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"Fuori i provita dall'Università". La protesta a Sociologia: "No al Festival della famiglia della Pat, vetrina di idee misogine, sessiste e omotransfobiche"

La conferenza "L’emergenza demografica in Italia: i dati, le cause, le conseguenze. Quali le soluzioni possibili?", tenuta a Sociologia (promossa dalla Pat e moderata da Laggia, giornalista di "Famiglia Cristiana") è stata criticata da molti attivisti: "Non faremo passi indietro di fronte a chi vuole propinarci un modello di società che nega e rende invisibili le soggettività Lgbtqia+, che attacca le donne e la loro libertà"

Di Francesca Cristoforetti - 30 novembre 2022 - 17:30

TRENTO. "Né patria né Stato né Dio, sul mio corpo decido io. No Festival della famiglia". E' questo lo striscione appeso ieri, 29 novembre, fuori dall'Università di Sociologia durante il presidio di molti studenti e studentesse ma anche attivisti e attiviste del Collettivo transfemqueer, Non una di Meno e Cur per dire no alla conferenza promossa nell'ambito del Festival della Famiglia 2002, ideato dalla Provincia Autonoma di Trento. "Festival della famiglia: omofobi, razzisti e antiabortisti. Grazie Pat e Unitn", recita il secondo striscione nell'atrio.

 

"Fuori i provita dall'Università": sono queste le parole ripetute nel pomeriggio di ieri fuori dall'aula Kessler, dove a partire dalle 15 si è tenuto l'incontro "L’emergenza demografica in Italia: i dati, le cause, le conseguenze. Quali le soluzioni possibili?", moderato dal Alberto Laggia, giornalista di "Famiglia Cristiana" con Paolo Nicoletti, Direttore Generale - Provincia autonoma di Trento; Luciano Malfer, Dirigente Generale, Agenzia per la coesione sociale - Provincia autonoma di Trento, Agnese Vitali, Docente - Università di Trento; Roberto Volpi, Statistico; Luca Cifoni Diodato Pirone, Giornalisti “Il Messaggero”.

 

Presenti anche esponenti del mondo politico: Alessia Rosolen, assessora al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Alfredo Caltabiano, presidente dell'Associazione nazionale famiglie numerose e Stefania Segnana, assessora alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia della Provincia autonoma di Trento.

"Il festival della famiglia si è contraddistinto negli anni come vetrina di idee misogine, sessiste e omotransfobiche - riporta un volantino -, invitando il meglio (o il peggio) del panorama ultracattolico nazionalista come Fontana e Pillon". Un evento che viene criticato soprattutto per il tipo di narrazione, "che punta il dito contro le donne e tutte le soggettività non conformi alle norme etero-patriarcali, negando loro il diritto di autodeterminarsi".

 

Incontri come questo, prosegue il volantino, "un tentativo di avvallare politiche che si traducono in forme di controllo dei corpi e di costrizione di essi all'interno dei ruoli di genere reazionari che la società patriarcale ci impone: essere mogli o madri sforna-figli per la madrepatria".

 

Nella descrizione della conferenza salta all'occhio un passaggio, "Cosa impedisce alle giovani coppie italiane di realizzare la propria fecondità desiderata?". A questo rispondono gli attivisti che accusano: "Il 'problema del calo demografico' a che modello di famiglia si rivolge? - riporta un secondo volantino -. Quali sono le coppie italiane? Non tutte le persone desiderano avere figli".

 

Un evento che declina quindi il concetto di famiglia al singolare (come tra l'altro viene ben rappresentato nell'immagine che riporta mamma e papà come figure genitoriali insieme ai figli). "Una famiglia declinata al singolare 'naturalemnte' eterosessuale. Un modello di famiglia che teme il calo demografico di un'Italia bianca, eterosessuale. Una famiglia 'naturale' che non solo incasella la donna nel ruolo di immutabile di riproduttrice e l'uomo nel ruolo di breadwinner, ma che nega completamente l'esistenza di altre forme e strutture famigliari".

Per questo concludono gli attivisti presenti, "non siamo disposti a fare un passo indietro di fronte a chi vuole propinarci un modello di società che nega e rende invisibili le soggettività Lgbtqia+, che attacca le donne e la loro libertà di autodeterminazione e che segrega le persone all'interno di confini fisici e simbolici".

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