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Contributo Covid, Ossanna salvato dal Patt. L'assurda spiegazione di Marchiori: ''Li ha richiesti per la sua attività lavorativa: non si vive di sola politica. Li restituirà''

Ieri il Partito autonomista ha deciso semplicemente che il consigliere provinciale dovrà restituire quanto ottenuto dal contributo provinciale pur ammettendo che ''questi comportamenti rischiano di danneggiare sia l’immagine del partito sia del politico''. Poi il tentativo di giustificazione che mostra quanto lontani siano ormai i partiti dall'idea di cosa pubblica e di impegno al servizio della collettività

Di Luca Pianesi - 20 August 2020 - 15:28

TRENTO. Niente da fare: il Patt non si smarca e mortifica il suo elettorato riconoscendo che il suo consigliere ha sbagliato, riconoscendo la gravità dell'accaduto (addirittura Marchiori spiega che ''questi comportamenti rischiano (udite-udite, ndr) di danneggiare sia l’immagine del partito sia del politico'') ma accontentandosi che lo stesso ''restituisca l'intera somma'' per mettere la parola fine alla vicenda.

 

Ma la vicenda non è chiusa qui, purtroppo per i partiti e i loro consiglieri provinciali che nonostante gli stipendi a cinque zeri garantiti anche durante il lockdown hanno pensato bene di chiedere i contributi destinati ai cittadini in difficoltà, per sé stessi (e a questo punto fare dei distinguo tra chi ha ottenuto contributi alle attività lavorative o i 600 euro diventa davvero superfluo e spiegheremo perché). Tra un mese esatto, infatti, si andrà al voto in tutta la provincia e allora sarà quello il momento di mettere la parola fine a questa incresciosa vicenda che ha riguardato alcuni politici (fortunatamente molto pochi e quindi sarebbe stata davvero una grande occasione per ristabilire un qualche primato dell'etica tra chi amministra la cosa pubblica) anche di casa nostra. Saranno gli elettori, magari quei cittadini che quel contributo (o altri, non importa) non sono riusciti nemmeno a vederlo perché c'era chi, più bravo e preparato, magari perché era tra quelli che addirittura avevano votato la legge, erano arrivati prima esaurendo il plafond.

 

Il segretario politico del Patt Simone Marchiori, va detto, non ha mai brillato, da quando ricopre quel ruolo, per coraggio e lungimiranza (e forse è proprio per questo che sta lì) e il suo comunicato stampa è la sconfitta del buon senso soprattutto alla luce del fatto che gli altri partiti coinvolti nella vicenda hanno preso provvedimenti veri, magari simbolici, ma veri: la Lega ha sospeso il consigliere provinciale Job, l'Svp ha tolto la vicepresidenza di Giunta a Schuler, la presidenza della III commissione a Tauber e non permetterà loro di votare nel partito per 6 mesi e chi non ha agito con determinazione, come accaduto al Team K in Alto Adige, ha perso consiglieri provinciali, allontanatisi in polemica.

 

La giustificazione usata da Marchiori (e che sembra sarà quella che verrà usata anche dal Pd con Olivi) è che il contributo chiesto da Ossanna serviva ad aiutare l'azienda privata del consigliere ad evitare, magari, dei licenziamenti e a garantire l'occupazione. Scopo nobile forse ma che, in realtà, si traduce in un serviva ai cavoli suoi, come giusto che fosse per come era stato strutturato il contributo, e come faceva il bonus da 600 euro, né più né meno. ''Durante l'incontro di ieri - scrive Marchiori -, abbiamo voluto rimarcare la differenza rispetto a quanto abbiamo letto dei numerosi casi in Italia: Ossanna, infatti, non ha approfittato di fondi destinati a persone in difficoltà, definizione che certamente non si adatta a un consigliere provinciale, ma li ha richiesti per la sua attività lavorativa: non si vive di sola politica e proprio in quest’ottica il consigliere ha agito".

