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Trento e Rovereto chiuse la domenica, Maestri: ''Prevale la filosofia del 'meglio le piste' e l'hotel dell'assessore'', il Pd di Rovereto: ''Ci condannano a lenta agonia?''

Anche i capogruppo di maggioranza in Consiglio comunale a Trento entrano nel dibattito: "Il metodo di Failoni colpisce alcuni Comuni, chissà perché i maggiori sono di colore politico diverso da quello dei firmatari della legge". La candidata sindaca Silvia Zanetti (Si può fare): "Le istituzioni devono riflettere, senza paura e con coraggio. Serve sforzo"

Di Luca Andreazza - 05 luglio 2020 - 20:15

TRENTO. "Abbiamo lavorato oltre dieci anni per rendere Trento 'città turistica': siamo passati da 200.000 visitatori l'anno ad un milione investendo in strutture e musei, nella capacità di creare sinergie, in festival qualificati, in intelligenze e competenze". Così Lucia Maestri, ex assessora comunale al turismo, ex consigliera provinciale e oggi segretaria del Partito democratico. "Questa è la negazione di una evoluzione importante della città capoluogo. La negazione della concezione del turismo culturale. Quasi che il turismo sia solo piste, laghi - magari quelli giusti (Qui articolo) - e malghe. Quasi che il promuovere un intero territorio, con le sue diverse specificità e declinazioni, possa risultare blasfemo. Perdiamo tutti così. Perde il Trentino".

 

E' altissima la tensione dopo che la Provincia ha deliberato che Trento non è una città turistica e quindi i negozi devono abbassare le serrande la domenica e i festivi (Qui articolo). "In questi anni - prosegue Maestri - abbiamo fatto leva su un rapporto speciale tra pubblico e privato, tra natura e cultura, che il capoluogo può promuovere anche a beneficio di tutto il territorio provinciale. Ora pensare che Massimilano I, i Thun, i Madruzzo, le Case affrescate, un centro storico che racconta l'apertura della città alle diverse culture e al dialogo, il Castello del Buonconsiglio, il Muse, il Museo dioscesano, le Gallerie, il Museo Caproni, le Albere, la Galleria Civica, il Festival dell'Economia, il Film Festival della Montagna, il nuovo Festival dello Sport, i centri di ricerca, l'Università, i Mercatini di Natale, la grandissima e pullulante creatività delle miriadi di associazioni e imprese culturali presenti in città siano un orpello, un inciampo, nel definire se Trento sia o non sia città turistica, è abominevole".

 

Viene cancellato così un lungo percorso di investimenti e azioni per creare quelle sinergie in grado di rendere la città sempre più attrattiva. "Questo al netto delle aperture o chiusure dei negozi: una competenza che sappiamo non essere in capo al Consiglio provinciale. Deprimere Trento è deprimere il Trentino. Negare autonomia a Trento è l'equivalente di negarla al Trentino. Ma in Trentino - spiega la segretaria del Pd -  prevale la filosofia del 'meglio le piste' e l'hotel Cristina in quel di Pinzolo. Assessore Failoni: la competizione non è tra comuni limitrofi, ma con il resto del mondo. La città ha molto da dare e da dire. Basta volerla ascoltare".

 

Entrano in gioco anche interessi elettorali. "A meno che non si ritenga Trento la 'nemica'. Per qualche voto - evidenzia Maestri - anche Trento nemica per voi ci può stare, basta alla Lega per rispondere all'elettorato di riferimento. Del Trentino, del suo destino, delle sue preziosità, della sua cultura millennaria, della sua creatività non interessa. E pensare che Bruno Kessler era uomo delle valli che guardava alla città come fattore trainante di un Trentino unico, coeso e competitivo. Altri tempi? E' evidente. Altro respiro? Evidente pure quello".

