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Belluno
04 novembre | 20:11

Alemagna: quando il governo stanzierà i soldi per la messa in sicurezza definitiva? La risposta della Provincia: “Servono prima gli studi per capire cosa fare”

A che punto è la messa in sicurezza dell’Alemagna nella Valboite? È questo l’oggetto dell’interrogazione presentata in Consiglio provinciale dalla consigliera Sindi Manushi, che sottolinea come al momento non siano stati stanziati nemmeno i fondi per redigere il progetto. Replica il consigliere Massimo Bortoluzzi: “Dobbiamo prima capire cosa vogliamo fare: i soldi vanno messi sulle cose giuste”

BELLUNO. A che punto è la messa in sicurezza dell’Alemagna nella Valboite? È questo l’oggetto dell’interrogazione presentata oggi, lunedì 4 novembre, in Consiglio provinciale dalla consigliera Sindi Manushi, che sottolinea come al momento non siano stati stanziati nemmeno i fondi per redigere il progetto. Replica il consigliere Massimo Bortoluzzi: “Dobbiamo prima capire cosa vogliamo fare: i soldi vanno messi sulle cose giuste”.

 

Del tema si era già discusso a luglio, durante il Consiglio a San Vito di Cadore (qui l’articolo). “Oggi proseguiamo il percorso - esordisce ora la consigliera - dopo che abbiamo dato mandato al presidente della Provincia di chiedere al governo di inserire al primo esercizio utile la somma per mettere in sicurezza in modo definitivo l’Alemagna. Un lavoro quindi strutturale su tutta la valle del Boite e su un progetto, quello del viadotto, rimasto nei cassetti del Ministero dei trasporti e che andrebbe aggiornato”.

 

Manushi cita anche le notizie trapelate dal tavolo tecnico di ieri in prefettura (qui i dettagli): la possibile nomina di un commissario ad hoc e, soprattutto, i lunghi tempi di esecuzione delle opere. “So per certo - afferma la consigliera - che i lavori saranno diluiti nei prossimi anni. Finora alla messa in sicurezza abbiamo in parte contribuito come Provincia e sono stati ottenuti 5,5 milioni di euro, utili però a ripianare i danni già cagionati. A ciò fanno seguito gli step successivi: dalla realizzazione dei tombotti per attutire l’emergenza all’opera finale che, secondo Luca Zaia, dovrebbe costare non meno di 60 milioni di euro. Come intendiamo muoverci per farli stanziare dal governo nella prossima manovra di bilancio?”.

 

La risposta è di Bortoluzzi, delegato alla difesa del suolo. “Dopo il Consiglio di luglio - risponde - abbiamo mandato la richiesta al governo e, nel frattempo, abbiamo avuto diverse interlocuzioni in primis con Anas, che sta studiando il percorso da fare. Il viadotto era infatti una delle ipotesi al vaglio, ma deve venire da studi ingegneristici al momento non realizzati. Sicuramente saremo parte attiva affinché l'opera sia fatta con una spesa congrua e l’obiettivo di creare le condizioni di sicurezza essenziali, ma parlare di 60 milioni, che non so da dove Zaia abbia tirato fuori, è non sapere di cosa si sta parlando. Che tratto va messo a posto? Dobbiamo intervenire ad Acquabona, solo la parte del Marcora, o anche Cancia? Quindi al momento Anas farà i tombotti, mentre per le altre opere dobbiamo attendere gli studi altrimenti si mettono i soldi senza una logica”.

 

“Non credo - replica Manushi - che il presidente della Regione spari cifre a caso. Studi precedenti ci sono già, poiché il problema dell'Alemagna è qualcosa su cui si ragiona da tempo, per cui ora si tratta di scegliere la soluzione con il migliore bilanciamento costi benefici. L’interrogazione è dunque finalizzata a capire quando l'opera risolutiva sarà messa a bilancio, o almeno la sua progettazione: nella pubblica amministrazione gli iter sono avviati solo se si chiede di farlo, perciò bisogna procedere il più velocemente possibile”.

 

Quindi i soldi anche solo per la stesura del progetto non sono stanziati perché manca la quantificazione economica dello stesso. “Se parliamo di tutta la valle del Boite - conclude Bortoluzzi - servono 6 miliardi di euro, non 60 milioni: dobbiamo allora capire cosa vogliamo. Intanto bisogna mettere in sicurezza le aree finora non catalogate come non sicure, ma servono studi scientifici per evitare di realizzare opere dove non servono”.

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