 

Detto che anche questo era un contributo per ''persone in difficoltà'', lavoratori, imprenditori, commercianti con problemi di fatturato e di mancati incassi, viene da chiedersi, allora, perché cavolo li paghiamo 10.000 euro al mese questi consiglieri provinciali? Se vale il discorso del ''io sto in consiglio provinciale ma intanto mi coltivo il mio orticello, mi faccio i fatti miei, tengo famigghia'' il fatto che gestiscano la cosa pubblica e contemporaneamente ammettano con tanto candore di continuare a farsi anche gli affari loro potrebbe bastare a far dimezzare questi stipendi da difensori della cosa pubblica e a parificarli a un secondo lavoro, part time e con vantaggi politici? Noi crediamo di no ma siamo anche convinti che chi viaggia a 10.000 euro al mese e ha la fortuna di rappresentare i trentini se tiene ''famigghia'' può aiutarla, certamente, ci mancherebbe, con quei soldi che i cittadini già danno loro per averli in aula a rappresentarli (e non a rappresentarsi). 

 

Il fatto, poi, che alla fine sia Olivi che Ossanna questi soldi, apparentemente fondamentali per salvare le loro attività personali, li restituiscano diventa una sorta di ammissione finale che quei soldi in realtà non servivano a salvare nessuno, altrimenti sarebbero stati trattenuti. Per legge potevano ottenerli e facevano comodo. Punto. E solo perché è scoppiata la polemica sono stati restituiti (o dati in beneficenza). Altro punto. E se Partito democratico e Partito autonomista trentino tirolese si sono accontentati dell' ''ok abbiamo sbagliato, vi restituiamo quanto preso'' ci penseranno i cittadini a giudicare se ciò è abbastanza oppure no.

 

Lo stesso segretario Marchiori nel suo comunicato sembra percepire la gravità dell'accaduto: "Tuttavia, non possiamo sorvolare sul fatto che ci troviamo in un momento di particolare difficoltà per moltissime persone – scrive Marchiori – e non possiamo ignorare che un consigliere provinciale possa contare su una posizione privilegiata rispetto agli altri lavoratori e imprenditori. È su questo punto che come partito abbiamo voluto intervenire. A mio avviso la vicenda, pur non essendo giuridicamente perseguibile, risulta eticamente sbagliata e da qui nasce la richiesta della restituzione completa''. Eppure, nonostante non sia stata presa nessun provvedimento Marchiori si dice ''soddisfatto di aver trovato una soluzione condivisa con il consigliere e sono sicuro che in futuro si porrà più attenzione a questi comportamenti che rischiano di danneggiare sia l’immagine del partito sia del politico''.

 

Un'ultima riflessione il segretario la riserva per i legislatori e qui è davvero da comiche: "Dobbiamo rilevare come situazioni del genere si potrebbero evitare se nell'emanazione di questi aiuti si ponessero dei limiti reddituali: non esistono solo i politici, infatti, che possono accedere a contributi nonostante redditi elevati. È bene tenerne conto per evitare storture del sistema e una più equa distribuzione degli aiuti che, lo dovrebbe dire il buonsenso, dovrebbero esser destinati a chi ne ha effettivo bisogno''. E pensare che tra quelli che hanno deciso i contributi provinciali ci sono proprio gli Ossanna e gli Olivi che in consiglio provinciale siedono. La prossima volta c'è da augurarsi che chi, giustamente per il segretario Marchiori perché non si vive di sola politica, si fa i fatti suoi per mantenere in salute le sua aziende fuori dal consiglio, in Aula voti contro quelli che si vorrebbero fare anche i fatti loro perché non si vive di sola politica.

 

Qualcosa non torna. Sarebbe bello che chi fa politica si dedicasse a quello e se ha attività private le mettesse in stand-by, ma per davvero. Gli oneri saranno tanti (meglio non avere anche quelli legati al proprio orticello) ma gli onori sono altrettanti e i cittadini già pagano abbastanza.  

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