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Per Sgarbi si tratta solo di “Tre palle su un prato” ma il Muse lancia i 5 motivi per innamorarsi del nuovo progetto e Samantha Cristoforetti si schiera per il planetario

Dopo la boutade di Sgarbi che aveva definito il planetario “tre palle su un prato” ecco la mossa del Muse che incassa già alcuni endorsement importanti come quello dell’astronauta Samantha Cristoforetti: “Evento importante per la città di Trento e non solo”. Lanzinger: “Un unicum per tecnologia e innovazione”

Di Tiziano Grottolo - 21 luglio 2019 - 19:27

TRENTO. La tanto attesa risposta da parte della politica non è ancora arrivata, e non è dato sapersi quando arriverà, dal momento che la “patata bollente” è stata passata al Comitato provinciale per i beni culturali, ente incaricato dall’assessore Mirko Bisesti di fornire un parere sulla realizzazione del progetto che prevede la realizzazione del nuovo planetario ‘Muse H2O’ sul prato delle Albere nei pressi dell’omonimo palazzo.

 

“Le scelte sono in mano alla politica e noi accoglieremo con osservanza qualsiasi determinazione che la Provincia vorrà – sottolinea Michele Lanzinger, direttore del Muse, che però aggiunge – pensiamo che in nome della trasparenza e per avere un dibattito informato si debbano fornire tutti gli elementi che stanno alla base del progetto, per questo abbiamo caricato su un sito ad hoc tutte le informazione raccolte dall’inizio del percorso di questo progetto nel 2017 e consegnate a suo tempo agli organismi provinciali affinché potessero essere assunte le decisioni di merito”.

 

Il riferimento nemmeno troppo velato è sicuramente rivolto alle polemiche andate in scena negli ultimi mesi, (di cui avevamo già reso conto QUI) e che vedono coinvolto, fra gli altri, presidente del Mart Vittorio Sgarbi molto critico nei confronti del progetto ‘Muse H20’. Sgarbi riferendosi al nuovo planetario aveva denunciato: “Vogliono mettere tre palle di 17 metri di diametro nel giardino spendendo 2,7 milioni. Sono dei briganti e bisogna sventare questo attentato”.

“Riteniamo per trasparenza dell’accountability – continua Lanzinger – che descrivere il progetto come ‘tre palle in mezzo a un prato’ non restituisca del tutto l’accuratezza con la quale abbiamo affrontato la progettazione del planetario. Noi rispettiamo l’opinione di tutti, ma abbiamo tuttavia ritenuto opportuno fornire questi elementi perché a livello di cittadinanza ci si possa costituire un’opinione”.

 

Tra i principali punti a favore del planetario c’è sicuramente l’innovatività del progetto che metterà a disposizione dei visitatori un apparato di proiezione digitale di ultima generazione, con una capienza di 80 posti a sedere, è che servirà da planetario, cinema immersivo e spazio per performing arts. Nelle altre due sfere più piccole troveranno spazio piccole mostre e seminari.

Altro punto a favore sta nella sostenibilità economica, sia in termini di gestione che di restituzione in ammortamento delle quote di realizzazione, è stato calcolato infatti che in soli 15 anni di attività il planetario si sarà ripagato da solo la costruzione.

 

Anche per quanto riguarda i tempi di realizzazione, fa sapere il direttore del Muse, ci sono buone prospettive, la realizzazione del “meccano che appoggerà sul prato della Albere” richiederà appena tre settimane e una sua eventuale traslazione in un luogo più idoneo, come potrebbe essere la zona dello stadio una volta liberata, potrebbe essere possibile solo con l’uso di una gru nello spazio di una giornata lavorativa.

“Riteniamo – conclude Lanzinger – che per gli innumerevoli servizi che verranno offerti al pubblico il planetario possa pretendere di essere realizzato fin da ora, anche alla luce di questa sua facilissima ricollocabilità”.

 

Nel frattempo il progetto ‘Muse H2o’ ha già trovato una testimonial d’eccezione, si tratta dell’astronauta Samantha Cristoforetti che si spesa in favore del progetto: “Il planetario avrà la forma di una molecola d’acqua, anche questo segno dell’attenzione alle tematiche ambientali e di sostenibilità, come la gestione delle risorse idriche, l’inquinamento dei mari, le gestione del livello crescente dei mari,  tutte sfide che dobbiamo affrontare”.

 

Sempre secondo Cristoforetti il progetto avrà sicuramente un impatto positivo avvicinando il grande pubblico alle scoperte dell’astronomia: “Abbiamo bisogno di alfabetizzazione scientifica che può aiutare a contrastare questo senso di sfiducia che sta un po’ inquinando la convivenza nelle nostre società” ha concluso l’astronauta italiana.

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