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FVG
20 marzo | 16:42

Dall'azione contro la guardia di finanza nel porto di Trieste al difficile rapporto con il capoluogo: Bossi e il Friuli Venezia Giulia visti da Paolo Polidori

Il giorno dopo la scomparsa del fondatore del Carroccio, il Dolomiti ha intervistato il segretario provinciale della Lega che ne ha tratteggiato il ricordo: “Una volta gli feci una battuta: facile essere autonomisti in val Brembana, provate a venire a farlo a Trieste”

TRIESTE. La recente scomparsa del leader storico della Lega Umberto Bossi, avvenuta in data 19 marzo, ha suscitato il cordoglio congiunto degli esponenti del partito anche in Friuli Venezia Giulia. Un'occasione che consente di indagare il legame tra Bossi e questa regione, un rapporto che è andato ben al di là dei semplici slogan, e che sul territorio ha riscontrato talvolta divergenze di vedute, ma altre volte conferme in aspetti che per il fondatore del Carroccio sono stati fondanti, quali identità e autonomia. Per approfondire gli aspetti che hanno legato Bossi al Friuli Venezia Giulia, Il Dolomiti ha intervistato Paolo Polidori, segretario provinciale della Lega a Trieste nonché leghista della prima ora, che ha assistito in prima persona a molti passaggi chiave della storia del partito.

 

“Bossi aveva molto a cuore la nostra regione – spiega Polidori –. Io sono entrato nella Lega Nord nel '91, e all'epoca lo statuto del partito parlava di Italia federale, non ancora di “Padania”, e di secessione, discorso che sarebbe arrivato nel '96. In quest'ambito lui aveva ben chiara la storia della regione che include Trieste, che un periodo di secessione dall'Italia, nel dopoguerra, lo conobbe sul serio. Bossi aveva pertanto individuato nel Friuli Venezia Giulia un modello, in quanto regione a statuto speciale, laddove l'obbiettivo sarebbe potuto diventare quello di arrivare alla specialità dello statuto anche per le altre regioni, partendo ovviamente dalla Lombardia. Questo era un primo passo verso l'obbiettivo più ampio che naturalmente era quello del federalismo”.

 

Il riferimento accennato sulla storia politica di Trieste è naturalmente quel fil rouge che storicamente esiste tra Trieste e la Lega poiché questo partito ha avuto tra i suoi punti di ispirazione anche quello del movimento autonomista esistito in città rappresentato dalla Lista per Trieste. Tuttavia, proprio per ragioni storiche, Trieste fu una delle piazze nelle quali la Lega ha riscontrato le maggiori difficoltà ad affermarsi, come ha evidenziato Polidori: “Io a Bossi una volta feci una battuta: facile essere autonomisti in val Brembana, provate a venire a farlo a Trieste, si mise a ridere. Il senso di fondo è che effettivamente se in altre zone della regione, come ad esempio nel pordenonese, la Lega da subito fece numeri pazzeschi, a Trieste ha fatto storicamente più fatica a causa di un senso di coesione nazionale della città che non vedeva di buon occhio un'Italia federale. Il tutto per ragioni storiche ovviamente”.

 

Il legame tra Umberto Bossi e Trieste ha inoltre sforato la semplice pratica politica dei comizi o del supporto dei propri rampolli in occasione delle elezioni, finendo perfino col mettersi di traverso nei confronti degli organi di stato, in perfetto stile di un attivismo politico, forse, di un'altra epoca. “Trent'anni fa – racconta il segretario - costituimmo un comitato per la liberazione della città franca di Trieste e del suo porto, che aveva sottoscritto anche Umberto Bossi, oltre a Paglierini e Calderoli, tra gli altri. Nel 1996 noi del comitato siamo andati a bloccare un'operazione della guardia di finanza, nel presupposto che queste istituzioni statali italiane all'interno del porto di Trieste fossero abusive proprio in quanto zona franca istituita dall'allegato ottavo del trattato di pace. I finanzieri stavano conducendo un'operazione di accertamento nei confronti di una società attiva nella compravendita di vini e noi l'abbiamo bloccata. Fu un fatto dirompente che ebbe grande risalto all'epoca e Umberto Bossi avendo firmato per il comitato era formalmente parte di questo intervento assieme a noi”.

 

Comunque la si voglia pensare, l'attività politica di Bossi è stata un passaggio che ha segnato indelebilmente la storia politica dell'Italia, pur a fronte di contraddizioni più o meno marcate ha invitato ad una riflessione sui temi dell'autonomia e del margine d'azione delle amministrazioni locali e più vicine ai cittadini che oggi vengono considerate anche dai partiti di sinistra, contribuendo alla modernizzazione della politica. In tal senso si è unito nel ricordo dello storico leader anche il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che in una nota diffusa attraverso i canali ufficiali della regione ha dichiarato: “Con la morte di Umberto Bossi - dice Fedriga - viene a mancare una figura centrale della storia politica italiana e della mia personale. Bossi ha rappresentato un punto di riferimento e ha contribuito in maniera determinante a portare al centro del dibattito nazionale l'autonomia e l'identità dei territori”.

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