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Coronavirus, ''A calciatori e politici si fanno i tamponi, ma non si fanno a infermieri e professionisti sanitari'', Nursing up lancia l'allarme

Il sindacato Nursing up chiede un cambio di passo e maggiori tutele per tutte le figure in trincea per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Cesare Hoffer: "Chi mette a rischio gli infermieri danneggia anche i cittadini. Le istituzioni ancora non si rendono conto che un infermiere non protetto è un soggetto che rischia di diventare vettore di contagio. Inoltre se un operatore sanitario si ammala viene messo fuori gioco e questo equivale a una garanzia assistenziale minore per il cittadino"

Di Luca Andreazza - 17 marzo 2020 - 13:39

TRENTO. "Sempre più infermieri e operatori sanitari sono stati contagiati dal coronavirus, i dati forniti globalmente dall'Isitituto superiore di sanità parlano già di oltre 2.200 unità", queste le parole di Cesare Hoffer, coordinatore di Nursing up Trento, che aggiunge: "Vogliamo conoscere dal governo i dati del personale interessato divisi per qualifica, quindi quanti infermieri e professionisti sono stati colpiti dal virus. Abbiamo richiesto la stessa analisi alla nostra Provincia".

 

La Nursing up chiede che tutto il personale sanitario venuto a contatto con pazienti positivi venga sottoposto a tampone. "Questo - prosegue Hoffer - indipendentemente che abbia indossato i dispositivi di protezione individuale. Una analisi che deve coinvolgere anche quel personale che, seppur in assenza di contatto diretto con contagiati, manifesti determinati sintomi che potrebbero essere riconducibili alla malattia".

 

E' fondamentale proteggere il personale sanitario, ormai da giorni in prima linea nel fronteggiare questa emergenza. "Una persona può infettare tra le 2 e le 3 persone - aveva spiegato a Il Dolomiti il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi - ma il tasso per un operatore è più elevato e può arrivare a 8/10 unità. Un medico non può rischiare di diventare veicolo di contagio e quindi servono filtri sugli accessi e che ogni operatore, a tutti i livelli, sia dotato di dispositivi di protezione individuale" (Qui articolo). 

 

I Dpi, però, sembrano scarseggiare come più volte messo in luce dai sindacati di categoria. "Pretendiamo una risposta rapida al tampone. A Pavia - evidenzia il coordinatore di Nursing up - eseguono un prelievo di sangue e i dipendenti hanno l'esito in tempi brevissimi. In questo momento i nostri professionisti sono un vettore significativo di diffusione della malattia e pertanto vanno attuate misure straordinarie a tutela degli stessi operatori, dei loro familiari e dei pazienti".

 

A questo si aggiunge anche la previsione, contestata dal sindaco, contenuta nell'articolo 7 del Dl 9 marzo 2020 numero 14. "Si dispone - aggiunge Hoffer - che i dipendenti soggetti alla sorveglianza sanitaria devono continuare a lavorare come se nulla fosse, anche se potenzialmente infetti, con il potenziale pericolo di diventare vettori di infezione verso le famiglie e il resto del mondo. Questa previsione è pericolosa e deve essere cancellata senza indugio in sede di conversione".

 

 La carenza di questi dispositivi è un problema drammatico a livello nazionale, tanto che nel corso della scorsa settimana il presidente nazionale degli Ordini dei medici ha scritto una lettera al presidente Conte e ai ministri per invitarli alla massima attenzione alla sicurezza del personale sanitario, alla consegna in dotazione allo stesso dei dispositivi di protezione individuale e invitare l’organizzazione sanitaria a ridurre le attività delle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali alle prestazioni non differibili o urgenti e emergenti. 

 

Un problema dei dispositivi di protezione individuale che è cruciale e anche in Trentino si avverte la gravità di questa situazione. La preoccupazione per la mancanza di Dpi è altissima tra medici e operatori. 

 

"Ci arrivano - dice Hoffer - continue segnalazioni dai nostri colleghi che lamentano una distribuzione razionata di materiale e sono preoccupati di non avere una idonea quantità di Dispositivi di protezione, chiediamo alla Provincia di impegnarsi nel reperire sul mercato mondiale ogni tipo di Dispositivo di protezione individuale per gli infermieri che svolgono la loro attività professionale in condizioni di rischio da coronavirus come indicato dall'Oms (camici, calzari, tute contenitive, caschi, guanti, ecc) , ma anche mascherine di tipologia Ffp2 e/o Ffp3, un adeguato numero di tute 3 classe tipo 4, da utilizzare a seconda dei casi. Gli infermieri e i professionisti sanitari sono esposti costantemente al contagio e ormai, trattandosi di pandemia, non è più possibile effettuare una divisione tra pazienti positivi o negativi: tutti devono essere trattati con la massima cautela, dotando il professionista della massima protezione possibile".

 

La Nursing up chiede un cambio di passo. "Non si può certo pensare di affrontare quest' emergenza globale a danno della salute degli infermieri e dei professionisti sanitari - conclude Hoffer - perché in un momento come questo chi mette a rischio gli infermieri danneggia anche i cittadini. Questo vale anche per coloro i quali, investiti delle proprie responsabilità istituzionali, ancora non si rendono conto che un infermiere non protetto è un soggetto che, più di chiunque altro, rischia di diventare vettore di contagio. Inoltre se un operatore sanitario si ammala viene messo fuori gioco: in questo momento di emergenza equivale a una garanzia assistenziale minore per il cittadino".

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