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MeteoTriveneto: ''Innevamento eccezionale sulle Pale di San Martino e un rarissimo episodio di gelicidio a oltre 2.500 metri''

Gli appassionati di Meteotriveneto, Stefano Zamperin, Filippo Mengotti e Giampaolo Rizzonelli, in questi due giorni hanno analizzato i dati di radiosondaggi, stazioni meteo dell’associazione stessa poste sulle Pale di San Martino, ma ancora non si è riusciti a capire come una bolla d’aria calda abbia potuto portare il 18 dicembre la pioggia fino a oltre quota 2.600 metri

Gelicidio Pale di San Martino
Pubblicato il - 30 dicembre 2019 - 18:44

TRENTO. Gli appassionati dell'Associazione Meteotriveneto, nella giornata di ieri, domenica 29 dicembre, sono saliti sull'Altopiano delle Pale di San Martino per effettuare i consueti rilevamenti di temperature nell’ambito del progetto di monitoraggio sperimentale dei siti freddi.

Quest'anno nessun record di temperatura ma una quantità di neve mai vista a fine dicembre in 11 anni di monitoraggi e soprattutto un raro episodio di "gelicidio" del 18 dicembre scorso che ha ricoperto di ghiaccio gran parte dell'Altopiano. A questo proposito anche Mariano Lott e Roberta Secco, storici gestori fin dal 1994 del Rifugio Rosetta a 2.581 metri, non hanno ricordi di un simile evento di "pioggia congelantesi".

 

Capitolo neve. "La quantità di neve caduta è notevole - commenta Giampaolo Rizzonelli, esperto e appassionato di climatologia e meteorologia per MeteoTrivento - tanto che l’Associazione ha 'perso' gran parte della propria strumentazione, rimasta sepolta da metri di neve, che in alcuni siti come la Busa di Manna 2 ha superato i 7 metri di spessore grazie anche all’accumulo eolico".

 

Il fatto che la strumentazione sia stata seppellita dalla neve comporterà la perdita di tutti i dati dai datalogger termometrici posti all’interno degli schermi solari, nonostante l’Associazione si fosse premunita di posizionare gli stessi a fine settembre a circa 4 metri dal suolo con un ulteriore palo "sentinella" di circa 2 metri.

 

Capitolo gelicidio. "Solitamente - dice l'esperto - questo fenomeno si verifica quando in quota entrano masse d’aria calda, mentre al suolo è presente uno strato (“cuscino”) di aria fredda con temperatura negativa, formatosi in genere grazie ad una notte serena che ha permesso alle temperature in fondovalle di scendere sotto lo zero e creare una situazione di inversione termica. Quindi, temperature negative per alcune centinaia di metri sul fondovalle/pianura e temperature positive per diverse centinaia di metri in quota, seguito dall’arrivo di venti 'caldi'".

Cosa succede in caso di precipitazioni? "Dalle nubi poste a quote molto più elevate - evidenzia Rizzonelli - inizia a cadere neve, la quale attraversando lo strato di aria calda si scioglie, ad un certo punto però la pioggia incontrerà lo strato di aria fredda con temperatura negativa, posto a poche centinaia di metri dal suolo verso la pianura/fondovalle, e quindi l’acqua si ghiaccerà non appena toccherà il suolo dove la temperatura è ancora inferiore allo zero. Si formerà pertanto su strade, automobili, cavi elettrici, rami di alberi, eccetera, un suggestivo ma quanto insidioso strato di ghiaccio".


(Gelicidio Rifugio Rosetta)

In questo caso invece il gelicidio si è verificato a quote superiori ai 2.500 metri. Gli appassionati di Meteotriveneto, Stefano Zamperin, Filippo Mengotti e Giampaolo Rizzonelli, in questi due giorni hanno analizzato i dati di radiosondaggi, stazioni meteo dell’associazione stessa poste sulle Pale di San Martino, ma ancora non si è riusciti a capire come una bolla d’aria calda abbia potuto portare il 18 dicembre la pioggia fino a oltre quota 2.600 metri. 

 

"Il risultato è che il manto nevoso sull’Altopiano sia particolarmente insidioso - conclude Rizzonelli - lastre di ghiaccio estesissime in questi giorni consentono lo spostamento solo con ramponi, ramponcini, ciaspole con ramponi o sci d’alpinismo con i rampant". Questi monitoraggi vedono Meteotriveneto collaborare insieme al Cnr/Isac e il Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino per monitorare i siti più freddi d'Italia, nei quali in diverse occasioni sono stati sfiorati i -50 gradi (il record spetta a Busa Nord Fradusta con -49,6 gradi rilevati il 10 febbraio 2013, seguiti dai -49,5 gradi rilevati a Busa Riviera il 5 febbraio 2019).


(Busa di Manna 2 - confronto inverno ed estate)

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