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Ancora una giravolta della Lega, Fugatti nel 2014 diceva ''no alla tassa di soggiorno''. Ora la riforma di Failoni parla di imposta unica per tutto il Trentino

Il carroccio blocca le fusioni dei Comuni ma l'ipotesi sempre in campo nel turismo è quella di ridurre le Apt a 10 unità, ma nel frattempo i quattordici enti sono diventati quindici. Si vogliono poi azzerare i cinque Consorzi Pro loco: la Lega ha sempre parlato di confronto dal basso, ma sembra una manovra calata dall'alto e per questo ancora più rischiosa

Di Luca Andreazza - 22 gennaio 2020 - 18:43

TRENTO. Iniziano le grandi manovre per presentare il disegno di legge sulla riforma del turismo. Un provvedimento targato assessore Roberto Failoni, annunciato come in arrivo più o meno mensilmente dall'indomani dell'insediamento, ma che sembra in dirittura di arrivo. E il governo del cambiamento, cambia ma (ancora una volta) idea. Si è passati nel giro di sei anni da "No alla tassa di soggiornosarebbe un’ulteriore sofferenza per il settore turistico" (Il consigliere di opposizione Fugatti, correva l'anno 2014) alla tassa di soggiorno unica per tutto il Trentino con probabile ritocco verso l'alto (l'assessore Failoni, corre l'anno 2020). Nel frattempo si saranno accorti che proprio l'imposta tiene in piedi un po' tutto.

 

"Un disegno di legge che verrà presentato in consiglio nell'aprile 2020 e che diventerà operativo dal 1 gennaio 2021. L'obiettivo è però far passare alcune idee che poi approfondiremo". Queste le parole di Failoni affidate in un video (Qui articolo) a fine ottobre scorso. Intanto ci sarebbe già un altro slittamento, la data dovrebbe essere quella di martedì 5 maggio: dopo il giro di associazioni di categoria e stakeholder, parti interessate e comparti, il documento dovrebbe fare ingresso nell'aula consiliare per avviare la discussione e l'approvazione della legge.

 

Il cuore della riforma è quello di istituire le Agenzie territoriali, scorporare Trentino Marketing da Trentino Sviluppo, spingere ancora di più sulla digitalizzazione, ridurre le Apt e azzerare i Consorzi Pro loco (cioè valle dei Mocheni, Vigolana, valle del Chiese, Giudicarie centrali, Piana Rotaliana Königsberg), trovare una strada per fidelizzare i turisti. Un provvedimento che ricordava per sommi capi quanto proposto dall'ex titolare al turismo, Michele Dallapiccola, già a marzo 2019. Sette mesi dopo è arrivata la Giunta a trazione leghista.

 

La legge sul turismo è del 1986, quindi ritoccata nel 2002 e poi l'ultimo lifting risale al 2015. Giusto e legittimo un altro intervento politico per restare sempre aderenti alla realtà. Giusto e legittimo innovare, come l'esperimento delle quattro Agenzie territoriali "responsabili della ideazione e costruzione del prodotto turistico interambito e intersettoriale nelle rispettive aree territoriali, intese quali aggregazioni di ambiti territoriali".

 

Una buona intuizione è quella della tassa di soggiorno unificata. Nulla è ancora definito in maniera univoca. Sembra che la direzione del Governo provinciale sia quella di un’unica imposta per tutto il Trentino e resta da vedere se l’importo sarà variabile a seconda della categoria della struttura nella quale l’ospite decide di soggiornare.

 

Ma ormai la via sembra tracciata. Poco importa se proprio l'attuale presidente Maurizio Fugatti si era schierato decisamente contro l'istituzione della tassa di soggiorno quando era tra i banchi dell'opposizione. Un ordine del giorno del 15 ottobre 2014 non lascia dubbi: "Non si introduca la tassa di soggiorno: sarebbe un’ulteriore sofferenza per il settore turistico". Insomma, il governo del cambiamento ha cambiato, nuovamente, idea. Forse perché si sono resi conto che proprio questo meccanismo permette al settore di avere benzina per operare. 

 

 

Non è un mistero che anche il settore turistico è rientrato tra i comparti (forse più) "sacrificati" nel patto di stabilità: le Apt avrebbero dovuto rinunciare a qualcosa e infatti i finanziamenti sono passati da 20 a 14 milioni di euro. Il primo passo era stato quello di stringere un accordo con Cassa centrale per anticipare le risorse a interessi dello 0,1% e garantire il pieno funzionamento della macchina e quindi si è pianificato un intervento strutturale

 

Ecco l'idea della tassa di soggiorno, approvata dopo un lungo, a tratti duro, confronto con i territori. E se le prime stime, prudenziali, indicavano un introito di circa 9 milioni, l'imposta di soggiorno nel 2018 è arrivata a 23 milioni, mentre per il 2019 è riuscita a garantire circa 25 milioni da investire nel comparto per un totale di circa 40 milioni sul sistema turismo nella sua interezza. Nella scorsa legislatura si era deciso di lasciare spazio alle singole decisioni a livello di territori per "farla digerire'' agli operatori. Ora che tutti sono d'accordo sulla bontà dell'introduzione, la Lega di governo compreso, si può fare quel passo successivo.

