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In Trentino via libera all’installazione di 18 antenne per il 5G: ecco perché non bisogna incorrere in inutili allarmismi

Il 5G è già sbarcato in Trentino dove sono installate 18 antenne per supportare questa nuova tecnologia. Fugatti: “L’implementazione della tecnologia 5G sul territorio è la naturale evoluzione delle precedenti generazioni di standard per la telefonia mobile che sono al giorno d’oggi imprescindibili nella vita quotidiana dei cittadini”

Di Tiziano Grottolo - 15 gennaio 2021 - 10:55

TRENTO. “L’implementazione della tecnologia 5G sul territorio è la naturale evoluzione delle precedenti generazioni di standard per la telefonia mobile che sono al giorno d’oggi imprescindibili nella vita quotidiana dei cittadini”. A parlare a nome della Giunta è il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, per rispondere a un’interrogazione presentata da Lucia Coppola dei Verdi.

 

Fugatti fa sapere che attualmente, sono arrivate 42 richieste di autorizzazione per l’installazione di antenne 5G, 18 di queste sono state approvate. Nessuna delle richieste riguarda la banda a 26 gigahertz. Inoltre, sono state presentate nuove domande che sono al vaglio degli organi competenti. “La nuova generazione, in particolare, grazie a performance migliori sotto il profilo dell’ampiezza di banda e della maggior velocità di aggancio alla rete, consentirà l’erogazione di servizi innovativi, quali, per esempio, la telemedicina e la guida autonoma, in grado di rendere il nostro territorio più competitivo”.

 

Il 5G è un tema che fa molto discutere, anche perché una parte della popolazione ritiene che questo possa rivelarsi pericoloso per la salute. Ciò non rappresenta una novità infatti, anche quando venne implementato il sistema 4G, e persino per il wifi, si creò un movimento di opposizione a questo tipo di tecnologie. Nonostante non siano ancora stati presentati degli studi accettati dalla comunità scientifica in grado di dimostrare la presunta pericolosità del 5G, il fronte degli oppositori è molto agguerrito.

 

La verità è che il sistema 5G “viaggia” su frequenze più elevate rispetto le generazioni precedenti sfruttando, però, un sistema diffuso di antenne i segnali emanati hanno una potenza inferiore. Addirittura l’esposizione alle onde elettromagnetiche diminuirà, o perlomeno sia la stessa del sistema 4G, fermo restando che in materia esistono leggi stringenti. Insomma, per ora, le teorie di chi ne sostiene la pericolosità sono vere e proprie bufale (c’è persino chi afferma che il 5G aumenti la diffusione del Covid) o non sono sostenute da evidenze scientifiche. Il Dolomiti aveva approfondito la questione con l'ex direttore degli Eit Italia Roberto Saracco (QUI APPROFONDIMENTO) e anche con Altroconsumo (QUI ARTICOLO).

 

La cosiddetta quinta generazione dunque, oltre a permettere l’implementazione di nuovi servizi, rispetto alla tecnologia precedente aumenta in maniera considerevole la velocità di trasmissione (fino a 10 volte). In più vengono ridotti i tempi di latenza, cioè il tempo che passa da quando si trasmette un comando alla sua effettiva realizzazione, di pari passo aumentano le connessioni che possono essere gestite contemporaneamente. Per ora i problemi principali risiedono nell’elevato costo dei dispositivi (e delle tariffe) che supportano questa tecnologia.

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