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Bolzano
16 luglio | 17:15

''+ limoni e - Meloni'', scoppia la polemica sul cartello al Pride e tutti contro la sindaca Zeller che, però, non c'entra niente: ecco perché

La prima cittadina sarebbe colpevole di essersi fatta ritrarre in fotografia con un cartello recante la scritta "+ limoni, - Meloni". Tutti le puntano il dito contro fino a quando non interviene chi ha scritto e retto quel cartello nel corso del pride dello scorso 28 giugno

BOLZANO. Il cartello delle polemiche, la prima cittadina di Merano, la presidente Meloni, i rappresentanti di Fratelli D’Italia in Provincia. Un bel tot di ingredienti in una macedonia che non ha molto senso di esistere, al netto delle informazioni raccolte fino a questo momento.

 

La sensazione è un po' quella che la polemica sia necessaria ad ogni costo, anche quando se ne potrebbe fare a meno perché forse lievemente forzata. "lievemente"

 

“Urzì non perde occasione per screditarci con stile”, sintetizza la senatrice Julia Unterberger parlando della vicenda.

 

Ma ripercorriamo l’accaduto.

 

Il vicepresidente e numero uno provinciale di Fratelli D’Italia Marco Galateo attacca Katharina Zeller (sì la sindaca di Merano al centro della bufera qualche mese fa per la vicenda della fascia tricolore) per un cartello definito “offensivo” esposto presumibilmente dalla stessa nel corso del Pride tenutosi a Bolzano lo scorso 28 giugno. La scritta “+ limoni, - Meloni” ha di fatto mandato su tutte le furie il vicepresidente e anche l’onorevole Alessandro Urzì che parla di “scarso rispetto istituzionale verso il presidente del Consiglio”.

 

Ma non è solo questo. Urzì spiega chiaramente (?) che dei cartelli arcobaleno esposti da altri poco gli interessa: il problema è proprio Zeller, colpevole di “essere l’ombra di qualcun altro” e di non avere un’identità.

 

Insomma, un po' si spara a caso, un po’ si spara nel mucchio, quando in realtà la spiegazione è lì, a portata di social.

 

Perché in quella fotografia tanto discussa, a reggere il cartello incriminato non era Katahrina Zeller, ma un’altra persona, che scrive per chiarire l’accaduto mentre altri si affrettano a puntarsi il dito in faccia a vicenda.

 

“Ero io quella manifestante, che ha involontariamente messo nei casini Katherina Zeller - scrive la signora sui social - avevamo fatto i cartelli con le colleghe in ufficio, copiando slogan dai Pride delle metropoli. Quel cartello era particolarmente bello, coi disegni colorati. È passato, il fotografo delle manifestazioni a Bolzano e ha chiesto a Zeller di poterla fotografare. Poi ha visto me e ha detto: “Aspetta, ti faccio una foto”. E io e Zeller eravamo vicine, per caso. Non ci conosciamo. Il fotografo ha poi detto “Dai, ve la faccio insieme”. Così io ho messo il cartello in mezzo, non so nemmeno se lei lo abbia letto prima. Poi ci siamo presentate e io me ne sono andata col cartello, che poi ho regalato, perché ne avevo diversi. Ecco. È andata così. Quando si vuole fare polemica, si trova sempre un topolino da gonfiare e … puff… Ecco l’elefante”.

 

Insomma, si è cercata la polemica a tutti i costi, ma questa volta è andata male. Perché a volte ha senso, a volte è necessario. Ma a volte no.

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