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Trento
30 ottobre | 06:00

Il 32% dei nuovi lavoratori è straniero (e ne serviranno di più), Spinelli: "Necessarie azioni di sistema". Grosselli: "Hanno restituito milioni pur di non integrare"

Nel 2024 è arrivato in Trentino da altri Paesi il 63,3% dei nuovi assunti in agricoltura, il 24,6% nel terziario e il 33,1% nell'industria. Il vice presidente della Provincia, Achille Spinelli: "Il sistema economico ha bisogno di trovare all'estero o in altre regioni italiane lavoratori con determinate competenze che non sono reperibili qui". Il segretario della Cgil, Andrea Grosselli: "Si pensa al Cpr e al dimezzamento dell'accoglienza ma bisogna investire sull'integrazione"

TRENTO. Gli stranieri sono una parte importante della forza lavoro in Trentino e sono destinati a diventare sempre più centrali in considerazione anche del calo demografico. Una dinamica che tocca un po' tutti i settori, dall'agricoltura dall'industria. A fronte dei dati la Provincia parla della necessità di attivarsi come sistema per affrontare il tema. Una "scoperta dell'acqua calda" per la Cgil che evidenzia tanto l'autogol nella prospettiva di dimezzare l'accoglienza quanto la necessità di mettere in campo politiche concrete per trovare soluzioni. 

 

Il punto di partenza è nei dati. Nel 2024 è arrivato in Trentino da altri Paesi il 63,3% dei nuovi assunti in agricoltura, il 24,6% nel terziario e il 33,1% nell'industria. La componente straniera è il 32,1% dei nuovi lavoratori.

 

Gli occupati, sempre nel 2024, sono arrivati a 219.782 totali, +3,2% e quindi in crescita con i lavoratori stranieri che sono aumentati del +5,2% per un'incidenza complessiva che è salita dal 16,5% al 16,8% dell'occupazione totale con un segno più degli extracomunitari che sono passati dall'11,6% al 12%. Stabili - in leggerissima flessione - dal 4,9% al 4,8%. Oltre 6 su 10 tra gli stranieri svolgono lavori a basse competenze.

 

Numeri e trend sono stati delineati da Stefania Terlizzi, dirigente generale di Agenzia del Lavoro di Trento che in collaborazione con Tsm-Trentino School of Management ha promosso il convegno: "Lavoratori stranieri e mercato del lavoro: sfide, strategie e prospettive future". La stima della Camera di commercio di Trento è di un fabbisogno trentino di circa 17 mila lavoratori stranieri e un 40% di gap da colmare nel prossimo triennio.

 

Al centro del dibattito - presenti e parte del convegno anche Cgil, Cisl e Uil, Ance, Asat, Associazione Artigiani, Coldiretti, Confcommercio, Confindustria e Federazione della Cooperazione - insomma un tema caldo per il mercato del lavoro italiano: il fabbisogno di competenze e professionalità non reperibili sul territorio e le procedure che regolano l’ingresso dei lavoratori stranieri.

 

"Il tema è di grande rilevanza e attualità - spiega il professor Riccardo Salomone, presidente di Agenzia del Lavoro - dobbiamo agire con azioni nuove e sperimentali. Le azioni migliori da mettere in campo sono quelle che si basano su una strategia di integrazione fra pubblico e privato. I fabbisogni di persone sono chiari. Dobbiamo ragionare in un'ottica di sistema che coinvolga la Provincia, Agenzia del Lavoro e il sistema economico del territorio, oltre ai soggetti che possono dare un contributo per attivare i necessari percorsi di formazione".

 

Un confronto tra rappresentanti istituzionali nazionali e territoriali, accademici esperti del settore e parti sociali, tra meccanismi normativi e organizzativi legati ai flussi di ingresso, le opportunità offerte ai diversi comparti produttivi e le criticità che imprese e lavoratori incontrano nella pratica.

 

"E' evidente come il sistema economico abbia bisogno di trovare all'estero o in altre regioni italiane lavoratori con determinate competenze che non sono reperibili in Trentino", dice Achille Spinelli, vice presidente della Provincia di Trento. "Dobbiamo impegnarci rispetto a questo tema e affrontare la situazione con azioni di sistema. Un esempio concreto è il progetto 'Ready to work' che prevede di formare in Argentina 100 lavoratori, metterli in contatto che le imprese trentine che poi provvederanno all'assunzione".

 

E' un progetto "frutto di una collaborazione tra le nostre strutture provinciali, le associazioni di categoria, gli enti formativi argentini e ha avuto l’approvazione del Ministero del lavoro e politiche sociali e il supporto dell’Ambasciata italiana di Buenos Aires", ancora Spinelli. "Un esempio virtuoso di quanto possa essere proficua e utile la collaborazione fra tutte le istituzioni e le parti coinvolte. Su un tema così strategico abbiamo bisogno di riflettere e di lavorare insieme per trovare soluzioni sostenibili che possano ridefinire le nostre politiche del lavoro in maniera pragmatica".

 

Serve forza lavoro e in prospettiva ancora di più a causa del conto che presenterà il calo demografico. "Il centrodestra, anche provinciale, sposta il dibattito pubblico sulla criminalizzazione dei migranti ma l'Italia continua a perdere popolazione", le parole di Andrea Grosselli, segretario della Cgil. "Siamo sempre più deboli nelle aree interne, c'è un drammatico spopolamento in moltissime regioni italiane. Il Trentino presenta una situazione migliore e questo proprio per l'ingresso degli stranieri: il saldo sarebbe negativo se non ci fossero questi nuovi ingressi".

 

E per questo non si dovrebbe limitare la discussione al Centro per i rimpatri oppure all'approccio securitario. "La grandissima maggioranza della popolazione straniera garantisce servizi alla comunità e lavora", evidenzia Grosselli. "Invece si criminalizzano i migranti tra sfruttamento senza alcun diritto, Cpr e dimezzamento dell'accoglienza".

 

Si è guardato anche oltre i confini nazionali, con uno sguardo a modelli sperimentati in altri Paesi europei e si è parlato delle declinazioni progettuali sviluppate in alcuni territori italiani con l'obiettivo di offrire un quadro chiaro e aggiornato sugli strumenti disponibili con l'obiettivo di individuare proposte operative per una gestione più efficace, condivisa e innovativa delle politiche migratorie legate al lavoro.

 

"C'è la scoperta dell'acqua calda e cioè che ci servono gli stranieri per contrastare lo spopolamento e per le coperture dei fabbisogni ma si punta sulla criminalizzazione e, per tornaconto politico, si mettono in luce le situazioni negative", continua il segretario della Cgil. "In Trentino anche nel recente passato sono state intraprese decisioni in senso completamente opposto anziché investire sulla formazione e sull'accoglienza". 

 

Nel periodo Covid è stato restituito qualche milione all'Unione europea (Qui articolo), "con lo slogan che si è integrato anche troppo. L'attrattività del territorio passa invece dalla costruzione di progetti di integrazione", conclude Grosselli. 

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