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Trento
04 marzo | 16:56

Dal “No-Green pass” al “No alla Nato” (VIDEO): Casagranda guida la protesta contro la guerra in Ucraina

Gli argomenti della manifestazione sono una via di mezzo contro la “dittatura sanitaria” dei tempi del Covid e la Nato (che si vorrebbe fuori dall’Italia), inoltre chi protesta è contrario all’invio di armi al Governo Zelensky

di Tiziano Grottolo

TRENTO. “L’Italia ripudia la guerra”, hanno scelto una citazione dell’articolo 11 della Costituzione i manifestanti che oggi, 4 marzo, hanno sfilato per le vie di Trento per protestare in particolare contro il conflitto in Ucraina. A guidare la protesta, “armato” di megafono, Ezio Casagranda l’ex sindacalista dell’Usb oggi passato alla Cub.

 

Fra i manifestanti appunto spiccavano la bandiere del sindacato della Cub ma non mancavano le maschere di Guy Fawkes (rese celebri dal film “V per Vendetta”), lo striscione di “Uniamoci Trentino Aps” (associazione legata alle proteste contro il Green pass) e le bandiere con falce e martello dei partiti comunisti minori.

Gli argomenti sono una via di mezzo contro la “dittatura sanitaria” dei tempi del Covid e la famigerata Nato, l’alleanza atlantica a guida statunitense che si vorrebbe fuori dall’Italia. Passando per via Manci non sono mancati nemmeno i riferimenti a Il Dolomiti. “Cosa succederebbe se il Governo italiano mettesse fuori legge il dialetto trentino – ha domandato retoricamente Casagranda – cosa è successo in Alto Adige perché si voleva imporre la lingua italiana, cari giornali dove avete la memoria? Cosa leggete?”. Poi l’affondo contro il vero bersaglio: “Perché l’Ucraina ha messo fuori legge chi parla il russo, ha messo al bando tutti i libri russi?”. Chi protesta infatti è contrario all’invio di armi al Governo Zelensky che sta cercando di opporsi all’invasione russa.

 

Poi Casagranda successivamente ha aggiunto: “Che differenza c’è fra la scienza e la religione? Perché se bisogna comunque credere alla scienza questa non è più scienza allora si chiama religione, questo è quello che qualche giornalista dovrebbe chiedersi”.

 

 

 

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