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Bolzano
30 giugno | 17:29

"Roberto non andartene". Lo strano caso di Zanin, il politico "non politico", regista della vittoria della centrodestra a Bolzano che dopo il successo saluta tutti e se ne va

Da candidato sindaco a stimato consigliere comunale, Roberto Zanin ha fatto il suo ingresso in politica nel giugno 2020. La scorsa settimana ha rassegnato le sue dimissioni dichiarando che la sua "carriera nella politica attiva finisce qui". E di tutta risposta si è sentito dire "Per favore, resta" anche da molti membri dei partiti avversari

BOLZANO. “Nessuno ha commentato in modo negativo il mio post in cui annuncio le dimissioni! Ma proprio nessuno”.

 

Sembra stupito il rassicurante Roberto Zanin. Stupito ed entusiasta. Come quando gli si ricorda che alla fine, alla regia della vittoria del centrodestra a Bolzano, c’è stato lui. “Non è vero”, risponde ogni volta, “io ho solo aiutato Claudio Corrarati”.

 

E risponde “non è vero” anche quando, da destra a sinistra, gli viene detto che è un peccato che non faccia l’assessore. Anche quando pubblicamente e privatamente, dall’opposizione alla maggioranza, dal comune alla provincia, da un estremo all’altro, gli viene detto “ripensaci”.

 

Perché è così. Le richieste di non dimettersi sono arrivate anche dai più insospettabili. Ovviamente c’è chi non si è esposto pubblicamente, e chi invece si.

Non è un segreto per nessuno, ad esempio, che uno dei più grandi fan di Roberto Zanin sia l’ex assessore e attualmente capogruppo del Partito Democratico, Stefano Fattor. Stima reciproca e amicizia li legano, e nessuno dei due lo nasconde. Poi a volte si insultano e litigano sui social network, ma questo fa parte del gioco. 

 

“Sei amico e persona stimata”, scrive Stefano Fattor proprio sotto al post in cui Zanin annuncia le dimissioni dal suo ruolo di consigliere comunale.

Non è un segreto per nessuno nemmeno la stima dell’ex sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, suo avversario diretto alle comunali del 2020.

E la stima è reciproca, tanto più che nel suo discorso di “addio” al consiglio, Zanin parla anche di lui.

 

Perché questa storia di stima inizia quando proprio loro due erano avversari alle urne.

 

Provate ad immaginare la situazione.

 

E’ il giugno del 2020, la pandemia sta mettendo in ginocchio il paese tutto, i cittadini si confrontano con enormi difficoltà di ogni tipo e genere. Il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi la affronta non senza difficoltà.

Chi scrive in questo momento ricorda bene un’intervista, mai mandata in onda, in cui un sindaco Caramaschi, nel leggere a distanza gli auguri di Pasqua, scoppia a piangere a dirotto perché “non è facile sa? Non lo è per nulla”.

 

Però a Bolzano bisogna andare alle urne. La pandemia rinvierà l’appuntamento elettorale, ma non lo cancellerà.

 

Renzo Caramaschi si ricandida, senza nemmeno pensarci, con la coalizione di centrosinistra, mentre il centrodestra composto da Lega, Fratelli D’Italia e Forza Italia cerca un nome. Come sempre accade, vengono tirate fuori proposte di ogni tipo dal magico cappello, fino a quando non si scopre che il candidato sarà Roberto Zanin.

 

“E chi sarebbe Roberto Zanin?”, si chiedono tantissimi. Molto noto nel mondo del calcio, è vice presidente dell’FC Suedtirol. Conosciuto nel mondo della finanza, non è però un volto noto al grande pubblico e ai cittadini. Appare su tutti gli schermi e su tutti i giornali intorno al 20 giugno 2020, quando i giornalisti si danno il cambio nel suo ufficio di via della Rena, a Bolzano, per fargli la prima intervista da candidato sindaco.

Non ha la faccia di uno molto convinto. Bisogna invitarlo due volte ad alzare la voce, mentre parla al microfono. Non perché non sappia parlare, ma perché lui è così. Pacato, a modo. Rassicurante. I toni li alza, ma solo fino a un certo punto. Magari ti prende anche a parolacce, ma sempre con stile.

 

Ci vorranno settimane per capire che tipo di persona sia Roberto Zanin. 

Anzi, mesi.

Per molti, ci vorrà il suo ingresso in consiglio comunale, dopo la sconfitta alle urne. Caramaschi vince, Zanin perde, ma non scappa. La lista Civica "Oltre di Roberto Zanin", che diverrà poi "La civica per Bolzano", è una presenza solida in consiglio comunale, come il suo numero uno che, a differenza di molti predecessori, resta nel suo ruolo di consigliere all'opposizione. 

 

E il suo è un ingresso che spiazza. Lui che era il nemico elettorale, lui che rappresenta la coalizione del partito di Giorgia Meloni, di quello di Matteo Salvini. Non importa che abbia creato una su civica, non importa che si definisca liberale. Lui è il male. O almeno lo rappresenta.

