Addio Olimpiadi a Pinè, l'ex presidente Rossi: ''I dubbi del Cio già da mesi: grave perché la Provincia non hanno detto la verità al Comune e ai cittadini''
L'ex presidente Ugo Rossi: "La Provincia era a conoscenza della situazione ma le carte erano 'confidenziali': si è scelto di non dire la verità, i cittadini e l'amministrazione comunale sono stati presi in giro"

TRENTO. "Una figuraccia". Questo il commento di Ugo Rossi, ex presidente della Provincia, dopo l'ufficialità della rinuncia alle gare olimpiche a Pinè. "Una colossale presa in giro".
I dubbi sulla sede di gara aleggiavano fin dall'assegnazione dei Giochi all'Italia, ma tutto è definitivamente precipitato nel periodo natalizio con Torino che ha messo a disposizione gli impianti per rientrare nel giro. La decisione era nell'aria e negli scorsi giorni è arrivata l'ufficialità della rinuncia.
L'aumento dei costi ha inciso sul fronte sostenibilità post evento. Resta che la Provincia ha gettato la spugna per un differenziale di una ventina di milioni e un documento "confidenziale" del Cio (Qui articolo). Ma sono le tempistiche a lasciare perplessi. Una vicenda che ha amareggiato Paolo Deville, il presidente della Federghiaccio trentina si è dimesso (Qui articolo).
Le conclusioni "confidenziali" sono scaturite dalla riunione del 6 ottobre in sede Cio. Ma il 7 novembre 2022 il Consiglio comunale di Pinè aveva approvato a larghissima maggioranza il progetto, mentre a dicembre una delibera della Giunta metteva a disposizione per l’Ice Rink 60 milioni di euro (50,5 per la copertura e 9,5 per opere accessorie).
"Il Comune ha approvato il progetto alla presenza dell'assessore Failoni a inizio novembre - dice Rossi - mentre il Cio ha espresso qualche contrarietà già a ottobre. La Provincia era a conoscenza ma le carte erano 'confidenziali': si è scelto di non dire la verità, i cittadini e l'amministrazione comunale sono stati presi in giro".
Un'opera che il Cio "non ritiene un buon investimento per la comunità". "Ma già l'investimento da 35 milioni non era probabilmente sostenibile e le Olimpiadi da sole non avrebbero risolto l'esigenza di rilancio dell'Altopiano di Pinè", evidenzia Rossi. "E' dal 2019 che dico in privato e in Aula, anche con ordini del giorno a Fugatti e Failoni che il progetto non poteva stare in piedi e avevo suggerito fin da subito di verificare se si poteva evitare la copertura dell'impianto oppure spostare a Milano le gare e fare investimenti sul territorio".
La politica territoriale in buona sostanza sembra essere stata demandata al Comitato olimpico internazionale, senza dimenticare che alcune perplessità erano già emerse nel 2019 e si ricorderà i test, con esito negativo, sulla struttura di Milano (Qui articolo). "E' grave - commenta Rossi - perché si è scelto di illudere il territorio quando già a ottobre la Provincia era a conoscenza delle perplessità e dei dubbi. E' stato chiesto di approvare un progetto e un business plan sapendo che non si sarebbe andati avanti sulle Olimpiadi: qualcuno dovrebbe riflettere su questo modo di agire".
L'ex presidente ha manifestato più di un dubbio sull'opera necessaria per le Olimpiadi e ha acceso i riflettori sull'esigenza di riqualificare in forma più leggera il palazzetto, valorizzare con investimenti più puntuali l'area lago e puntare sulla ciclabile (Qui articolo). "Chi governa può sbagliare ma qui è più grave perché non hanno detto la verità al Comune di Pinè e ai cittadini. Non ci sono stati coraggio e chiarezza per affrontare i problemi dell'Altopiano: si è perso tempo e ci vorranno altri 2 o 3 anni per pianificare il rilancio della zona", conclude Rossi.
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