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| 16 giu 2022 | 13:16

I militanti del Centro sociale Bruno bloccano lo sfratto della famiglia in difficoltà: “Servono più case Itea e più tasse per chi tiene gli appartamenti sfitti”

Lo sfratto della famiglia che rischiava di finire in strada per non aver pagato le spese condominiali (poi saldate) è stato rinviato dopo l’intervento degli attivisti del Centro sociale Bruno: “Lottiamo contro il vuoto istituzionale, l’ufficiale giudiziario è stato costretto ad andarsene”

I militanti del Centro sociale Bruno bloccano lo sfratto della famiglia in difficoltà
di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Basta sfratti, la casa è un diritto”, è questo lo striscione che ieri, 15 giugno, faceva da sfondo al presidio organizzato in via Bolzano 48 a Gardolo dagli attivisti del Centro sociale Bruno, dell’Assemblea Contro il Carovita e dell’Assemblea Antirazzista Trento. Il presidio è stato lanciato per denunciare la situazione in cui si trovano Lotfi Ben Sassi, cittadino di origine tunisina che da molti anni vive a Trento, e la sua famiglia che rischiano di vedersi sbattere fuori di casa.

 

“La famiglia – spiegano gli attivisti – è sotto sfratto esecutivo per non essere riuscita a pagare in tempo due rate delle spese condominiali. Un ritardo che non può umanamente giustificare uno sfratto esecutivo e mettere in strada un intero nucleo familiare con una bambina di 7 anni e un bambino di 1 anno e mezzo con una grave invalidità”.

 

Nonostante l’appello pubblico infatti, e la possibilità di pagare l’affitto mensile, il proprietario di casa ha deciso comunque di proseguire con l’iter dello sfratto. Il problema è che le agenzie immobiliari a cui la famiglia si è rivolta non affittano a meno che non si possa offrire la garanzia di un contratto a tempo indeterminato o caparre sostanziose.

 

Il picchetto di ieri però ha dato i suoi frutti. I militanti delle tre realtà erano presenti fin dalle prime ore del mattino in via Bolzano, dove si trova l’abitazione della famiglia Ben Sassi, e sono riusciti a far rinviare lo sfratto. “L’ufficiale giudiziario – sottolineano – è stato costretto a posticipare l’ingiusto provvedimento. Oggi la città di Trento avrebbe cacciato una famiglia con dei minori in strada, tra l’immobilità e il silenzio del Comune di Trento e dei servizi sociali che non hanno saputo prospettare soluzioni valide. Per questo abbiamo impedito che avvenisse lo sfratto”.

 

Secondo gli attivisti, comunque, è presto per cantare vittoria. L’ufficiale giudiziario ha solamente posticipato l’appuntamento al prossimo 24 giugno anche se dal Centro sociale Bruno fanno sapere che sarò organizzato un nuovo presidio per impedire che lo sfratto possa essere messo in atto. “Chiediamo che la famiglia Ben Sassi possa rimanere fino a fine anno nell’appartamento per permettere loro di trovare un altro alloggio. Al tempo stesso ci rivolgiamo alle istituzioni, perché questo non è un caso isolato ma la conseguenza di assenza di interventi strutturali provinciali sul problema casa”.

 

La richiesta è quella di creare un fondo provinciale per le morosità, oltre a investire per aumentare il numero delle case popolari Itea e incrementare la tassazione sugli appartamenti sfitti. Ad ogni modo il prossimo 24 giugno gli attivisti saranno nuovamente a in via Bolzano 48 a Gardolo per bloccare anche il secondo tentativo di sfratto.

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