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Tra un #rossistaisereno pronunciato da Fugatti e un'interrogazione in inglese, la cronaca del Consiglio provinciale

Ancora tensione tra maggioranza e minoranza durante i lavori dell'Assemblea legislativa. Il famoso hashtag lanciato dal governatore al suo predecessore che sbotta: "Non è questo il modo, questi non hanno ancora capito che ricoprono un ruolo istituzionale". Paolo Ghezzi traduce una sua interrogazione in inglese, perché la comprendano anche i richiedenti asilo in ascolto, suscitando l'ira di Savoi: "La prossima volta io parlerò in francese"

Di Donatello Baldo - 22 gennaio 2019 - 17:12

TRENTO. Nuova seduta del Consiglio provinciale, nuovo spettacolo. Tra maggioranza e minoranza ancora scintille, nuove polemiche, provocazioni, e sullo sfondo una conduzione dell'Aula che fatica a imporsi. Questa volta è volato un #rossistaisereno di renziana memoria, pronunciato dal governatore Fugatti durante l'ufficialità della question time. Da qui la reazione dell'ex presidente della giunta che ha chiesto l'intervento di Kaswalder.

 

Ma nell'aula del Consiglio provinciale si è parlato anche in inglese, con Paolo Ghezzi di Futura che ha tradotto la sua interrogazione perché potessero capirla anche i richiedenti asilo che l'italiano ancora non lo parlano. E su questo è intervenuto Alessandro Savoi richiamando il consigliere al regolamento che impone solo la lingua nazionale, dicendo poi "vergogna-vergogna" perché Ghezzi ha ricordato che il dialetto non lo è, però lo usa diffusamente Fugatti quando parla ufficialmente e lo ha usato anche il compianto Boso proprio nell'aula del Consiglio provinciale.

 

Ma raccontiamo i fatti, partendo da quel #rossistaisereno che ha rabbuiato l'ex governatore. All'interrogazione presentata dall'esponente del Patt, che chiedeva alla giunta di rispondere sulla volontà di resistere al ricorso del governo nazionale contro la legge su lupi e orsi voluta dall'amministrazione scorsa, ha risposto l'assessora Zanotelli. Una risposta che a Ugo Rossi non è piaciuta tanto.

 

"Non si è mai visto che un assessore risponda alle interrogazioni in questo modo", ha sbottato Rossi, prendendosela con Giulia Zanotelli per aver toccato la polemica politica, citando il Patt e l'assessore Dallapiccola, dicendo che "è singolare che la richiesta di chiarimenti arrivi proprio dagli autonomisti, il cui ex assessore Dallapiccola aveva dichiarato nella scorsa legislatura che orso e lupo non sono pericolosi per l’uomo". 

 

"Così non si fa - si è lamentato Rossi con i giornalisti - questi non hanno capito che ricoprono un ruolo istituzionale. Quando rispondono ad una interrogazione devono attenersi alla questione, senza entrare nella polemica politica". Polemica politica a cui risponde peraltro a tono: "Hanno deciso di difendere una legge che ha varato la scorsa maggioranza, questo è il punto. Perché questi hanno preso miriadi di voti sul tema di orsi e lupi ma adesso vediamo cosa fanno di diverso da noi".

 

Ma dicevamo che Rossi si è risentito del #rossistaisereno, che ha pronunciato Fugatti, aggravando ancor più la situazione. E' andata così: prendendo la parola per una successiva interrogazione, il governatore è tornato sul punto precedente, rivolgendosi al suo predecessore dicendogli che non c'è da preoccuparsi, che se il governo farà leggi contro l'autonomia saprà difendere le prerogative della specialità, aggiungendo il famoso hashtag #staisereno, detto al microfono, nella solennità dell'Aula.

 

Per questo Rossi è intervenuto per fatto personale: "Presidente - rivolto a Kaswalder - non va bene che ad un consigliere venga detto #staisereno dai banchi della giunta. Se cominciamo così - ha aggiunto Rossi - cominciamo proprio male".

 

Walter Kaswalder, a cui è stato chiesto di censurare le parole di Fugatti, è intervenuto debolmente, dicendo che se ne parlerà durante la prossima riunione dei capigruppo. Con l'intenzione di abbassare i toni ha detto che chiederà a tutti "di stare più sereni". Una battuta? No, non era questa l'intenzione, ma così ha detto, e la cosa ha fatto ridere sonoramente tutto l'emiciclo. "Noi stiamo ridendo - ha chiosato amaro Rossi - ma questo spettacolo non è certo edificante".

 

Poco dopo è stato il consigliere Paolo Ghezzi a provocare le ire di Savoi, traducendo in inglese la sua interrogazione, una domanda alla giunta sul tema dei richiedenti asilo. "Lei presidente mi consentirà, ad uso dei nostri ascoltatori considerato che siamo diffusi online, ad uso di chi non sa ancora l'italiano traduco anche in lingua inglese". E ha cominciato, "I translate the interrogation to the non-italian speaking listeners".

 

Fugatti ha risposto senza nulla dire sulla traduzione. La domanda chiedeva di specificare un numero massimo di richiedenti asilo che il Trentino può ospitare, secondo la nuova politica della nuova giunta in tema di immigrati. "La Giunta non può definirne il numero massimo - ha risposto il presidente - ma possiamo differenziare tra migranti economici e chi scappa dalle guerre".

 

E' però intervenuto Savoi per richiamare il consigliere di Futura al regolamento: "Chiedo rispetto per il Consiglio provinciale - ha esordito il leghista - perché qui si parla in italiano. Se ha senso parlare in tedesco nel Consiglio regionale perché siedono anche le minoranze linguistiche, qui no. Altrimenti la prossima volta io che so il francese la presento in francese l'interrogazione".

 

In risposta a Savoi è intervenuto Ghezzi, dicendo che seppur conscio dell'irritualità della traduzione, "in questo consiglio anche il compianto Boso ha parlato il dialetto e anche Fugatti lo ha usato abbondantemente nella sua relazione programmatica". E Savoi allora ha richiesto la parola, dicendo "si vergogni-si vergogni", perché si è tirato in ballo Boso.

 

Un botta e risposta che è andato avanti a lungo, con il tentativo - poi bloccato - di intervenire anche da parte della consigliera Lucia Coppola. "Perché Savoi continua a intervenire sulle interrogazioni altrui e a me non viene data la parola?". Ma Kaswalder ha deciso, forse troppo tardi, di chiudere, togliendo la parola anche a Savoi dicendogli che era andato fuori tema".

 

Poco prima era stato il consigliere Degasperi dei 5 Stelle a stigmatizzare questo insolito comportamento: "Non è possibile che ad ogni interrogazione ci sia qualcuno che chiede di intervenire sull'ordine dei lavori. Se c'è una violazione del regolamento lo dica lei presidente, ma qui ogni volta che qualcuno interviene c'è il commentario. Se adottiamo questa prassi diciamolo e inizio a commentare anch'io le interrogazioni dei colleghi".

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