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"Le europee non riflettono il termometro politico della provincia". Palermo e il voto in Alto Adige: "La norma è tagliata su misura per l'Svp, andrebbe rivista"

Il costituzionalista, ex parlamentare e professore universitario Francesco Palermo analizza i risultati delle elezioni europee in Alto Adige: "La questione è tutta intorno all'adeguatezza della normativa speciale per le minoranze linguistiche, al momento tagliata su misura per la Svp. Non è che la avvantaggia troppo? Mi permetto di dire che pur sacrosanta, questa legge non si applica praticamente con nessun'altra realtà"

Di Marcello Oberosler - 12 giugno 2024 - 19:00

BOLZANO. Il professor Francesco Palermo è qualcosa in più di una semplice voce autorevole: costituzionalista, ex parlamentare, professore universitario. Bolzanino di nascita e di indole, per così dire. Uno che sa spesso dare alle cose un suo punto di vista fresco a incisivo: glielo abbiamo chiesto in merito ai risultati delle elezioni europee in area altoatesina. “Sono quasi sorpreso che da Trento qualcuno abbia interesse a parlare di Bolzano e Alto Adige”, le prime parole di Palermo al telefono. “Credo che a nessun giornalista altoatesino sia venuto in mente anche solo di dare un'occhiata ai risultati trentini”.

 

Professore, partiamo da qui: cosa la ha colpita di questa tornata elettorale in Alto Adige?

 

“Parto da un concetto se vogliamo eterodosso: i voti degli altoatesini all'estero. Stiamo parlando tendenzialmente di giovani, studenti, lavoratori qualificati, spesso inseriti in Paesi europei di area tedesca. Ebbene, come spesso accade il voto espresso da questa piccola ma rappresentativa “comunità” è molto più a sinistra rispetto a quanto espresso dal territorio altoatesino. Tanto per dare un'idea, i verdi hanno preso più del doppio dei voti della Svp. Ebbene, credo che questi dati mostrino in maniera inequivocabile quanto velocemente la società sta cambiando, intorno a noi. Molto di più di quanto pensiamo e di quanto di accorgiamo”.

 

L'altro dato che colpisce è quello dell'affluenza: peraltro un dato che accomuna, tristemente, quasi tutto il Paese.

 

“Partiamo dal presupposto che nessuno dovrebbe festeggiare, nemmeno chi ha vinto: perché, tanto per fare un esempio, anche Fratelli d'Italia e Partito Democratico rispetto alle tornate precedenti perdono voti. in valore assoluto. C'è davvero poco da rallegrarsi. Cosa rappresenta questa situazione? Il sintomo di una società che non crede più in questi strumenti. Di una società viziata, che non dà peso all'importanza del momento elettorale e che tende a vedere delusioni continue anche laddove le cose, tutto sommato, non vanno poi così male. Dando per scontate delle cose che sono frutto di anni di battaglie e conquiste, sociali e politiche. La verità è che non c'è più coscienza dell'aspetto comune: si guarda a sé stessi e non alla collettività. Si perde visione dei bisogni e delle necessità della comunità”.

 

Col risultato che poi la politica parla solo di sé stessa, nutrendosi dei suoi battibecchi di parte senza capo né coda, quando in Europa ci troveremo presto, volenti o nolenti, di fronte a grandi sfide da affrontare ed epocali decisioni da prendere. E in sostanza nel dibattito politico, ammesso che lo si possa chiamare così, di queste questioni non si è sostanzialmente sentito parlare. Ma è la gente che certi discorsi non li vuole più sentire, o sono i partiti che non vogliono che se ne parli?

 

“Nasce prima l'uovo o la gallina? Scherzi a parte, non ho una risposta a questo quesito, legittimo. In altri Paesi, per fortuna, non è stato così. Penso alla vicina Germania in cui uno dei temi principali del dibattito politico nazionale in vista delle elezioni europee è stato quello del green deal: alle nostre latitudini di ambiente non si è parlato per niente. Politica europea? Diciamo che si è votato per il governo italiano, o per l'opposizione, con capilista che si sapeva in partenza non sarebbero andati a Bruxelles. E poi c'è il terzo aspetto che penso valga la pena sottolineare”.

 

Prego.

 

“Che i risultati in Alto Adige sono falsati rispetto alla politica reale dal fatto che non si siano presentati i partiti di estrema destra tedeschi: con la diretta conseguenza che il termometro elettorale non è del tutto veritiero. A differenza delle provinciali la Svp di fatto non ha praticamente antagonisti”.

 

Eppure a Bolzano, comune capoluogo, i numeri della Svp sono comunque piuttosto bassi. Siamo al 13,6%. 

 

“Questo è normale, deriva dalla composizione linguistica della popolazione. C'è anche in Alto Adige la tendenza che si verifica un po' ovunque di questa forbice tra le città e le aree rurali, di campagna, o di periferia. E a Bolzano città quei partiti di destra tedeschi sono deboli, mentre in provincia sono molto più forti e come già evidenziato in queste elezioni europee non erano rappresentati”.

 

Più sorprendente, invece, il risultato delle amministrative di Laives dove ha vinto il ballottaggio un sindaco “tedesco”?

 

“Più che il risultato, l'elemento interessante e sintomo dei tempi è un altro. Mi spiego. Dieci o vent'anni fa un appello al ballottaggio del tipo 'non si può perdere un sindaco italiano' avrebbe probabilmente funzionato. Oggi invece questo aspetto è molto meno sentito dalla gente, c'è molta più porosità, specialmente nella parte italiana. Il quadro anche dal punto di vista etnico sta cambiando”.

 

Allargando lo sguardo c'è qualche altro elemento che pensa valga la pena evidenziare?

 

“Le norme. Se non altro, credo sia arrivato il momento di fermarsi e riflettere. La questione è tutta intorno all'adeguatezza della normativa speciale per le minoranze linguistiche, al momento tagliata su misura per la Svp. Non è che la avvantaggia troppo? Mi permetto di dire che pur sacrosanta, questa legge non si applica praticamente con nessun'altra realtà. Eppure Team K o gli stessi verdi avevano praticamente tutti esponenti di lingua tedesca. Altri candidati avrebbero avuto un numero di voti sufficienti, ma per loro non si applicavano le stesse norme. Insomma, forse bisognerebbe mettere in discussione questa legge su cui ormai nessuno si pone alcun problema, dandola un po' per scontata. Un po' troppo”.

 

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