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"Strada dei Crozi, il Servizio geologico evidenzia pericolo caduta massi e parla della realizzazione di più di 1 km di barriere, sono state posizionate?". L'interrogazione di Zeni

Nella relazione del Servizio geologico della Provincia, dice il consigliere del Partito Democratico: "Si evidenzia il rischio di caduta massi e si parla della realizzazione di barriere elastiche per proteggere il tratto dal fenomeno. Gli adempimenti previsti sono stati tutti regolarmente attuati?"

Di Filippo Schwachtje - 05 agosto 2021 - 17:05

TRENTO. Strada dei Crozi, qual è la pericolosità del vecchio tratto stradale, utilizzato oggi per deviare il traffico durante i lavori sul viadotto della Valsugana e che verrà poi usata come pista ciclabile? A chiederselo è il consigliere del Partito Democratico Luca Zeni, in un'interrogazione presentata in consiglio dopo aver approfondito l'analisi tecnica della situazione realizzata dal Servizio geologico della Provincia. “Nella relazione si evidenzia il rischio di caduta massi sulla strada – scrive Zeni – e si conclude affermando che 'una corretta protezione dei fenomeni di caduta massi possa essere attuata prevalentemente mediante la realizzazione di barriere elastiche per 1114 complessivi metri di lunghezza, suddivise in 23 tratte di lunghezza compresa fra i 30 e gli 80 metri ognuna e di altezza di 4 o 5 metri'. Gli adempimenti previsti sono stati tutti regolarmente attuati?”.

 

L'intervento del consigliere arriva a più di un mese di distanza da una precedente interrogazione presentata dallo stesso Zeni il 25 giugno scorso quando, dopo un temporale, la vecchia strada dei Crozi era stata 'invasa' da vere e proprie cascate d'acqua (Qui Articolo). All'epoca Zeni aveva chiesto (senza peraltro, dice il consigliere, ottenere alcuna risposta) di sapere “come si intende affrontare il problema relativo alla caduta e alla formazione di autentiche cascate d’acqua e detriti e, nei mesi freddi, di ghiaccio provenienti dal fronte roccioso che sovrasta il vecchio sedime della statale 47 della Valsugana, se è immaginabile deviare l’acqua o predisporre una copertura, oppure se sarà necessario chiudere la deviazione almeno nei giorni di pioggia e nel periodo invernale”.

 

“Nelle settimane e nei mesi successivi – spiega Zeni – i numerosi automobilisti in transito nelle giornate di pioggia hanno assistito spesso alla chiusura della strada, con conseguente restringimento della carreggiata ad una sola corsia, in alcuni casi in cima alla galleria di Martignano, con conseguenti code all’interno; in altri casi a Trento nord prima dell’innesto della galleria; in altre occasioni con la chiusura completa della galleria di Martignano e deviazione del traffico sulla strada vecchia che passa a San Donà”. Pochi giorni dopo aver presentato l'interrogazione quindi, il 28 giugno il consigliere del Pd aveva chiesto al Servizio geologico della Provincia le loro valutazioni in merito alla sistemazione della vecchia strada dei Crozi.

 

“Dopo un lungo e faticoso iter - dice Zeni - finalmente è stato possibile accedere alla relazione". Dopo aver inoltrato la richiesta infatti, il consigliere racconta d'aver dovuto aspettare fino al 21 luglio per ottenere il documento e che in seguito l'Amministrazione avrebbe indicato ("ormai è diventata un'abitudine") la sussistenza di un generico obbligo di riservatezza ("dimenticando che tale obbligo deve essere motivato in base a quanto previsto dalla legge e non può essere una generica indicazione discrezionale dell’Amministrazione"), ritenendo che i documenti, in quanto di natura strettamente tecnica, si prestino facilmente ad essere mal interpretati. "Quindi viene inventata una nuova previsione normativa - continua Zeni - l'obbligo di riservatezza per la natura strettamente tecnica di un parere geologico".

 

Nel merito, la relazione descrive le caratteristiche dell'area e si sofferma poi sulla stabilità geomorfologica, spiega Zeni, riportando un estratto del documento: "Sull’area di intervento non si rilevano processi morfogenici particolarmente intensi e frequenti. La buona permeabilità posseduta sia dal substrato roccioso sia dalle coperture quaternarie facilita l’infiltrazione delle acque di superficie, impedendo di conseguenza la formazione di linee di concentrazione idrica e relativi fenomeni di erosione. Unica eccezione è costituita dalla presenza di una linea di deflusso idrico superficiale con portate piuttosto pronunciate e continue, presente a circa 260 metri dall’estremità ovest del tracciato; tale linea, in occasione di forti precipitazioni, risulta in grado di riversare sull’attuale sede stradale sia significative quantità d’acqua sia frammenti litici, in genere centimetrici o pluricentimetrici, prodotti da deboli azioni erosive operate più a monte dallo stesso corpo idrico. La presenza di diffuse pareti rocciose nella parte medio alta del versante, unite ad acclività piuttosto pronunciate del pendio, determina inoltre la possibilità di isolati crolli di massi che possono anche occasionalmente interessare la sede stradale con blocchi di volumetria in genere piuttosto contenuti; tale argomento necessitando di una idonea opera di mitigazione, verrà trattato in modo più compiuto in uno specifico capitolo nel proseguo della presente trattazione".

 

Il proseguo, dice Zeni, riguarda proprio gli interventi proposti: “I dati ottenuti dalle simulazioni, elaborati prendendo in considerazione anche la presenza di interventi di consolidamento già realizzati (bullonature e imbrigliamenti in alcuni punti delle parti superiori e reti in aderenza sulle scarpate immediatamente a monte del tracciato in oggetto), evidenziano come allo stato attuale perduri la possibilità che la vecchia sede viaria, oggetto di futuri interventi, possa essere interessata dalla caduta di massi provenienti dal versante sovrastante. In particolare, le elaborazioni numeriche restituiscono in corrispondenza dell’area immediatamente a monte del tracciato stradale, energie cinetiche attese per i massi in caduta con valori non superiori a 1000kJ. Per quanto invece riguarda le altezze di traiettoria, esse risultano generalmente contenute entro i 4 – 5 metri. Sulla base dei risultati ottenuti, si ritiene pertanto che una corretta protezione dai fenomeni di caduta massi possa essere attuata prevalentemente mediante la realizzazione di barriere elastiche per complessivi 1114 metri di lunghezza, aventi tutti energie di dissipazione nominale pari a 1000kJ. suddivise in 23 tratte di lunghezza compresa tra i 30 ed 80 metri ognuna e di altezza di 4 o 5 metri”.

 

Quelle stesse barriere che, secondo il consigliere dem: “Ad un sopralluogo visivo delle zone antistanti quelle interessate, non paiono evidenti, nonostante le dimensioni che dovrebbero essere notevoli”. Alla Giunta provinciale quindi, Zeni chiede “rassicurazioni” in merito alle barriere, in poche parole se “l'intervento sulla strada dei Crozi abbia preventivamente rispettato le prescrizioni contenute nella relazione geologica sopra menzionata” e se "gli adempimenti previsti dal parere del Servizio geologico della Provincia citato siano stati tutti regolarmente attuati, visto anche il numero consistente di automobilisti che ogni giorno percorre il tratto stradale interessato". 

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