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| 19 ott 2022 | 19:59

Dallapiccola e Demagri fuori dal Patt: ''Andiamo avanti guardando all'Alleanza Democratica per l'Autonomia dove ritroviamo il nostro quadro di valori''

I vertici del partito, dal presidente Panizza al segretario Marchiori, non hanno avuto la forza di confrontarsi e allontanare i due consiglieri provinciali per le loro posizioni politiche ma si sono appigliati al mancato pagamento al partito del contributo previsto da fine giugno (quando poi in realtà tutto è stato saldato a inizio settimana). Ora il Patt può contare su Lorenzo Ossanna in consiglio che solo pochi giorni fa ha salvato la maggioranza leghista sul ddl grandi derivazioni e resta anche ben salda la carica (concessa sempre dalla maggioranza leghista) del numero uno del partito come braccio destro di Sgarbi

TRENTO. ''Lei è decaduto da ogni carica ricoperta in seno al Patt''. Questo il passaggio chiave della lettera arrivata ai consiglieri provinciali Michele Dallapiccola e Paola Demagri, nelle scorse ore, firmata dal presidente del partito Franco Panizza e dalla tesoriera Martina Roncador. Si tratta dell'ultimo atto di un confronto che i due consiglieri hanno provato a portare avanti in chiave politica ma che il partito ha deciso di trascinare nel fango dei solleciti e delle raccomandate.

 

Il motivo di una tale decisione? Nella lettera si legge: ''Nonostante i plurimi solleciti verbali e scritti a lei inviati allo scopo di chiedere il rispetto dei suoi impegni economici a favore del partito, l'ultimo dei quali effettuato in data 29 giugno 2022, siamo a comunicarle (...) che lei è decaduto da ogni carica ricoperta in seno al Patt''.  E insomma lo si riconduce al mancato pagamento dei due consiglieri delle ultime due o tre mensilità di contributo volontario al partito. Contributo che è stato saldato regolarmente a inizio settimana da entrambi. Ma ovviamente questo era il pretesto. La ragione vera è la battaglia politica che i due consiglieri provinciali, e con loro molti amministratori, iscritti, simpatizzanti delle Stelle Alpine, hanno condotto in seno al Patt.

 

E non è un caso che la raccomandata sia arrivata proprio all'indomani del consiglio di partito nel quale Dallapiccola e Demagri avevano portato un documento sottoscritto da una cinquantina di Stelle Alpine (compreso il presidente onorario e il vicesindaco di Trento quindi figure di primissimo piano) dove si chiedeva di chiudere a possibili alleanze con i partiti che compongono l’attuale maggioranza provinciale e riprendere il dialogo con Campo Base, Ual, Azione e tutti i partiti di Centro disponibili ad un successivo dialogo con le forze democratiche come il Pd. Risultato? Panizza e il segretario Marchiori sono riusciti a non far nemmeno discutere il documento.

 

E così dopo delle elezioni nazionali che non sono servite a nulla al Patt dopo che ha deciso di correre con Progetto Trentino di Grisenti e Tonina (senza avere nemmeno il coraggio di candidare il vicepresidente della Provincia perché l'unica cosa che conta, pare essere l'equilibrismo, nel partito degli autonomisti) e che non è riuscito a far eleggere alcun rappresentante e alla fine vede in Parlamento sedere nel gruppo degli autonomisti l'Svp con il Pd e con Campobase (e Pietro Patton eletto nel collegio di Trento), ora ha pensato bene di perdere anche due dei tre eletti (il quarto, Ugo Rossi, aveva già lasciato) che siedono in consiglio provinciale. Di fatto il Patt ora può contare solo sullo scranno di Lorenzo Ossanna che grazie alla maggioranza leghista è assessore regionale e solo pochi giorni fa ha votato in Terza commissione con la Lega il ddl sulle grandi derivazioni salvando la stessa maggioranza Fugatti, risultando decisivo visto che Fratelli d'Italia si era astenuta come le minoranze.

 

Insomma al momento la linea Marchiori degli ultimi mesi, con l'alleanza con Progetto trentino e la porta sempre aperta a Gottardi e alle civiche di destra (ora anche Kaswalder dovrebbe essere stato fatto ''fuori'' dal progetto perché è uno di quelli che è ''transitato'' nel partito, era stato addirittura espulso, e lo stesso segretario ha pubblicamente messo per iscritto che ''chi nel Patt è transitato e di sua spontanea volontà se ne è andato non potrà trovare spazio in movimenti o partiti che vorranno stringere alleanze con il Patt''), ha portato a non eleggere nessuno alle politiche (l'ultima volta si ricorderà, invece, era stata eletta Emanuela Rossini) a perdere due dei tre consiglieri che sedevano in provincia e ad aprire un'emorragia di iscritti e amministratori che avverrà nelle prossime settimane.

 

Già perché il duo Dallapiccola-Demagri non si farà da parte ma chiarisce oggi che ''il nostro portato personale ci spinge a pensare che nella prossima tornata elettorale del 2023 la parte politica da sostenere sarà la componente che nelle ultime tornate nazionali ha fatto riferimento all’Alleanza Democratica per l'Autonomia. È lì che noi inseriamo il nostro quadro di valori è lì che noi porteremo il nostro impegno innanzitutto di persone politiche''. Insomma avanti, come sempre fatto da inizio legislatura, coerentemente alternativi all'attuale maggioranza leghista.

 

E un asse pare già pronto visto quanto comunicato questa mattina dagli esponenti di Campobase che dopo essersi ritrovati ieri sera con quelli di Ual (Union Autonomista Ladina) hanno ribadito che ''vi è piena sintonia sulla necessità di lavorare ad una coalizione alternativa alla attuale maggioranza provinciale'' e che ''serve un progetto nuovo, che rilanci la spinta innovativa dell’Autonomia in una fase storica di rapidi e radicali cambiamenti, contro ogni deriva di banalizzazione ed omologazione''. Insomma forse, finalmente, potrà prendere il largo un progetto autonomista strutturato, che ai cittadini possa risultare chiaro e coerente e libero da infingimenti e cortine fumogene. Con la certezza che, dall'altra parte, la linea Marchiori un risultato lo assicura: garantire, ben salda, la carica di braccio destro di Sgarbi, concessa dalla maggioranza Fugatti, al presidente del Patt Franco Panizza. Quella, almeno, non è in discussione. 

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