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Anche i libri vanno in "quarantena", dai sette giorni della Comunle ai tre della Buc tra gel igienizzante, guanti e mascherine

La lotta al virus nelle biblioteche passa (anche) dalla "quarantena" dei libri. I bibliotecari della Comunale: "Quello che abbiamo notato, tra l'altro, è che ora è cambiato il tipo di utente, ora le persone che passano e quelle che si fermano, sono realmente interessate alla lettura, allo studio, ai servizi che la biblioteca offre"

Di Arianna Viesi - 16 settembre 2020 - 18:12

TRENTO. Ai tempi del Covid in quarantena ci finiscono pure i libri. Il virus che, in primavera, ha cambiato il mondo, ha messo a dura prova (e continua a farlo) anche le pagine che, quel mondo, provano a raccontarlo.

 

Come tutte le attività non necessarie, anche le biblioteche a inizio marzo hanno dovuto chiudere i battenti. Dopo un primo momento di comprensibile smarrimento, però, qualcuno ha cercato di trovare soluzioni (più o meno riuscite) per non lasciare soli i propri lettori.

 

Così, ad esempio, la Biblioteca Comunale di Trento è riuscita a mettere in piedi un vero e proprio sistema di prestiti a domicilio (QUI ARTICOLO). Volontari e operatori si sono spesi, con rara dedizione, per consegnare direttamente a casa romanzi, saggi, fumetti. Un servizio, questo, che, come ci raccontano gli stessi bibliotecari, ha richiesto uno sforzo notevole e tanto lavoro

 

Lentamente, poi, tutto ha iniziato a vestirsi di normalità. Le consegne a domicilio sono rimaste attive per le persone con più di 70 anni e per tutti coloro che, avendo problemi di salute, sono più a rischio. Per tutti gli altri, invece, le porte di via Roma si sono aperte. I lettori sono tornati a frequentare le maestose sale della biblioteca, a prendere in prestito i libri e poi, lentamente, a fermarsi. Le norme anticontagio sono stringenti e, come raccontano i bibliotecari, rigorosamente rispettate dagli utenti: gel disinfettante all'entrata, mascherine a coprire bocca e naso, distanziamento sociale. L'accesso alla sala principale, al piano terra, è garantito a tutti (previa, va da sé, igienizzazione delle mani e mascherina) sotto l'attento controllo dei bibliotecari. Ai piani superiori, invece, nelle sale studio, ci si può fermare solo prenotando il proprio posto a sedere, posto che viene poi sanificato due volte al giorno (la capienza è stata, ovviamente, dimezzata). Ai libri presi in prestito tocca, poi, una vera e propria quarantena di sette giorni. All'ingresso della Biblioteca, su un grande carrello bianco, campeggia la scritta "Restituzione libri. Lascia i tuoi libri qui". I volumi lasciati qui dagli utenti, a fine giornata, vengono prelevati da un operatore che, munito di guanti, li sistema in una stanza apposita, areata, dove rimangono per sette giorni (è questa la durata, ci spiegano i bibliotecari, dell'infettività del virus sulla plastica delle fodere indicata dall'Istituto Superiore di Sanità). I libri vengono divisi per giornata e, allo scadere dei sette giorni, tornano nuovamente disponibili.

 

 

"E' importante che le biblioteche abbiano riaperto - raccontano i bibliotecari -. Quello che abbiamo notato, tra l'altro, è che ora è cambiato il tipo di utente. Se prima, magari, qualcuno veniva anche per ingannare il tempo, di passaggio, distrattamente, ora le persone che passano e quelle che si fermano, sono realmente interessate alla lettura, allo studio, ai servizi che la biblioteca offre. Guardano i libri, chiedono consigli. Insomma, una bella soddisfazione dopo quello che abbiamo passato".

 

"La nostra apertura - continuano - è stata importante anche per gli universitari trentini che studiano altrove e che, per varie ragioni, non sono potuti rientrare nelle città dei loro atenei. La biblioteche universitarie di Trento e Rovereto non sono accessibili agli studenti che non studiano presso l'ateneo trentino e, per questo, molti di loro vengono a studiare qui, in Comunale".

 

Anche la Biblioteca Universitaria Centrale, dopo l'emergenza, ha infatti riaperto le proprie sale ma con regole molto ferree che vanno dalla sanificazione delle postazioni usate alla riduzione della capienza per far rispettare il distanziamento sociale. Anche qui gel disinfettante all'entrata e uno speciale sistema di tracciamento degli utenti (questo per ricostruire i contatti in caso si verificasse un contagio). Il tracciamento avviene tramite le credenziali di ateneo (metodo, questo, che ha portato all'esclusione di tutti gli studenti che provengono da altre università che hanno quindi lanciato il loro appello QUI ARTICOLO).

 

Anche qui, come per la Comunale, i libri presi in prestito e consultati vengono poi sottoposti a una"quarantena" di tre giorni. All'entrata, e in ogni sala, sono stati predisposti appositi scaffali dove gli utenti possono lasciare i volumi. Questi, poi, vengono spostati al piano terra, divisi per giornate per tornare disponibili solo a quarantena terminata.

 

Insomma, leggere e studiare ai tempi del Covid non è facile, ma non impossibile. Le biblioteche (universitarie, comunali, private che siano) sono irrinunciabili presìdi culturali e sociali. Nemmeno il virus è riuscito a fermarle.

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