MeteoTriveneto: ''Innevamento eccezionale sulle Pale di San Martino e un rarissimo episodio di gelicidio a oltre 2.500 metri''
Gli appassionati di Meteotriveneto, Stefano Zamperin, Filippo Mengotti e Giampaolo Rizzonelli, in questi due giorni hanno analizzato i dati di radiosondaggi, stazioni meteo dell’associazione stessa poste sulle Pale di San Martino, ma ancora non si è riusciti a capire come una bolla d’aria calda abbia potuto portare il 18 dicembre la pioggia fino a oltre quota 2.600 metri
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TRENTO. Gli appassionati dell'Associazione Meteotriveneto, nella giornata di ieri, domenica 29 dicembre, sono saliti sull'Altopiano delle Pale di San Martino per effettuare i consueti rilevamenti di temperature nell’ambito del progetto di monitoraggio sperimentale dei siti freddi.
Quest'anno nessun record di temperatura ma una quantità di neve mai vista a fine dicembre in 11 anni di monitoraggi e soprattutto un raro episodio di "gelicidio" del 18 dicembre scorso che ha ricoperto di ghiaccio gran parte dell'Altopiano. A questo proposito anche Mariano Lott e Roberta Secco, storici gestori fin dal 1994 del Rifugio Rosetta a 2.581 metri, non hanno ricordi di un simile evento di "pioggia congelantesi".
Capitolo neve. "La quantità di neve caduta è notevole - commenta Giampaolo Rizzonelli, esperto e appassionato di climatologia e meteorologia per MeteoTrivento - tanto che l’Associazione ha 'perso' gran parte della propria strumentazione, rimasta sepolta da metri di neve, che in alcuni siti come la Busa di Manna 2 ha superato i 7 metri di spessore grazie anche all’accumulo eolico".
Il fatto che la strumentazione sia stata seppellita dalla neve comporterà la perdita di tutti i dati dai datalogger termometrici posti all’interno degli schermi solari, nonostante l’Associazione si fosse premunita di posizionare gli stessi a fine settembre a circa 4 metri dal suolo con un ulteriore palo "sentinella" di circa 2 metri.
Capitolo gelicidio. "Solitamente - dice l'esperto - questo fenomeno si verifica quando in quota entrano masse d’aria calda, mentre al suolo è presente uno strato (“cuscino”) di aria fredda con temperatura negativa, formatosi in genere grazie ad una notte serena che ha permesso alle temperature in fondovalle di scendere sotto lo zero e creare una situazione di inversione termica. Quindi, temperature negative per alcune centinaia di metri sul fondovalle/pianura e temperature positive per diverse centinaia di metri in quota, seguito dall’arrivo di venti 'caldi'".
Cosa succede in caso di precipitazioni? "Dalle nubi poste a quote molto più elevate - evidenzia Rizzonelli - inizia a cadere neve, la quale attraversando lo strato di aria calda si scioglie, ad un certo punto però la pioggia incontrerà lo strato di aria fredda con temperatura negativa, posto a poche centinaia di metri dal suolo verso la pianura/fondovalle, e quindi l’acqua si ghiaccerà non appena toccherà il suolo dove la temperatura è ancora inferiore allo zero. Si formerà pertanto su strade, automobili, cavi elettrici, rami di alberi, eccetera, un suggestivo ma quanto insidioso strato di ghiaccio".
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In questo caso invece il gelicidio si è verificato a quote superiori ai 2.500 metri. Gli appassionati di Meteotriveneto, Stefano Zamperin, Filippo Mengotti e Giampaolo Rizzonelli, in questi due giorni hanno analizzato i dati di radiosondaggi, stazioni meteo dell’associazione stessa poste sulle Pale di San Martino, ma ancora non si è riusciti a capire come una bolla d’aria calda abbia potuto portare il 18 dicembre la pioggia fino a oltre quota 2.600 metri.
"Il risultato è che il manto nevoso sull’Altopiano sia particolarmente insidioso - conclude Rizzonelli - lastre di ghiaccio estesissime in questi giorni consentono lo spostamento solo con ramponi, ramponcini, ciaspole con ramponi o sci d’alpinismo con i rampant". Questi monitoraggi vedono Meteotriveneto collaborare insieme al Cnr/Isac e il Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino per monitorare i siti più freddi d'Italia, nei quali in diverse occasioni sono stati sfiorati i -50 gradi (il record spetta a Busa Nord Fradusta con -49,6 gradi rilevati il 10 febbraio 2013, seguiti dai -49,5 gradi rilevati a Busa Riviera il 5 febbraio 2019).
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