 

Ci sono volute poche sedute del consiglio comunale perché gli ex avversari iniziassero a dire “forse forse non è proprio così terribile”. L’impressione è che a un certo punto molti si siano trovati quantomeno confusi. Che molti si siano trovati a chiedersi “ma tu cosa ci fai in mezzo ai fascisti brutti e cattivi della Giorgia nazionale? Cosa ci fa in mezzo ai leghisti, sempre brutti e cattivi, che stanno ancora cercando di riprendersi dai balletti al Papeete del loro numero uno?”. E allora, tanti, molti più di quanti voi pensiate, hanno iniziato a dire “eh, per fortuna che ci sei tu, Zanin”. Non perché sia un super eroe, non perché sia un dio della politica, intendiamoci. Ma perché è uno che lavora bene, è sul pezzo e va a briglia sciolta. Nessuno gli dice cosa dire e cosa non dire. Un po’ come Renzo Caramaschi. Un uomo “solo” al comando. Se qualcuno dice o fa qualcosa di intelligente, glielo riconosce. Non gli da contro solo perchè "è in maggioranza" o non è dalla sua parte.

 

Inizia una storia che va dal 2020 al 2025, che si dirama, dunque, lungo una intera legislatura Caramaschi. Durante questi cinque anni si vede la fine della pandemia, l’inizio del governo Meloni, l’inizio di guerre vicine e lontane. Il mondo è sotto scacco di un cambiamento climatico negato, di figure politiche folli che prendono folli decisioni, di logiche vecchie di mille anni che ancora guidano pensieri e azioni.

Non è un bel momento per l’umanità.

 

E la piccola Bolzano va avanti. Caramaschi fa il sindaco, Zanin fa il consigliere comunale mentre cambiano i suoi impegni lavorativi, che per tre giorni a settimana lo portano a Milano. Roberto Zanin cambia anche la sua figura. L’immagine del candidato sindaco è molto diversa rispetto a quella del consigliere comun

 

Arriva il 2025 e a Bolzano si torna a votare.

 

Caramaschi non si può candidare per un terzo mandato, e la sinistra si trova a scegliere tra Alberto Faustini e Juri Andriollo. Fattor non è nemmeno mai stata un’opzione. Perlomeno per lui.

 

Dall’altra chi ci sarà? Beh. Roberto Zanin, ovviamente. Nessun ha dubbi sul fatto che sarà lui a scendere nuovamente in campo. In fondo nel 2020 non ha perso Zanin, ma ha vinto Caramaschi, che è diverso. Zanin non è scomparso, ha continuato a lavorare come consigliere comunale in opposizione e a stare nel suo ruolo di regista. Consapevole o no.

 

Non si può dire ma lo si ribadisce: il tifo per il candidato Roberto Zanin arriva anche dagli insospettabili. Ma insospettabili veri. Anche da chi, quel tifo, non potrebbe proprio faro, perché sta dall’altra parte. Ma propri dall’altra.

 

Tanto è il rispetto (sempre reciproco) che si potrebbe pure ragionare intorno a un campo largo, larghissimo. Di quelli che funzionano però, se possibile. Cioè, se tutti si stimano così tanto, perché non andare oltre le logiche, lanciare il cuore oltre l’ostacolo (cit.) e vedere cosa si può fare? Mettiamo insieme destra e sinistra, centro e non centro, Fattor e Zanin, ad esempio, in una giunta comunale.

 

E’ fantapolitica? Si lo è. Assoluta e totale fantapolitica. 

 

Alla fine, infatti, Roberto Zanin non si candida come sindaco. Il centrodestra sceglie Claudio Corrarati, amico dello stesso Zanin che è il suo primo sostenitore e più grande fan.

 

“Perchè?”, gli si chiede.

“Perchè lui è la persona giusta. Lui è più bravo e presente di me”, risponde.

 

Una scelta comprensibile, se si conosce Zanin. Come comprensibile fu la sua mancata candidatura alle provinciali. I posti gli furono offerti, quando si andò a votare nel 2023 per il rinnovo del consiglio provinciale. E che posti, signori. Nessuno avrebbe detto di no. E lui invece si.

 

“Non sono entrato in politica perché cercavo un posto di lavoro, la politica non è un uffcio di collocamento”, diceva.

“Io voglio solo fare il bene della città”, ribadiva.

 

E per lui, il bene della città, si è tradotto in quello che poi è accaduto. La coalizione di centrodestra, con l’apporto fondamentale della sua civica, vince le elezioni e Claudio Corrarati diventa sindaco.

 

Beh, Zanin sarà assessore!

E invece no.

Beh, almeno resta in consiglio comunale, dai!

E invece nemmeno questo.

 

“C’è bisogno di persone come te!”, gli scrivono da destra a sinistra. Qualcuno azzarda pure un “ti prego non andartene”. Ma nulla da fare.

 

Roberto Zanin rassegna le sue dimissioni un caldo venerdì di fine giugno, a cinque anni quasi esatti di distanza da quell’intervista realizzata a bassa voce nella quale diceva “Eh, si. Alla fine ho detto si perché credo molto nel progetto”.

 

Lo fa ne suo stile pacato, salutando via social e non dimostrando, sia mai, troppo entusiasmo o troppe emozioni tutte insieme.

 

Tra tutti i commenti di stima, di cui si è già parlato, è interessante citare quello di un giovane esponente del Partito Democratico, alla sua prima esperienza in Consiglio Comunale, ovvero Diego Laratta. “Roberto - scrive - ti ho imparato a stimare più qui che dal vivo e me ne dispiace perché mi sembra che perdiamo, aldilà delle idee, un valoroso esponente politico in consiglio comunale”.

 

Ecco questo commento riassume molto. Che stia a destra o a sinistra, l’importante è la competenza e la capacità.

 

Insomma se questo rassicurante Zanin riesce a prendersi i complimenti degli avversari del Pd, anche come esponente di una coalizione che comprende Fratelli D’Italia, qualcosa di buono, nella piccola storia politica della piccola Bolzano, lo avrà pur fatto.

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