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Coronavirus, ipotesi stop allo sci fino al 15 gennaio. Il Bellunese: ''Speriamo di salvare il periodo natalizio ma apertura impianti è difficile''

L’amministrazione provinciale ha stanziato la prima parte delle risorse ministeriali: assegnati 2,5 milioni tra Dolomitibus e impianti. Padrin: "Cerchiamo di intervenire in questa fase su quelle realtà che ci garantiscono un effetto moltiplicatore anche sull'indotto". Destinati 300 mila euro per potenziare e migliorare il servizi di vaccinazione dell'Ulss

Di Luca Andreazza - 01 dicembre 2020 - 13:25

BELLUNO. "Aspettiamo il prossimo Dpcm ma è dura che gli impianti possano aprire prima di gennaio". Così Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno. Un po' ovunque si cerca di salvare un periodo fulcro della stagione invernale. Anche il Bellunese cerca di delineare diversi piani per fronteggiare le limitazioni imposte dal governo per contenere la diffusione del coronavirus.

 

Le incertezze sono altissime e l'attesa è per il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri che aggiorna i provvedimenti in scadenza per il prossimo 3 dicembre. Iniziano a emergere le prime indiscrezioni sulle misure che Roma intende prendere per questa fase dell'epidemia: resta un'Italia divisa a zone, ma la previsione è quella di uniformare il territorio nazionale a gialla. Il coprifuoco dovrebbe restare alle 22, mentre bar e ristoranti dovrebbero chiudere alle 18, palestre e piscine ancora chiuse. 

 

Un'altra disposizione sembra il divieto della mobilità tra Regioni con eventuali deroghe per gli anziani soli. L'orario di chiusura dei negozi potrebbe essere spostato alle 21, mentre le messe natalizie potrebbero venire anticipate. Ma il confronto tra governo e Regioni è costante. La novità è che le restrizioni potrebbero restare in vigore fino al 15 gennaio. La necessità è quella di tenere la curva del contagio sotto controllo durante le vacanze di Natale e serve tempo dopo il 6 gennaio per valutare la situazione prima di prevedere eventuali allentamenti.

 

Nel frattempo il Bellunese potenzia il settore turistico con un progetto di più ampio respiro (Qui articolo) e contestualmente affronta la crisi economica dettata dal coronavirus con l'approvazione della nona variazione al bilancio di previsione. L’amministrazione provinciale, infatti, ha stanziato la prima parte delle risorse ministeriali previste dal decreto legge 34/2020 (convertito con legge 74/2020), cioè il "fondo Covid" per far fronte alla possibile perdita di entrate connessa all’emergenza sanitaria.

 

"Stanziamo i primi 2,5 milioni di euro sui 5 in arrivo dallo Stato: risorse destinate per la maggior parte a tamponare situazioni di criticità e che sono fondamentali per tutta una serie di attività, per far fronte alla situazione di crisi creata dal Covid. Ovviamente - commenta il presidente della Provincia di Belluno - non sono sufficienti a garantire la copertura di tutti i problemi venuti a galla con la pandemia in corso".

 

Nella rendicontazione finale di fine anno, la Provincia di Belluno intende destinare le ulteriori risorse del fondo assegnato dallo Stato, alla luce del conteggio di minori spese/minori entrate di questo 2020. "In ogni caso - prosegue Padrin - abbiamo voluto dare un segnale forte a tutto il territorio, interveniamo dove possibile e soprattutto nei settori per i quali è facile creare un effetto moltiplicatore. Abbiamo definito due sotto-misure imponenti a favore di impianti di risalita e bus operator, attività che hanno risvolti turistici e sociali".

 

Nella distribuzione delle risorse, 500 mila euro della prima tranche andranno come contributo straordinario a Dolomitibus, quale ristoro dei minori ricavi tariffari dovuti al lockdown. "Una misura obbligata nei confronti della nostra società di trasporto pubblico - evidenzia Padrin - che paga a caro prezzo anche questa seconda ondata, con gli abbonamenti studenti calati del 13% e gli abbonamenti lavoratori addirittura del 33%".

 

Altri 500 mila euro finanzieranno un bando per contributi straordinari agli impianti di risalita. "Questo intervento tiene conto di vari criteri e che va incontro a un settore, quello dello sci e dell’indotto, alle prese con la seconda ondata e con la chiusura imposta durante le festività - rilevano i consiglieri provinciali Danilo De Toni (turismo), Franco De Bon (caccia e pesca) e Massimo Bortoluzzi (impianti a fune) -. Se la provincia di Belluno vuole coltivare la vocazione turistica, non possiamo tirarci indietro. Anche perché impianti chiusi a Natale significa perdere almeno il 50% del fatturato di un’intera stagione".

 

L’altro capitolo della manovra Covid riguarda l’Ulss, con la destinazione di 300 mila euro per il potenziamento e il miglioramento dei servizi di vaccinazione. "Una decisione che abbiamo preso con il direttore generale dell’azienda ospedaliera Rasi Caldogno e con il Dipartimento di Prevenzione - sottolinea il presidente della Provincia di Belluno -. Siccome ci stiamo avvicinando alla campagna di vaccini anti-Covid, andiamo a prepararci nel modo migliore, con strutture adeguate per erogare i vaccini".

 

Nella nona variazione di bilancio rientrano anche alcune altre mosse derivanti dall’avanzo di amministrazione. Come l’ulteriore finanziamento del piano di manutenzione straordinaria degli istituti scolastici per adeguamenti finalizzati all’emergenza sanitaria (circa 100 mila euro).

 

C'è anche uno stanziamento delle risorse necessarie a completare la convenzione con Veneto Strade per la manutenzione della viabilità (911 mila euro). Viene finanziata anche sala operativa del Ccs-centro coordinamento soccorsi, unità operativa in corso di allestimento all’interno della nuova caserma provinciale dei vigili del fuoco (400 mila euro). E la predisposizione di 1,8 milioni di euro per gli accordi di programma con gli enti locali per interventi di difesa del suolo.

 

"In questo caso, confermiamo la modalità operativa varata qualche mese fa - conclude Bortoluzzi -. La Provincia mette le risorse, i Comuni o le Unioni Montane mettono la progettazione degli interventi. Così è possibile velocizzare l’esecuzione degli importanti lavori richiesti in maniera quasi continua dalla fragilità del territorio. Quanto alla sala operativa del Ccs, si tratta di un cofinanziamento per dare seguito a un progetto nato durante i giorni di Vaia che aveva avuto anche importanti donazioni da parte di cittadini e imprese. L’obiettivo è creare una sala adatta alle esigenze del territorio, per far fronte alle emergenze e anche per i grandi eventi che ci apprestiamo a ospitare. L’idea è che possa diventare un progetto pilota da ampliare alle province limitrofe, vista la collaborazione con i vigili del fuoco". 

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