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Più morti e ricoveri in intensiva dell'Alto Adige ma Fugatti è deluso ''per le mancate risposte'' del Governo (che in realtà su impianti, scuole e vacanze da giorni si ripete)

Il Trentino chiede date certe al Governo e ribadisce la sua volontà di aprire gli impianti, ovviamente ai turisti prima che ai residenti. Intanto però oggi si contano altri 8 morti e il totale della seconda ondata sale a 257 mentre le persone in terapia intensiva restano 44 

Di Luca Pianesi - 01 December 2020 - 18:30

TRENTO. Troppi contagi, troppi ricoveri e troppi morti, un presidente Fugatti che tutti i giorni ripete che ''la curva è stabilizzata'' ma al tempo stesso aggiunge che ''quel che succederà domani non lo sappiamo'' e intanto al Governo si chiedono date certe e una road map inattaccabile per aperture di impianti, scuole e cenoni natalizi. Forse a chi governa il Trentino non è ancora chiaro quel che sta succedendo in tutto il mondo, con una pandemia internazionale che sta sconvolgendo vite, ordini precostituiti, programmi, economie, esistenze e forse si è convinti dai propri dati parziali e poco rappresentativi sui nuovi contagi che ''a nuttata sia passata'' e il Governo si diverta a tenere ''appese'' le regioni alpine in questo inizio di stagione invernale perché cattivo e antipatico.

 

E se i numeri del contagio sono effettivamente in calo (altissimi lo stesso, ma in calo) a livello nazionale perché ci sono state intere regioni in lockdown e restrizioni imposte, comunque, su tutto il territorio italiano, alcuni numeri trentini sono tutt'altro che rassicuranti, paragonabili (se non peggiori, purtroppo) al vicino Alto Adige che sta lentamente cercando di uscire dalla zona rossa autoimposta dal presidente Kompatscher a inizio mese: i decessi in questa seconda ondata in Trentino sono 257 mentre in Alto Adige sono 243, le persone in terapia intensiva a Trento sono 44 e a Bolzano 34 mentre i ricoveri sono 406 a Trento e 414 a Bolzano (dati protezione civile).

 

Certo i positivi se messi a confronto tra le due province sono lontani anni luce (2.000 in Trentino contro i 10.512 dell'Alto Adige) ma la motivazione la conoscete ormai tutti e mentre in Alto Adige si sono fatti anche oltre 350.000 tamponi antigenici il cui risultato è stato comunicato in tempo reale a tutta la cittadinanza (infatti ci sono altri 3.100 positivi in isolamento) e da alcuni giorni tamponi antigenici eseguiti e positivi trovati con questi si inseriscono anche nei comunicati stampa, in Trentino si continua a nascondere il dato più importante alla comunità, quello che fotograferebbe la realtà dei fatti e spingerebbe la comunità a tenere certi comportamenti di tutela (il complessivo dei positivi trovati ogni giorno che, per esempio, sabato era di circa 800 contagiati contro i 219 comunicati dalla Pat).  

 

Quel che è certo, purtroppo, è che più aperture ci saranno più il virus tornerà a circolare perché è tutt'ora molto presente e non ci sono condizioni climatiche, come era avvenuto invece a maggio, che lascino sperare in un calo della curva senza l'imposizione di misure restrittive. E allora è chiaro che un periodo di vacanze e di ''vuoto'' scolastico e lavorativo programmato come il Natale non potrà che essere usato per evitare il più possibile di far moltiplicare il virus per abbattere la curva e permettere al maggior numero di italiani di poter tornare a lavorare e a scuola, dopo la Befana. I contro ci sono e sono enormi, è ovvio, ma la realtà che stiamo vivendo è una realtà d'emergenza assoluta, la più grande (sotto tutti i punti di vista) dal dopoguerra ad oggi e pensare che in un contesto simile si possa contare sull'impatto economico delle vacanze è davvero molto difficile.

 

Buoni governanti concentrerebbero le loro energie sul cercare più ristori possibili (e invece che investire 5 milioni nell'innevamento artificiali, come ha già fatto la Giunta, questa volta, avrebbero potuto destinare queste risorse, da subito, ai lavoratori del settore) e sul progettare iniziative e alternative, studiando nuove formule e sperimentando nuove strade. Non è, ancora una volta, il caso del Trentino e nella confusione generale Fugatti e Failoni, chiedono certezze dallo Stato che, a dirla tutta, in realtà, da giorni continua a ripetere gli stessi concetti: non si scia fino al prossimo anno; non si torna a scuola fino al prossimo anno; l'intenzione è quella di ridurre gli spostamenti tra le regioni, anche dello stesso colore giallo, per evitare cenoni di gruppo.

 

''Crediamo che il Governo voglia andare avanti per la propria strada - ha ammesso il presidente Fugatti dopo l'incontro Stato Regioni -. Però c'è da dire che il Governo si è preso una responsabilità con Conte in Europa per chiudere tutto in tutti gli altri Stati. E di fronte alla chiusura di tutti i Paesi abbiamo chiesto i ristori. Nell'incontro si è parlato di spostamenti e il governo non ha dato chiarimenti definitivi. Per esempio non sappiamo se da una zona gialla si può andare in un'altra zona gialla? Noi possiamo andare in Veneto? Sulla scuola noi abbiamo chiesto perché non si può pensare di riaprire prima delle vacanze natalizie? Anche qui il governo pare non essere d'accordo. Però pensiamo che riaprire tutto dopo il 6 potrebbe avrebbe un forte impatto e alcuni di noi chiedevano di partire prima per arrivare preparati ma i margini di manovra per noi non ci sono se il governo non vorrà muoversi in questa direzione''.

 

''Da parte nostra - ha detto Fugatti - non creiamo polemiche però crediamo che se il governo decide di chiudere ci deve dare ipotesi di aperture. Va capito se questa ipotesi di apertura non c'è o aspettano il dibattito parlamentare. Oggi, anzi per settimana prossima, dovremo prendere ordinanza che si lega al nuovo dpcm del governo. Sulle chiusure dei negozi noi non le riassumiamo. Perché la situazione del contagio è stabile e quindi ci sentiamo di poter fare nuove aperture con i negozi e poi inizia il periodo natalizio e del commercio e crediamo si debbano far lavorare questi operatori''.

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