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Nuova svolta autoritaria in Turchia, Erdoğan vuole sopprimere “l’opposizione curda”: avviato l’iter per estromettere dal Parlamento l’Hdp

Circa 600 esponenti del partito filo-curdo dell’Hdp sono accusati di “turbare e distruggere l’integrità indivisibile dello Stato”. Se le accuse saranno confermate il Partito Democratico dei Popoli rischia lo scioglimento, mentre Erdoğan si sbarazzerebbe di una delle principali forze di opposizione

Di Tiziano Grottolo - 18 marzo 2021 - 10:55

ANKARA (TURCHIA). Nel 2015 il Partito Democratico dei Popoli (Hdp) aveva fatto il suo ingresso dirompente sulla scena politica turca, cogliendo di sorpresa molti analisti politici e mandando su tutte le furie il presidente Recep Tayyip Erdoğan. In pochi infatti, si sarebbero aspettati che una coalizione, formata da diversi partiti legati alla minoranza curda e forze della sinistra, sarebbe stata in grado di superare la soglia di sbarramento “monstre” del parlamento turco fissata al 10%.

 

Da allora l’Hdp è riuscito (seppur perdendo parte del consenso) a replicare il risultato per altre due volte e tutt’ora conta 67 seggi, ma la Turchia, passata attraverso un fallito colpo di Stato (avvenuto in circostanze mai chiarite), ha subito una svolta autoritaria orchestrata dallo stesso presidente Erdoğan.

 

I curdi rappresentano da sempre una minoranza perseguitata in Turchia, ma da quando Erdoğan ha impresso una svolta “neo-ottomana” alla sua politica estera i conflitti interni ed esterni sono aumentati. È anche per contrastare l’autogoverno instaurato dai curdi in Rojava che la Turchia ha preso parte alla guerra civile siriana: a inizio 2020 sono state sferrate una serie di offensive nella Siria del nord (articoli QUI e QUI). Appoggiandosi anche a milizie della galassia fondamentalista jihadista l’esercito turco (supportato da aviazione e artiglieria) è penetrato in territorio siriano con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto e scacciare le forze filo-curde dalla zona.

 

Nel frattempo Erdoğan ha portato avanti anche un’offensiva contro le opposizioni interne limitando i diritti civili e le tutele politiche. Nel novembre del 2016 Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ, leader nonché parlamentari dell’Hdp sono stati arrestati e accusati in maniera strumentale di aver preso parte a un attentato contro la sede della polizia di Diyarbakır. Da allora altri parlamentari ed esponenti del partito curdo hanno subito pressioni e violenze o sono stati ingiustamente incarcerati. Ora si è arrivati alla resa dei conti finale: nei confronti dell’Hdp è stata intentata una causa per chiederne di fatto lo scioglimento e contestualmente vietare a circa 600 esponenti del partito, accusati di “turbare e distruggere l’integrità indivisibile dello Stato”, di proseguire con la loro attività politica. Se le accuse saranno confermate un partito che rappresenta circa 6 milioni di elettori turchi verrebbe chiuso perché considerato un intralcio alla svolta autoritaria portata avanti dal presidente Erdoğan.

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