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Dalla contrapposizione tra pianura e montagna nasce Musivum, la nuova sfida del gruppo Mezzacorona

Due vini, per ora, solo da varietà a bacca bianca, un Mueller Thurgau e un portacolori dell’azienda, il Pinot grigio. Ma tra qualche vendemmia arriveranno altre chicche, Marzemino e Teroldego su tutti. Nel bicchiere si cercano valori, non solo timbri sensoriali. Per mantenere un piccolo spazio, aperto alla gioia della semplicità, in modo da poterci idealmente tuffare, immaginando godibili scenari, vedere quanto il paesaggio suggerisce

Di Nereo Pederzolli - 14 giugno 2019 - 20:44

MEZZOCORONA. Nel nome evoca la cesellatura del paesaggio dolomitico, contrapposizioni tra pianura e montagna, saggiamente disposte dalla mano dell’uomo in funzionali colture, per comporre un mirabile mosaico produttivo. Con assolute singolarità. Ecco, nasce anche da questa voglia di tutelare la partitura ambientale – così diversa nella sua indole, quanto amalgamata dalla fatica di schiere di viticoltori – la nuova sfida del Gruppo Mezzacorona che ha appena presentato "Musivum", appunto la definizione originaria di "mosaico".

 

Due vini, per ora, solo da varietà a bacca bianca, un Mueller Thurgau e un portacolori dell’azienda, il Pinot grigio. Ma tra qualche vendemmia arriveranno altre chicche, Marzemino e Teroldego su tutti.

 

Ma perché questo Musivum? Per omaggiare la diversità, per esaltare la peculiarità del territorio, per avere poche migliaia di bottiglie – complessivamente neppure 8 mila – riservate a quanti vorranno capire che anche gli "enocolossi" credono in mirate azioni all’insegna del "piccolo è bello". Lo hanno ribadito i dirigenti della potente cooperativa, spiegando come la collezione voglia tessere azioni di maestria vitivinicola.

 

Due vini, diversi a partire anche dalla zona di coltivazione. Il Mueller Thurgau proviene dall’alta valle di Cembra, 750 metri di quota, piccolo vigneto abbarbicato sopra Ville. Più stanziale il Pinot grigio, nel cuore della piana tra Mezzocorona e Roverè della Luna.

 

Entrambi i vigneti sono parte integrante di un progetto anzitutto viticolo che coinvolge una quindicina di ettari. Senza alcuna concessione alle rese quantitative: solo l’essenzialità. Ecco allora – specialmente per il Pinot grigio – vigneto zona Vicinia, fondovalle protetto dalle pareti rocciose, dove per il Musivum la resa è stata drasticamente ridotta, neppure 90 quintali ettaro, molto, ma molto più bassa delle copiose vendemmie locali.

 

Vini di testimonianza, presentati nel rispetto della cultura trentina, tra conoscenza, consapevolezza e un certo senso di responsabilità. Concetti che spesso esulano dalla semplice descrizione organolettica del vino. Facile descrivere il "colore giallo paglierino tendente al verdognolo, con fragranze complesse, tra fusione d’aromi di frutta bianca, che rievocano pera, pesca, pure nuances di cirmolo e camomilla".

 

Nel bicchiere si cercano valori, non solo timbri sensoriali. Per mantenere un piccolo spazio, aperto alla gioia della semplicità, in modo da poterci idealmente tuffare, immaginando godibili scenari, vedere quanto il paesaggio suggerisce.

 

Progetto vinario che Mezzacorona porta avanti come esempio di competenze consolidate, tra passato e modernità, per educare al consumo responsabile, insieme alla capacità di trasmettere il carattere di un territorio basato sul mosaico di tante fatiche umane.

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