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Coronavirus, gli infermieri alla Provincia: ''Noi faremo la nostra parte fino in fondo ma aiutateci a salvare vite. Estendere l'utilizzo del tampone e servono Dpi''

Oltre a Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, e Paolo Barbacovi, già ufficiale sanitario, medico di medicina generale ed ex presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Trento, anche il numero uno degli infermieri chiede un cambio di strategia.  Pedrotti: "E’ urgente cambiare i piani come già fatto da altre Regioni quali Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Campania"

Di Luca Andreazza - 21 marzo 2020 - 17:14

TRENTO. "Noi infermieri e professionisti sanitari stiamo facendo e continueremo a fare il nostro dovere fino in fondo, ma anche le Istituzioni devono fare lo stesso garantendo la nostra salute e quindi quella dei cittadini che assistiamo", queste le parole di Daniel Pedrotti, numero uno dell'Ordine delle professioni infermieristiche, che aggiunge: "Aiutateci a salvare vite. E per farlo garantite subito, ora, a professionisti e operatori gli indispensabili dispositivi di protezione individuale".

 

C'è grandissima preoccupazione per l'assenza di Dpi: "I nostri iscritti denunciano la carenza dei dispositivi - prosegue il presidente dell'Ordine - soprattutto nei reparti Covid-19, e sul territorio nelle Rsa. A livello italiano, su oltre 2.600 professionisti positivi, oltre l’80% (quasi 2.100) sono medici e infermieri. E, per tutti, le prospettive sono quelle di un rischio altissimo senza gli adeguati dispositivi di Dpi. E' fondamentale, deve essere una priorità della Provincia di Trento, la fornitura di Dpi appropriati alla situazione, che permettano da un lato la protezione dei professionisti sanitari per evitare le situazioni di contagio tra loro, anche grave in alcuni casi, ma, dall’altro, soprattutto per garantire la sicurezza ai pazienti, che altrimenti troverebbero proprio in chi li cura e li assiste una fonte probabile di contagio".

 

Un'allerta che si estende anche nelle case di riposo sul territorio. "E’ una priorità in tutti i setting di cura - dice Pedrotti - in particolare in quelli dedicati ai pazienti Covid-19 e nelle strutture che accolgono i più fragili, coloro i quali tengono alta la percentuale di mortalità, come le Rsa, dove i fenomeni negativi si sommano e muoiono, specie nelle aree a maggior rischio, persone anziane ogni giorno. E’ prioritario inoltre potenziare, mantenendo per le assegnazioni il criterio della competenza, le dotazioni di infermieri nei servizi o aree dedicate ai pazienti affetti a coronavirus per garantire un’assistenza sicura. Assistere questa tipologia di pazienti implica specifiche competenze e rigorose procedure, che richiedono tempo e concentrazione per evitare contaminazioni dei pazienti e degli infermieri stessi ed un elevato carico emotivo per il professionista sanitario correlato al continuo supporto della persona con importanti difficoltà respiratorie e all’assistere persone in gravi situazioni".

 

Oltre a Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici (Qui articolo), e Paolo Barbacovigià ufficiale sanitariomedico di medicina generale ed ex presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Trento (Qui articolo), anche il numero uno degli infermieri chiede un cambio di strategia. "E’ urgente cambiare i piani - evidenzia Pedrotti - come già fatto da altre Regioni quali Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Campania: si deve estendere il tampone ai professionisti sanitari, che sono i soggetti più esposti al rischio di venire a contatto con i malati affetti da Covid".

 

Una raccomandazione arrivata anche dal Comitato tecnico scientifico, organo consultivo del Ministero della salute e dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità che raccomanda di “aumentare il numero dei test ai sanitari in prima linea”. Una richiesta degli infermieri messa nero su bianco e inviata alla Provincia (sotto lettera in forma integrale): "Questa nostra posizione - aggiunge il numero uno degli infermieri - è sostenuta dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) e da quella dei medici (Fnomceo), che sostengono come sia urgente ridefinire le priorità alla lotta al coronavirus mettendo in sicurezza infermieri e medici come strategia primaria di sanità pubblica e ritengono inaccettabile la mancata o inappropriata dotazione ai professionisti di Dpi".

 

 L’Ordine degli infermieri esprime forte preoccupazione per la salute dei professionisti sanitari e per la grave situazione a cui si trovano a dover far fronte e lancia a gran voce l’appello alla Provincia di Trento affinché adotti queste misure. "E' urgente un intervento che consenta di salvare vite e di garantire agli infermieri e a tutti i professionisti sanitari di assistere i cittadini in sicurezza. Siamo consapevoli - conclude Pedrotti - della carenza di dispositivi di protezione individuale a livello internazionale e dell’impegno di Provincia e Apss per trovare soluzioni anche locali al fine di garantirne l’approvvigionamento, ma questa deve essere la priorità in assoluto. L’attenzione all’uso delle risorse e all’appropriatezza è doverosa, ma non a scapito del diritto della tutela della salute". 

 

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