“Pallottole di gomma contro i lupi per la sopravvivenza delle genti di montagna”. La Provincia chiede la delega per la gestione, ma non parla di prevenzione
L'allarme arriva dalla vicepresidente della Provincia di Belluno Silvia Calligaro visto il ''crescere degli avvistamenti, anche in zone urbane: il problema dei lupi è un dramma per le attività agricole, ma nel caso della presenza vicino e dentro i centri abitati è anche fonte di enorme preoccupazione per l’incolumità e la sicurezza della popolazione''. I dati raccontano altro e anche gli esperti spiegano che è l'informazione (corretta) quella che manca sul tema

BELLUNO. “La Regione deleghi alla Provincia di Belluno la possibilità di gestire in maniera efficace la presenza del lupo nel nostro territorio”. Questa la richiesta della vicepresidente Silvia Calligaro al tavolo di confronto svoltosi oggi in Prefettura. Mentre il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi si affida a un esperto di fauna selvatica per supportare i piccoli allevatori nelle misure di prevenzione contro le predazioni, le istituzioni lanciano l’allarme per una situazione definita ancora una volta drammatica e chiedono di poter intervenire con l’utilizzo dei pallini di gomma per l’allontanamento degli esemplari più confidenti.
“In questi ultimi giorni - prosegue infatti Calligaro - sono tornati a crescere gli avvistamenti, anche in zone urbane: il problema dei lupi è un dramma per le attività agricole, ma nel caso della presenza vicino e dentro i centri abitati è anche fonte di enorme preoccupazione per l’incolumità e la sicurezza della popolazione. Per questo, chiediamo una delega dalla Regione che ci permetta di attivare quelle forme di dissuasione, come l’utilizzo di pallini di gomma, utili ad arginare il problema e a garantire così non solo il lavoro agricolo, ma la sopravvivenza delle genti di montagna”.
Come spiegato pochi giorni fa a Il Dolomiti da Fabio Dartora, tecnico faunistico che si occupa, tra le altre cose, di gestione del conflitto tra attività umane e fauna selvatica, “fa notizia la presenza vicino alle case, come se non dovesse starci: in realtà il lupo va dove ci sono le prede, non ha altri vincoli. E le prede, in particolare cervi e caprioli, si trovano sugli ultimi prati rimasti, cioè attorno alle case”. E parlare di ''incolumità e sicurezza della popolazione'' è quanto meno esagerato visto quanto dice chiaramente la scienza e quanto sono schivi ed elusivi questi animali. Per quanto riguarda poi il ''dramma per le attività agricole'' anche questo è un concetto confutabile e confutato dalla scienza (QUI LO STUDIO sulle predazioni).
La scorsa settimana ha fatto il giro del web il video di un esemplare che si aggirava in centro a Cortina, ma non è di certo il primo avvistamento di questo tipo e comunque tolto l'avvistamento nulla si è aggiunto. Eppure, è fondamentale “capire che il lupo fa parte del panorama faunistico come gli altri animali e quando costruisci un allevamento, un’azienda agricola o un orto, lo fai in un contesto ambientale ben preciso, nel quale vivono esseri viventi che prima o poi interagiscono con noi”, come spiegava ancora Dartora. Per questo va incentivata prima di tutto la conoscenza della specie, tema sul quale difficilmente le autorità politiche sembrano insistere. E anzi, come in questo caso, si mandano messaggi che vanno in senso opposto.
Anche la Provincia autonoma di Trento aveva richiesto l’autorizzazione ad adottare proiettili di gomma contro gli esemplari confidenti. Nel nostro territorio, però, mentre la Confederazione agricoltori chiede abbattimenti mirati, è anche vero che mancano dati completi e aggiornati sia in tema di monitoraggio degli esemplari sia sull’effettiva applicazione delle misure di prevenzione contro le predazioni.












