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Raddoppio della Valsugana, le Acli contrarie: ''Il territorio verrebbe irrimediabilmente compromesso. Un unicum per valenze ambientali, agricole e turistiche''

La soluzione messa sul tavolo da piazza Dante è quella della "2+2 corsie" per un impegno da circa 86 milioni. Le Acli evidenziano la necessità di porre attenzione sui pesanti costi, ambientali e di bilancio, che comporterebbe l’opera proposta dalla Pat: "Assenza di una progettualità completa e condivisa"

Di L.A. - 17 marzo 2021 - 17:58

TRENTO. "Esprimiamo la contrarietà al progetto approvato dalla Giunta provinciale di Trento". Le Acli si schierano contro il raddoppio della statale 47 della Valsugana nel tratto tra Ospedaletto e Castel Ivano a ridosso del fiume Brenta.

 

La soluzione messa sul tavolo da piazza Dante è quella della "2+2 corsie" per un impegno da circa 86 milioni. Un progetto che nelle ipotesi provinciali permette di ottenere un controllo dell’accesso del traffico pesante dal Veneto e un allontanamento del medesimo dai centri abitati. Si mantiene quindi l’attuale sede stradale della Ss 47, messa in sicurezza nel corso degli anni, come strada locale di accessibilità agli abitati. Tutto il traffico d’attraversamento utilizzerà invece la nuova arteria (Qui articolo).

 

"Rileviamo - commentano Luca Oliver (presidente Acli trentine) e Flavio Sandri (presidente Acli Terra del Trentino) - l'assoluta mancanza di programmazione nella gestione della viabilità della Valsugana se consideriamo che nel tratto della statale in questione, dove sono in corso i lavori, la Provincia ha approvato ben sette varianti in corso d’opera. E' stato aggiunto il progetto '2+2' ipotizzando, stando alle nostre informazioni, addirittura la possibilità di una terza corsia, se necessaria". 

 

 

Un piano che però presenterebbe diverse criticità (Qui articolo), dubbi che sono emersi anche a Grigno (Qui articolo). Anche le Acli sollevano più di un dubbio rispetto a questa ipotesi. "L’assenza di una progettualità completa e condivisa che provi a offrire un rimedio duraturo e realmente efficace al problema del traffico su questa importante arteria rischia di minare la credibilità dell’azione della Giunta provinciale, mettendo in evidenza un approccio teso a inseguire il consenso politico piuttosto che le effettive esigenze e gli equilibri del territorio". 

 

Alla luce di tali dubbi sia sul metodo che sulle soluzioni proposte dalla Giunta, le Acli a maggior ragione vogliono porre l’attenzione sui pesanti costi, ambientali e di bilancio, che comporterebbe l’opera proposta dalla Pat. "L’intervento su questo tratto di viabilità - evidenziano Oliver e Sandri - insiste, infatti, in un settore della valle che rappresenta un unicum quanto a valenze ambientali, agricole e turistiche. Si tratta inoltre di un settore di territorio particolarmente pregiato per via delle produzioni tipiche e del paesaggio rurale, per l’importanza di una delle piste ciclabili più belle d’Europa e per la rilevanza ecologica che assume questo tratto di alveo naturale del fiume Brenta".

 

Un raddoppio di quel tratto di strada che sembra rappresentare una soluzione quasi unica a livello provinciale. "L’intervento previsto dalla Giunta provinciale - aggiungono le Acli - comprometterebbe in maniera irreversibile tra i tratti più interessanti e attrattivi di un comprensorio turistico che ha fatto della sostenibilità il suo punto di forza come dimostrato dall’impegno ambientale portato avanti negli ultimi anni dall’Azienda per il turismo e dagli operatori del settore dell’accoglienza della valle".

 

Sono diversi i nodi nella realizzazione del raddoppio, compreso il consumo di suolo che potrebbe variare tra i 27 e i 34 ettari. Non a caso il presidente Fugatti si è anche impegnato a riservare in sede di progettazione e realizzazione una particolare attenzione alle tematiche ambientali (recupero e messa disposizione di territorio per le coltivazioni agricole), alla pista ciclo-pedonale della Valsugana e alle attività economiche esistenti lungo l’asse dell’attuale Ss 47, rendendosi da subito disponibile al confronto sulle soluzioni tecnico-progettuali più idonee a tale finalità. Il tutto di concerto con le amministrazioni comunali dei territori interessati con verifica sul campo.

 

"Non possiamo dimenticare - concludono Oliver e Sandri - che si tratta di un’area dove l’attività agricola primaria rappresenta una voce forte e competitiva grazie all’opera di riordino fondiario, la prima in questo senso avvenuta in provincia di Trento, seguita al disastro dell’alluvione del 1966, che ha consentito di migliorare la messa a coltura e le produzioni su circa 40 ettari di territorio che verrebbero irrimediabilmente compromessi. Riprendendo anche le posizioni di contrarietà all’opera, espresse da molti esponenti dell’associazionismo economico e della società civile attraverso un petizione sottoscritta nel corso del 2020, invitiamo le istituzioni competenti, le amministrazioni locali e tutta la popolazione interessata al tema della grande viabilità della Valsugana ad attendere i risultati e le ricadute dell’intervento attualmente in fase di completamento lungo la Ss47, prima di assumere ulteriori decisioni che rischierebbero di impattare in modo deleterio sull’equilibrio viabilistico, sociale e ambientale della valle".

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