli importi resterebbero uguali. "Serve un intervento generalizzato. Siamo ovviamente favorevoli ai provvedimenti sociali - prosegue il sindacalista - ma gli aiuti devono essere coerenti, graduali, più forti e riguardare anche il ceto medio. Questi salti comportano solo discriminazioni tra categorie di cittadini".

 

Il sindacato mette nel mirino anche il metodo. "La giunta parte dal presupposto sbagliato - dice Grosselli - considera il reddito disponibile, che però prende in considerazione anche il patrimonio in banca oppure un'eredità. In questo modo il provvedimento non è equo per definizione. Dati distanti rispetto a quelli forniti da Provincia e servizio statistica: i beneficiari dell'assegno unico sono 32 mila persone, mentre sono 60 mila i nuclei composti da almeno un figlio under 18. I conti non tornano".

 

Una riflessione è anche sulle famiglie che in questo momento beneficiano degli sconti sulla retta dei nidi. "Sono poco più di 2 mila unità a fronte di 3.700 posti pubblici - continuano i sindacati - senza considerare altri servizi simili. Almeno il 10% delle domande negli asili non viene accettato perché mancano spazi. L'impostazione della manovra provinciale non è corretta".

 

Il provvedimento rischia di aumentare le iniquità e trasformare il welfare in una specie di lotteria. "Se un settantenne, magari anche ricco, ha l'autobus gratis e un giovane precario paga, questo non è equo. Se un bambino - commenta Grosselli - nasce alle 00.01 del 1 gennaio 2020 prende il contributo per 36 mesi, se nasce il mese prima non prende nulla e la sua famiglia perde qualche migliaia. Se un cittadino ha reddito e patrimonio che differiscono di qualche euro in più o in meno, può ritrovarsi a pagare 300 euro al mese di nido oppure zero euro. Anche questo non è equo. Si deve prevedere un’asticella nelle politiche di welfare".

 

La Provincia però non sembra sentirci. "Evidentemente il presidente Fugatti - conclude Grosselli - costretto a confrontarsi solo sul tema dell’orso ha bisogno di altri nemici contro cui scagliarsi, ma si dimentica che le parti si ascoltano, non si pretende siano solo dei signor sì. Non l’abbia a male il governatore, ma Cgil, Cisl e Uil nel rispetto di tutti i lavoratori e pensionati che rappresentano, non solo quelle parti che lo hanno votato. Continueranno a criticare per migliorare e svolgere responsabilmente la nostra azione sindacale: in democrazia funziona così".

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