 

Dopo l'assessore Roberto Stanchina (Qui articolo), anche i capigruppo di maggioranza a palazzo Thun intervengono nel dibattito: "Il turismo - dicono Alberto Pattini (Patt), Paolo Serra (Pd), Giovanni Scalfi (Futura) e Renato Tomasi (Cantiere democratico) - è un settore strategico e rappresenta un volano importante per l'economia urbana in grado di contribuire alla crescita culturale e sociale, un traino per le altre realtà economiche e produttive presenti in città. Trento è un 'ponte' geografico unico tra l’Italia e l’Europa, le occasioni di sviluppo non mancano. Il metodo di Failoni colpisce alcuni Comuni, chissà perché i maggiori sono di colore politico diverso da quello dei firmatari della legge. Un provvedimento che produce incertezze tra i lavoratori di quei settori, probabilmente licenziamenti e si concluderà con l’illegittimità della legge stessa: sono tanti i danni per il territorio".

 

Anche Silvia Zanetti, candidata sindaco a Trento per la coalizione di "Si può fare" prende posizione. "I mesi fiorenti per il commercio sono da aprile-maggio a settembre e durante il periodo natalizio. Ma vale moltissimo anche la domenica a disposizione della famiglia. Allora è qui che serve conciliare esigenze di natura diversa ma egualmente importanti quali economia, turismo e diritti dei lavoratori. L'emergenza Covid-19 ci ha resi più deboli e spaventati, anche e soprattutto, dalle prospettive economiche. In questa fase complessa non è tanto il battersi sulla natura turistica o meno della città, ma lottare per ripartire, per riprendersi la normalità. Dobbiamo, con umiltà, chiedere uno sforzo ulteriore ai tanti lavoratori che vorrebbero chiuse le attività commerciali la domenica o almeno chiedere che venga data la facoltà di poter decidere autonomamente. Disporre l'apertura domenicale oppure ampliare il numero di aperture discrezionali previste nel provvedimento, senza imposizioni e polemiche. Occorre senso civico e mediazione. Le istituzioni devono riflettere senza paura e con coraggio".

 

Malumori anche a Rovereto, tagliata fuori dal metodo Failoni. "In un mercato turistico sempre più agguerrito e globale - commenta Carlo Fait, segretario del Pd roveretano - una località diventa attrattiva se possiede una identità forte. La città della Quercia non ha nulla da invidiare a mète turistiche anche più blasonate: ha una storia illustre, culminata in un Settecento ricco di fascino e di tesori da scoprire; ha alcune eccellenze in campo culturale, come il Mart, che sono già molto frequentate anche da un target internazionale; ha infine un mix di imprenditoria, creatività e bellezze naturali che altre località ci invidiano: la città deve tenere in mano il proprio futuro".

 

E il Partito democratico indica alcune direttrici. "Questo si traduce nel mantenere alta l’attenzione nella tutela dell’ambiente, un asset strategico sul mercato turistico. Ma significa anche - evidenzia - migliorare la viabilità esistente senza stravolgimenti, come la Valdastico con uscita a Marco, che toglierebbe alla città la sua identità e la ridurrebbe a 'paesone' di scorrimento veloce. Significa mantenere nelle mani dei roveretani l’elaborazione di strategie di marketing turistico, rafforzando il ruolo e le potenzialità dell’Apt locale".

 

Un ruolo naturalmente viene giocato dal commercio cittadino. "Un comparto da valorizzare il più possibile con una politica mirata, interventi concertati con i diretti protagonisti per puntare a un rilancio del centro storico e della grande distribuzione. E’ perfettamente logico che in tutto questo a Rovereto deve essere riconosciuto quello status di città turistica che le viene dalla sua storia e dalla sua vocazione naturale. E’ impensabile che, altrimenti, la seconda città del Trentino, la sede del Mart e di altre strutture culturali, debba chiudere le serrande dei negozi alla domenica, facendo dirottare tutto il flusso turistico su altre località: Rovereto non vuole essere condannata a una lenta agonia, ma vuole vivere alla grande il suo futuro. Non ha bisogno di avventure e di avventurieri 'calati dall’alto', ma di timonieri esperti che mantengano ben saldamente la barra del comando nelle mani dei cittadini", conclude Fait.

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