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La Provincia si rimangia le promesse e all'Associazione per i minori chiede un affitto a 5 zeri. L'appello a Segnana e Fugatti: ''Aiutateci, così si minano progetti e accordi decennali''

L'Appm, l’associazione provinciale per i minori è la realtà che da 45 anni offre ai ragazzi con e senza famiglia occasioni educative, di socializzazione e di crescita e da anni le era stato promesso il trasferimento nella nuova sede (appena completata) di San Martino. Ma ecco la sorpresa: Spinelli ha chiesto un affitto mensile più che doppio rispetto a quanto l’associazione da 170 dipendenti e 5000 utenti versa per gli uffici attuali in cui organizza la sua attività a Trento Nord. Qualcosa di impossibile e allora ecco la lettera del cda alla Pat

Di Carmine Ragozzino - 23 novembre 2020 - 12:14

TRENTO. “Ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare. Così solita e banale come tante che non merita nemmeno due colonne sul giornale”. Invece no. Chiedendo scusa al mitico Guccini per l’uso senza abuso della sua lirica, l’incipit di una delle sue canzoni più belle e più crude va modellato su una vicenda tanto surreale quanto indicativa. È l’ennesima dimostrazione di quello “sgoverno” provinciale che sta affondando il Trentino tra incapacità e sicumera. La piccola storia che dunque merita più di due colonne resta ignobile per sciatteria e assurdità amministrativa, ma per fortuna – o per speranza, fate voi – ancora non è del tutto arrivata all’epilogo.

 

C’è ancora tempo, insomma, per una repiscenza – un ravvedimento – da parte della Provincia. C’è ancora tempo per rispettare un “patto” siglato fin dai tempi della giunta provinciale Dellai, confermato e rafforzato dalla giunta Rossi, sostenuto dal Comune di Trento. Un patto che adesso rischia di diventare carta straccia a causa della miope ed arrogante mistica commerciale che muove l’insensibilità sociale dell’attuale assessore provinciale Spinelli, personaggio di punta dell’amministrazione Fugatti. Per mano di Spinelli - nel silenzio del presidente Fugatti e di Segnana, assessora in materia – una vicenda nobile rischia di precipitare appunto nell’ignobile. Si fa strame di un accordo, di una progettazione e di una costruzione ad hoc che se dovesse – come pare – cambiare adesso destinazione comporterebbe ulteriori spese di pubblico denaro. E – di più - comporterebbe la perdita di un’occasione aggregativa capace di vitalizzare un quartiere e servire all’intera città.

 

Nel rione di San Martino l’asilo, realizzato nel 1889, è stato per una vita un’istituzione formativa e un punto di riferimento sociale. Nel 1995 l’asilo fu chiuso: lo stabile divenne progressivamente ma inesorabilmente un rudere al centro di preoccupazioni: decoro, stabilità e sicurezza. Nel 2011 la Fondazione proprietaria lo trasferì alla Provincia con la clausola di un recupero “vincolato” ad attività a favore della popolazione giovanile, specie quella più svantaggiata. In questa direzione andò l’abbattimento prima, (2018) e la costruzione poi, (finita da 5 mesi), di un nuovo, moderno, ecologico e funzionale palazzo. Il rispetto del vincolo venne individuato “dall’altra Provincia”, (Dellai, Rossi), e dal Comune di Trento nel portare in via Manzoni la sede amministrativa e gli spazi di aggregazione di Appm, l’associazione provinciale per i minori. È la realtà che da 45 anni offre ai ragazzi con e senza famiglia occasioni educative, di socializzazione e di crescita. Ebbene, tutto sembrava andare secondo logica e secondo accordo fino a quando Spinelli non si è piccato di “monetizzare” laddove monetizzare è impossibile se non a deperimento di servizi che per altro vengono svolti da Appm per conto dei Comuni e della stessa Provincia.

 

Spinelli ha chiesto ad Appm un affitto mensile più che doppio rispetto a quanto l’associazione da 170 dipendenti e 5000 utenti versa per gli uffici attuali in cui organizza la sua attività a Trento Nord. Da 60 mila a 120 mila euro più le spese di manutenzione dello stabile, (che non sono basse): questa la richiesta (si fa per dire ) da Patrimonio del Trentino. Un capestro, altro che richiesta. L’Appm quei soldi non li ha e non li avrà mai. Oltre che irreale il fatto diventa quasi comico: Appm non è ente a scopo di lucro, i servizi (che sono tanti e spesso vitali nel settore della marginalità giovanile), vengono pagati dalle amministrazioni, Provincia compresa. Insomma, si sarebbe di fronte al curioso caso di una Provincia che prova a far cassa su sé stessa. A scapito di chi fa del bene al territorio.

 

L’Appm, naturalmente, ha declinato la proposta-cappio di Spinelli. L’associazione confida ancora che Fugatti e Segnana si rendano finalmente conto che trattare una realtà sociale alla stregua di un qualsiasi interlocutore privato è scandaloso. Di scandaloso, per altro, ci sarebbe davvero tanto se la Provincia non dovesse soprassedere all’idea di utilizzare il nuovo edificio per scopi diversi da quelli concordati e “vincolati”. Concordando per anni progettazione e costruzione Appm ha indicato e visto realizzare spazi legati alle funzioni aggregative ed educative dell’associazione: aule per laboratori, dopo scuola, gioco, una sala prove e una di registrazione per chi suona, ampie zone per attività collettive e uno spazio pubblico al servizio della circoscrizione.

 

Sì, tutto questo e anche di più perché Appm non ha mai considerato la nuova sede come soli “uffici” ma come polo di “politiche giovanili” sulla base di una lunghissima e apprezzata esperienza. Che ne sarebbe di quegli spazi? Quanto costerebbe riadattarli ad eventuali funzioni burocratiche di una Provincia che certo non può immaginare di aggirare furbescamente il vincolo della fondazione San Martino piazzando in via Manzoni qualche “sportello giovani”? Ma non è nemmeno questo il punto. Il punto è l’insipienza con la quale si vorrebbe annullare un percorso lungo e condiviso oltre che utile. In nome di nemmeno si sa che cosa. Il consiglio di amministrazione di Appm ha deciso di portare la questione all’attenzione pubblica.

 

Dopo la comunicazione di Trentino Spa - Appm può scordarsi l’edificio di via Manzoni - il fondatore Cavagnoli, il presidente Depaoli, il direttore Romito e tutti i consiglieri lanciano un appello: la Provincia torni sui suoi passi contabili e si rimetta sulla strada dell’attenzione a chi è più in credito. I giovani, appunto. “Dal 1976 – si legge nel documento - anno di costituzione ufficiale - al fine di rispondere più efficacemente ai bisogni del territorio, sono state avviate nel tempo esperienze diversificate quali le attività residenziali, diurne, aggregative, colonie, progetti di comunità, interventi domiciliari, accoglienza di nuclei familiari bisognosi, l’accompagnamento al lavoro, l’impegno con il mondo della scuola con gli educatori scolastici e i Dsa e i servizi di conciliazione”.

 

Spinelli si sarà reso conto che non sta discutendo con venditori di tappeti ma con portatori sani di socialità e lotta alle marginalità? L’intervento del Cda Appm è utile anche se un po’ tardivo perché forse tardi si è capito che con questa Provincia l’investimento in fiducia pare davvero un investimento a perdere. Ma non si sa mai. Metti che Fugatti e Segnana sappiano per una volta “stupire” per sensibilità e buon senso saremmo pronti ad onorarli con un convinto “chapeau”.

 

 

 

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