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Bonus 600 euro: anche il consigliere provinciale Job li ha presi: ''Li ho restituiti anche se da imprenditore penso sia stato un errore darli indietro''

Il consigliere leghista si giustifica dicendo che quei soldi li ha spostati subito sulla sua azienda di noleggio sci per pagare i dipendenti. Per la stessa attività ha chiesto anche il contributo provinciale come i consiglieri Olivi e Ossanna. Contributi, questi, che però venivano elargiti sulla base di precisi requisiti, ben diversi da quello per aiutare in via immediata i cittadini con problemi di bollette e cibo da mettere in tavola. Ecco le loro spiegazioni

Di Luca Pianesi e Giuseppe Fin - 12 agosto 2020 - 12:04

TRENTO. ''Ogni parlamentare o consigliere regionale che ha chiesto il bonus di 600 euro deve non solo chiedere scusa ma dimettersi. Vergognatevi pezzenti''. Così il presidente della Lega del Trentino Alessandro Savoi su Facebook ieri sera attaccava quei politici che, piano, piano, stanno confessando l'inconfessabile: l'aver chiesto e ottenuto il bonus per aiutare le persone in difficoltà con bollette e spesa alimentare in piena fase Covid. E se in Veneto sono stati ''beccati'' tre politici di primo piano, consiglieri regionali della Lega di Zaia (uno addirittura il suo vicepresidente in consiglio regionale) in Piemonte è stato individuato un altro consigliere regionale della Lega (che ha restituito il doppio bonus ricevuto) e in Friuli Venezia Giulia è toccato a uno di Forza Italia ammettere di averlo ricevuto rivendicando il fatto che era un suo diritto (QUI APPROFONDIMENTO) in Trentino è di oggi la notizia che a fare la richiesta è stato il consigliere provinciale della Lega Ivano Job.

 

''Secondo qualcuno non avremmo dovuto chiedere i 600 euro bonus - spiega a il Dolomiti il consigliere provinciale - che veniva dato a tutti. Io questo bonus l'ho preso e l'ho messo nella mia azienda. Ho sei dipendenti in un'attività di noleggio sci e quelle risorse servivano ad arrivare alla fine del mese. Per questa attività, e non per l'altra che ho che è l'albergo di famiglia per il quale non ho preso nulla, ho preso i 600 euro e anche il contributo della Provincia del Riparti Trentino.  Poi quando è uscito il marasma della questione li ho restituiti all'Inps quei 600 euro. Anche se a livello imprenditoriale lo considero un errore restituirli. L'ho fatto come scelta politica ma da imprenditore quelle risorse servivano per l'attività''. Insomma un doppio contributo per un consigliere provinciale che percepisce, al lordo, circa 10.000 euro al mese (uno degli stipendi più alti di tutta la politica nazionale). Da un lato i 600 euro destinati ai cittadini che faticavano a mettere la cena nel piatto e dall'altro il contributo provinciale che lui stesso, assieme ai suoi colleghi consiglieri provinciali, si è auto-votato.

 

Contributo, quest'ultimo, che hanno ottenuto anche altri due consiglieri provinciali di minoranza: Lorenzo Ossanna del Patt e Alessandro Olivi del Pd. Un contributo, quest'ultimo, che, però risponde a delle logiche di controllo e a comprovate problematiche legate a cali di fatturato (mentre, come risaputo, il bonus 600 euro era privo di limitazioni proprio perché doveva essere richiesto da chi era in grandissima difficoltà e doveva essere elargito subito, per fronteggiare l'emergenza immediata). ''Non ho preso e nemmeno cercato il bonus di 600 euro dell'Inps - sottolinea Olivi -. Una cifra secca che avrebbero potuto richiedere tutti e che non dipendeva, per capirci, dal reddito. Io a quella ho ovviamente rinunciato. La Provincia nella manovra economica fatta per le imprese e i liberi professionisti ha stabilito degli aiuti che potevano essere richiesti con paletti ben precisi. Bisognava avere una riduzione del fatturato di almeno il 50% e il vincolo del non fare licenziamenti. Non è un bonus perché sottostava a precisi requisiti. Su questo il mio commercialista ha deciso di fare richiesta per il mio studio di avvocato, dove ho avuto un calo del fatturato di circa il 90% perché praticamente abbiamo dovuto chiudere. Sono soldi che abbiamo chiesto per le spese di personale e la perdita di fatturato''.

 

''C'è una bella differenza tra i due aiuti - completa Olivi -. Un conto è accedere a un bonus indiscriminato per l'emergenza dei cittadini un conto è fare una domanda per accedere ad una misura dedicata a tutte le imprese. Tra i liberi professionisti ci sono molti giovani, ci sono studi che fanno fatica a stare in piedi. Io non voglio vivere di politica, la politica mi ha dato molte soddisfazioni e un trattamento economico di assoluto rispetto me mi è costata anche tanto in questi anni e, ripeto, tengo alla mia attività perché non vivo di politica''. Stesso discorso per il consigliere provinciale Ossanna. ''Quelli che ho preso io sono contributi che danno alle aziende che dimostrano di essere in difficoltà - spiega il consigliere del Patt -. Tramite il mio commercialista abbiamo provato a fare domanda e capito che avevamo i requisiti. Io ho due dipendenti ai quali pago lo stipendio e poi c'è anche l'affitto per lo studio di architetto. Quello nazionale non potevo prenderlo. Il provinciale è su tutte partite Iva ed ha funzionato bene. Con i soldi che ho preso ho pagato affitto e i due dipendenti che sono rimasti a casa con il lockdown. I 600 euro non li ho presi''.

 

Insomma le questioni sono certamente molto diverse. In entrambi i casi si parla di richieste legittime, non inficiate da nessun illecito o aggiramento delle regole. Certo è che per dei consiglieri provinciali che, ripetiamo, viaggiano su stipendi da circa 10.000 euro al mese (lordi) di base chiedere quei 600 euro è davvero qualcosa di eticamente discutibile. Job al riguardo aggiunge che ''qualcuno mi dice di vergognarmi? A queste persone io li prenderei per farli venire con me una settimana a lavorare e a risolvere problemi tra commercialisti e dipendenti. Chi non ha azienda non riesce a capire queste cose. E poi nessuno sottolinea che a marzo ho dato la mia indennità in beneficenza''. Come le giustificazioni di altri suoi colleghi (che hanno spiegato di aver dato quei 600 euro in beneficenza o li hanno presi a loro insaputa per restituirli) la toppa e peggio del buco: con i suoi soldi Job ci può fare quello che vuole, darli in beneficenza o spenderli in gelati. A noi poco importa.

 

Lui quel che fa, speriamo, lo fa perché ci crede e quindi non dovrebbe avere la necessità di sottolinearlo. Dall'altro lato i problemi di cui parla li hanno tutti i cittadini che si misurano quotidianamente con difficoltà lavorative, commercialisti, pensieri legati allo stipendio, agli affitti e alle bollette, e non hanno di certo da appoggiarsi allo stipendio di un consigliere provinciale: quei 600 euro dovevano andare a loro, a tutti quelli che non stavano arrivando alla fine del mese. Questa volta non si può non essere d'accordo con il presidente della Lega del Trentino Alessandro Savoi e con le dichiarazioni fatte anche da Salvini e dal segretario Bisesti: altro che scuse, chi ha sbagliato paghi.

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