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Il Cda della Fondazione Mach parte dimezzato. Per la prima volta il mondo agricolo resta alla porta. Federcoop: ''Strappo che fa male''

E' il risultato del nuovo assetto contenuta nella riforma portato avanti dall'assessora Giulia Zanotelli. La Pat ha nominato un Consiglio d'amministrazione provvisorio composto da 5 membri. Zanotelli: ''Non possiamo permetterci che un ente importante a livello nazionale e internazionale viva una fase di stallo". Dallapiccola: "I contadini devono essere parte integrante della Fem. C'è inoltre l'incapacità della maggioranza di mediare per evitare rotture"

Di Luca Andreazza - 09 gennaio 2021 - 12:00

TRENTO. Si conferma la spaccatura nel Consiglio d'amministrazione della Fondazione Mach. Si parte senza la rappresentanza del mondo agricolo e la Provincia ha nominato un vertice dimezzato. Una situazione mai avvenuta

 

"Prendiamo atto che i soggetti titolari del diritto di designazione, secondo lo statuto, non hanno raggiunto la necessaria unità nell’ambito del processo decisionale; non possiamo tuttavia permetterci che un ente importante e riconosciuto a livello nazionale e internazionale, oltre che centrale per lo sviluppo dell’agricoltura del futuro come la Fondazione Mach, viva una fase di stallo. Per questo motivo - commenta l'assessora Giulia Zanotelli - la Giunta ha deciso di procedere con la nomina di un membro provvisorio che sarà sostituito dai rappresentanti individuati dal comparto. Il nostro compito è quello di valorizzare e rendere sempre più efficiente questo ente, al quale riconosciamo una grande importanza, anche in vista della nuova Pac".

 

Si prende atto che non c'è la necessaria unità, un pasticcio che appare tutto politico per la voglia di portare avanti a tutti i costi una riforma che ha portato a questa spaccatura senza precedenti e un comparto agricolo che esce, momentaneamente ben inteso, dai quadri. E' il risultato del nuovo assetto portato avanti dall'assessora. La decisione è stata quella di ridurre le sedie in Cda; un cambio di paradigma con i sei sindacati, cioè ColdirettiCia, Confagricoltura, Act-Associazione contadini trentiniAcli Terra Federcoop, a dover trovare una condivisione per i 4 posti a disposizione (Qui articolo).

 

Un ente definito nella nota di piazza Dante quale "fiore all’occhiello della ricerca in Trentino". Vero, e verrebbe da pensare se così non fosse quale sarebbero state le scelte portate avanti. I sindacati agricoli non sono riusciti a trovare la quadra sui nominativi da proporre alla Provincia, pur con un tempo supplementare di confronto. C'è una spaccatura che non si è riusciti a risolvere per arrivare a definire la partita nella sua interezza.

 

"La cooperazione agricola trentina - commenta Roberto Simoni, presidente di Federcoop - ha lavorato con grande determinazione e in modo unitario per arrivare ad una intesa sui componenti del cda della Fem, tale da garantire una governance autorevole e pienamente rappresentativa delle istanze che vengono dal mondo agricolo locale. Nonostante gli sforzi, non è stato possibile raggiungere una intesa pienamente unitaria con tutte le organizzazioni sindacali di settore. Questo strappo fa male. E' una scelta di cui ci rammarichiamo, convinti come siamo che alla Fondazione Mach non servano bracci di ferro ma progetti condivisi".

 

Da una parte Coldiretti, Conafagricoltura, Act e Federcoop hanno riproposto i nomi emersi qualche settimana fa: Diego Coller (presidente di Conagricoltura), Michele Odorizzi (vice presidente di Federcoop e presidente di Melinda), Luigi Stefani (Coldiretti) e Giacomo Broch (vice presidente Cooperfidi e della Federazione provinciale allevatori). Scelte che non hanno trovato il via libera di Cia e Acli Terra.

 

"Questo - aggiunge Simoni - ha portato alla decisione della Giunta provinciale di non nominare i componenti proposti. Per questo dobbiamo continuare a lavorare per arrivare a una intesa che salvaguardi da una parte l’unità del mondo agricolo e dall’altra esigenza di completare la riforma dell’ente, che è fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura trentina. Già nei prossimi giorni chiederemo un incontro per conoscere le motivazioni tecniche di tale decisione, che non condividiamo".

 

Una situazione che preoccupa naturalmente anche le opposizioni in Provincia. "Al grido del cambiamento a tutti i costi - dice l'ex assessore Michele Dallapiccola - la Giunta leghista ha deciso di iniziare il cambiamento dal Cda invece che dai costi, senza riuscire a mettersi d'accordo con il mondo agricolo. I contadini devono essere parte integrante della Fondazione Mach, altrimenti si perdono esperienze e competenze. C'è inoltre l'incapacità della maggioranza di mediare per evitare rotture. La responsabilità è tutta politica".

 

Intanto la Pat ha nominato il Cda provvisorio, composto dal presidente Mirco Maria CattaniAngelo Frascarelli (esperto di Politica agricola comune; professore di Economia e politica agraria e Politica agroalimentare all'Università di Perugia. Componente del Comitato scientifico del Crea e del Comitato scientifico di Edagricole. Collabora con le principali riviste specializzate per il mondo agricolo); Andrea Merz (direttore di Concast Trentingrana e membro del Cda di Grana Padano); Roberta Raffaelli (esperta in sistemi agroalimentari, territorio e ambiente; professoressa ordinaria di economia all’Università di Trento. E' stata indicata dall'assemblea delle minoranze) e Ilaria Romagnoli (esperta di diritto agrario, avvocato), quest'ultima membro provvisorio, pronta a cedere il posto appena la parte sindacale trova un accordo.

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