Orsi, il Comitato per Andrea Papi vuole sedersi al tavolo e chiede un'epurazione dei tecnici: "Incompatibili con le decisioni da prendere". E ora i politici che li sostengono?
Il Comitato Insieme per Andrea Papi ha inviato una lettera alla Provincia per chiedere ufficialmente di sedersi al tavolo grandi carnivori e "trovare soluzioni reali al problema" forti delle consultazioni popolari che però sono state un flop. Il documento finale parla della rimozione di tutti (proprio tutti) i tecnici. Si va verso un mondo capovolto?

TRENTO. La richiesta ufficiale di sedersi al tavolo grandi carnivori e la necessità di fare tabula rasa dei tecnici, nessuno escluso (interni e pure i consulenti esterni) perché "incompatibili" con le decisioni che si rendono necessarie di quello che viene definito a quasi ogni riga "un problema" che richiede una "soluzione reale". Insomma, il mondo capovolto: gli esperti e coloro che studiano e conoscono il fenomeno fuori dalla stanza dei bottoni, chi si muove lungo la direttrice dell'emotività, magari privo di qualsiasi forma di autorevolezza scientifica (se non quella datele da qualche politico locale che sul fenomeno non si è certo distinto in questo senso) dentro. Il Comitato Insieme per Andrea Papi ha inviato una lettera alla Provincia.
L'associazione guidata da Pierantonio Cristoforetti chiede il coinvolgimento ai "tavoli di lavoro che trattano il problema della presenza dei grandi carnivori" per "contribuire alla ricerca di soluzioni reali al grave problema della presenza dei grandi carnivori che mette a rischio la tenuta sociale ed economica delle valli del Trentino". Realtà che si sente forte dell'esito delle "consultazioni popolari", una "volontà popolare, così chiaramente espressa, deve trovare un portavoce".
Poco importa se le "consultazioni popolari" si sono rivelate un flop. A esito scontato, un po' meglio è andata in val di Sole ma in val di Non, in valle dei Laghi e in Paganella il coinvolgimento della popolazione si è rivelato estremamente basso. Le aspettative di una corsa alle urne sono rimaste prevalentemente sulla carta. I referendum sono stati organizzati e senza ulteriori indugi, il Comitato si sente "investito" del mandato di rappresentare tutti i trentini. Così tant'è.
Dopo aver (invano?) presentato un'istanza per attivare una Commissione speciale con l'obiettivo di fare chiarezza sul progetto di reintroduzione degli orsi in Trentino e i convegni per cospargersi il capo di "scientificità" (Qui approfondimento), il documento finale del Comitato scopre le carte. E' "tenuto a chiedere nelle sedi opportune un cambio dei responsabili (sia interni all'istituzione, sia consulenti esterni) che si occupano del problema in quanto l'attuale composizione, vede coinvolte persone che sono state fin dall'inizio favorevoli al progetto di reintroduzione dell'orso".
E le accuse appaiono anche piuttosto gravi perché "tale progetto è stato motivo, per alcuni di essi, di sviluppi di carriera e benefici di carattere economico che costituiscono un'evidente incompatibilità con le decisioni che si rendono necessarie per riportare sicurezza e libertà alla vita della gente di montagna". Cioè abbattimenti facili e più o meno indiscriminati?
E' anche questa epurazione dei tecnici che sostengono i consiglieri della Provincia di Trento che si sono avvicinati - in modo trasversale - al Comitato nel tempo, quali Carlo Daldoss (pure assessore regionale), Daniele Biada (Fratelli d’Italia) e Walter Kaswalder (Patt) con una mozione oppure Roberto Stanchina (Campobase) nel documento per spendersi a favore della presenza del Comitato al tavolo grandi carnivori?
Abbattimenti facili (la richiesta di "flessibilità" sembra intendere questa direzione) appare l'unico argomento sul tavolo e che non sembra considerare le varie normative, comprese quelle provinciali che consentono di assumersi la responsabilità di intervenire, sulla base del piano Pacobace (prevenzione - come recinti e cassonetti adeguati per i quali la Provincia ha ricordato a più riprese il sostegno per il posizionamento nel primo caso mentre per i bidoni più volte ha sollecitato i Comuni a procedere, protezione e dissuasione) e del successivo studio di Ispra, per rimuovere eventuali esemplari. Azioni intraprese senza particolari indugi da piazza Dante anche l'anno scorso mentre per questo 2025 ancora - fortunatamente - non ci sono stati episodi da dover valutare in concreto.
E' comprensibile (e doveroso) il ricordo della tragedia di Caldes ma il piano, per il Comitato, resta ancora più emotivo che scientifico mentre l'iter per il declassamento del lupo procede piuttosto spedito a livello europeo e le regole per i plantigradi appaiono chiare. Certo, tutto può essere migliorato e adeguato ma le decisioni (anche politiche) non dovrebbero inseguire una manciata di voti. Il tempo dirà se la lettera andrà a buon fine e quale sarà la scelta di piazza Dante.












