Concerto a Pergine di Romanovsky, il sindaco lo vuole, il Pd dice no e da Belluno arriva l'appoggio di Azione: ''Suonò a Mariupol sulle macerie, atto di propaganda"
E' un caso il concerto in Trentino di Romanovsky, artista che aveva suonato sulle macerie del teatro di Mariupol. Il Pd e Kessler chiedono l'annullamento, il sindaco invece tira dritto. Evento difeso da Morgan Betti, ex assessore alla cultura di Pergine. A intervenire per chiedere di cancellare l'appuntamento Azione Belluno

PERGINE VALSUGANA. "Permettere a Romanovsky di esibirsi significherebbe legittimare un gesto che offende la memoria delle vittime di Mariupol e contraddice i valori di giustizia e dignità che animano le nostre comunità". A intervenire è Azione Belluno che chiede di annullare il concerto del musicista russo previsto a Pergine Valsugana. "Gli organizzatori e le istituzioni devono riaffermare con chiarezza che la musica deve unire i popoli non giustificare la violenza".
E' un caso il concerto di Alexander Romanovsky, programmato per martedì 9 settembre a Pergine Valsugana nella cornice del Festival innamorarsi della musica. L'artista si era esibito sulle macerie del teatro di Mariupol, bombardato dall’esercito russo mentre centinaia di civili, tra cui numerosi bambini, avevano trovato lì rifugio. Un gesto identificato come un sostegno a Vladimir Putin. Il Partito Democratico è già intervenuto per chiedere di annullare l'appuntamento, così come Giovanni Kessler, presidente e fondatore di Ucraina Eu.
Una vicenda che ora varca i confini provinciali. E' Azione Belluno a intervenire per dire "No" al concerto: "Quel teatro è diventato il simbolo di una strage che ha segnato la coscienza europea. E' un musicista di indiscusso talento ma suonare lì non può essere considerato un gesto neutrale, ma un chiarissimo atto volontario di propaganda che trasforma un luogo di dolore in uno strumento politico. La difesa della memoria e dei valori di pace non può limitarsi ai confini comunali o regionali, ma riguarda l’intera comunità trentina e veneta".
Da qui l'invito a cambiare idea. "Pergine e tutta l’area della Valsugana hanno una tradizione culturale riconosciuta e rispettata in tutto il territorio", aggiunge Azione Belluno. "Permettere oggi a Romanovsky di esibirsi significherebbe legittimare un gesto che offende la memoria delle vittime di Mariupol e contraddice i valori di giustizia e dignità che animano le nostre comunità. Per questo, come voce che viene da una provincia contermine, ma si sente parte di un’unica rete civile e culturale, chiediamo agli organizzatori e alle istituzioni di annullare il concerto e di riaffermare con chiarezza che la musica deve unire i popoli, non giustificare la violenza".
Il sindaco di Pergine Valsugana, Marco Morelli, è intervenuto invece per spiegare che non c'è l'intenzione di cancellare l'evento in quanto sarebbe un atto anti-democratico. A difendere l'esibizione è Morgan Betti, consigliere comunale di opposizione e già assessore alla cultura del centro perginese.
"Negli ultimi giorni è stata avanzata da parte del consigliere Mirko Casagrande una richiesta di annullamento dell’evento", commenta Betti. "A tale pressione rispondo con altrettanta fermezza: vietare un concerto non significa difendere la democrazia, ma minarne le fondamenta. Se vogliamo definirci liberali, e credo che questo valga per tutti, al di là degli schieramenti, dobbiamo difendere la libertà dell’arte e della cultura, anche quando possono suscitare sensibilità diverse".
Romanovsky, "che è ucraino ma anche cittadino italiano, è un pianista di fama internazionale, formatosi in Italia, applaudito nelle più importanti sale da concerto del mondo. Risulta riduttivo e ingiusto ridurre la sua presenza a Pergine a una bandiera politica. La musica di Chopin che interpreterà non è russa o ucraina ma è patrimonio dell’umanità. Per questo mi auguro che il sindaco Marco Morelli e l’amministrazione non cedano alla tentazione di annullare l’appuntamento. Il compito di una comunità che si dice libera e democratica è aprirsi, non chiudersi; ascoltare, non censurare. La nostra città ha sempre avuto una tradizione di accoglienza e di apertura culturale: mantenerla viva significa rispettare i cittadini e i valori più autentici della convivenza civile", conclude Betti.