 

Anche perché proprio quello che inizialmente è stato considerato dalla maggior parte degli operatori come un "balzello" serve per finanziare le Agenzie territoriali: si ipotizza una quota variabile da destinare a nuovi prodotti e mercati. Agenzie che non vengono viste come enti intermedi, ma come braccia operative di Trentino Marketing, strumento per permettere ai territori di partecipare alle decisioni e concordare investimenti turistici. Nei fatti, l'istituzionalizzazione degli attuali board attivi e presenti proprio in Trentino Marketing, ma questa nuova veste è più bella.

 

Tagliare il cordone ombelicale tra Trentino Marketing e Trentino sviluppo è ormai necessario. C'è sempre la voglia di consiglio d'amministrazione nell'azienda di riferimento del comparto, un insediamento di un Cda sarebbe un ritorno a circa quindici anni fa, quando già esisteva questo organo e le nomine erano politiche, le Aziende turistiche formalmente private di oggi non c'erano e il mondo normativo era completamente diverso. Tecnicamente è un percorso tutto in salita. 

 

C'è il decreto Madia. La Provincia, infatti, stanzia annualmente circa 25 milioni a Trentino Marketing, quindi le risorse di funzionamento e finanziamento sono interamente pubbliche. Se si vuole insediare un Cda i privati devono contribuire per almeno il 50%: quindi albergatori e professionisti del settore dovrebbero iniettare ogni 12 mesi almeno altri 25 milioni di euro oppure 12,5 milioni se si sceglie la soluzione più soft. Difficile.

 

Si ritornerebbe alle nomine politiche? Due dati: un Cda che non avrebbe potere decisionale ma di indicazione degli indirizzi. L'assessorato e la Provincia in questo modo sembrano abdicare al suo ruolo e l'amministratore unico, attualmente Maurizio Rossini, non potrebbe essere che contento: la responsabilità legale passerebbe in capo al consiglio d'amministrazione, le linee verrebbero dettate dal Ceo e se qualcosa non dovesse funzionare comunque le colpe non sarebbero (totalmente) sue.

 

Le Aziende per il turismo dovrebbero subire una cura dimagrante. Dalle attuali 15 a 10 unità. Ancora non è chiaro quale ente sposerà quale. Dopo aver paventato una rivoluzione e la drastica riduzione degli enti territoriali di promozione turistica, l'ipotesi ora sul tavolo sarebbe quella di ridurre le Apt attraverso il probabile accorpamento di quelle più piccole. Nel frattempo resta da capire il destino della neonata Azienda della Val di Ledro, istituita ufficialmente a inizio anno e che potrebbe così già rientrare nell'orbita del Garda Trentino

 

Un eventuale accorpamento dell'Azienda appena costituita sembra tanto un azzardo quanto un passaggio delicato. Insomma, da qualunque punto si voglia guardare questa materia, l'assessore non sembra essere stato in grado di gestire la situazione e "congelare" l'istituzione di un ente in attesa di programmi politici più definiti. E non è tanto più semplice per le restanti realtà. E' chiaro, ma non chiarissimo visto che ci sono ancora diversi passaggi (Asat si è detta soddisfatta ma raccoglie osservazioni per esempio) quel che sarà del settore.

 

L'ipotesi più nebulosa è quella di azzerare i cinque Consorzi Pro loco. La strada più percorribile è quella di accorpare la Rotaliana all'Apt Dolomiti Paganella. Già più difficile trovare una soluzione per la val dei Mocheni e la Vigolana: guardare alla Valsugana? Trento? Riva del Garda? Stesso discorso per Giudicarie esteriori e val del Chiese. Destinazione Comano, (sempre) Riva del Garda, Campiglio? Assetti e governance, rappresentatività, ragioni sociali e equilibri da rivedere, ma soprattutto da spiegare ai territori. Cinque Apt e cinque Consorzi da "cancellare", un compito non semplicissimo. La Lega ha sempre parlato di confronto dal basso, ma sembra una manovra calata dall'alto e per questo ancora più rischiosa.

 

Una contraddizione. La Giunta leghista blocca le fusioni dei Comuni e cerca invece di accorpare le Apt per risparmiare cifre che probabilmente non sono nemmeno significative. I Cda (eventualmente da ricostruire) sono spesso gratis oppure a gettone. Si devono cambiare formule societarie, non è detto che la forza e l'efficacia aumenti e la pianta occupazionale potrebbe subire ripercussioni.

 

Un altro punto riguarda i dati per il turismo in Trentino, numeri che sono cresciuti costantemente per passare da 29.391.974 presenze nel 2014 ai 31.442.461 pernottamenti nel 2018. Certo, ci sono state congiunture favorevoli, come la chiusura di alcuni mercati concorrenti, ma non tutto può essere evidentemente ascrivibile alla "fortuna". Un comparto che necessita di miglioramenti, quello è naturale, ma che forse non richiede grossissime rivoluzioni. 

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