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Doppia preferenza, c'è lo spazio per discuterne a gennaio. "Ma non sappiamo cosa fare, se resistere o scendere a patti"

Dopo la mancata calendarizzazione il presidente Dorigatti apre a una soluzione per gennaio. Rimangono i timori della maggioranza nei confronti dell'ostruzionismo

Di Donatello Baldo - 22 dicembre 2016 - 17:58

TRENTO. Bruno Dorigatti, il presidente del Consiglio che presiede la conferenza dei capigruppo, lo dice allargando le braccia: “Se i gruppi trovano l'accordo la legge sulla doppia preferenza di genere la si può calendarizzare anche in gennaio”.
 

Insomma, il fatto che non ci sia in calendario fino ad aprile è una decisione politica. Una decisione che ha fatto andare su tutte le furie le rappresentanti del comitato Non ultimi ma anche la presidente della Commissione Pari opportunità Simonetta Fedrizzi.

 

La legge è ferma a causa della mole insuperabile di emendamenti presentata da una parte della minoranza. Su tutti è Rodolfo Borga il capo della fronda ostruzionista. E l'eventuale “scesa a patti” porterebbe a uno snaturamento della norma che perderebbe di fatto la sua efficacia.
 

A chiedere che la discussione slitti ancora a data da destinarsi non sono però le minoranze contrarie, è la maggioranza favorevole. Anzi, proprio il Partito democratico che per primo la vorrebbe approvata. “La verità – ammette Alessio Manica che del Pd è capogruppo – è che non sappiamo cosa fare. Dobbiamo capire se riusciremo mai a contrastare l'ostruzionismo oppure in che termini scendere a patti con la minoranza”.

 

Si prende tempo insomma. Perché se si fa la prova del nove, se si porta in Aula la legge, è quasi scontata la sconfitta, e a perdere sarebbe la maggioranza, in testa il partito che più di altri la sostiene, il Pd.

 

Una mossa astuta è stata quella di chiedere un impegno alla discussione in tempi rapidi firmata da tutte le consigliere, compresa Manuela Bottamedi dell'opposizione. Serve a poco in termini di efficacia. E' più che altro una condivisione di responsabilità per non lasciare isolata la sola proponente Lucia Maestri e non far sembrare la proposta una bandierina dem. Cosa che non è stata se si pensa che la legge è co-firmata anche da Giacomo Bezzi di Forza Italia.
 

L'assessora alle Pari opportunità Sara Ferrari dice questo però: “La legge dev'essere calendarizzata altrimenti non inizierà mai la discussione sul da farsi. Se rimane sospesa non se ne parla più”. E questo è il rischio maggiore.
 

Il margine per fissare la discussione in gennaio c'è, l'ha detto anche Bruno Dorigatti. La voglia di farlo non sembra. La voglia di discutere per trovare una via d'uscita spaventa tutti

 

Segue un comunicato molto duro del Comitato Non ultimi che parla di "un teatrino tutto interno alla maggioranza". E, sempre per rimanere all'interno della maggioranza, anzi all'interno dell'Upt, c'è la dichiarazione di Donatella Conzatti e Roberto Sani della "Maggioranza libera Upt" che con tono molto aspri: "Auguriamoci quindi per questo Natale e per il prossimo anno che possa cadere su questa nostra autonomia un po’ di sana coerenza politica e un po’ di onestà intellettuale.
Ne abbiamo tanto bisogno".

"I valori costituzionali quindi i diritti civili, le pari opportunità sono valori fondanti - scrivono - che evidentemente non tutti sono in grado di capire e riconoscere. Non possiamo quindi sorprenderci se leggiamo sui quotidiani che oggi, anno 2016, i diritti più sacrosanti di ogni essere umano sono bellamente considerati merce di scambio, anzi di mediazione".
 

 

 

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