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Coronavirus, da tradizione la spremitura è un grande evento collettivo: quest'anno il Vino Santo ha un'altra storia (GUARDA IL VIDEO)

I Vignaioli del vino santo non hanno desistito e si sono organizzati in tanti piccoli riti nelle diverse aziende, immagini da condividere a distanza con tutti gli amanti di questo vino unico al mondo e tra gli elementi fondanti della storia, della memoria e della comunità della valle dei Laghi. "Stagione buona e auguriamo a tutti un ritorno alla normalità quanto prima"

Azienda agricola Gino Pedrotti
Di Luca Andreazza - 03 aprile 2020 - 20:10

TRENTO. Un rito storico a porte chiuse. Il rito della spremitura delle uve Nosiola per il produrre il vino Santo del Trentino si è tenuto ma in modalità inconsueta a causa dell'emergenza coronavirus

 

I Vignaioli del vino santo non hanno, infatti, desistito e si sono organizzati in tanti piccoli riti nelle diverse aziende, immagini da condividere a distanza con tutti gli amanti di questo vino unico al mondo e tra gli elementi fondanti della storia, della memoria e della comunità della valle dei Laghi

Il rito della spremitura è il momento simbolicamente più importante di una storia secolare: tradizionalmente viene svolto in occasione della settimana Santa, segna il passaggio dalla fase di appassimento dei migliori grappoli di Nosiola raccolti in valle dei Laghi, alla lunghissima fase di fermentazione e maturazione di questo vino dolce raro e prezioso.


(Azienda agricola Francesco Poli)

Quest’anno, a causa delle norme di distanziamento sociale imposte per fronteggiare l’emergenza Covid-19, il rito della spremitura non si è potuto tenere nella sua attesissima forma pubblica. Ma i vignaioli si sono organizzati diversamente per poter portare avanti una tradizione molto sentita nella comunità: tanti piccoli momenti in forma privata all’interno delle singole aziende o come a Santa Massenza al confine tra le cantine.


(Azienda Agricola G. Poli e Maxentia)

Così Giuseppe Pedrotti (azienda agricola Gino Pedrotti), Marco, Stefano e Arrigo Pisoni (azienda agricola Pisoni), Graziano e Gianpaolo Poli (azienda agricola Giovanni Poli), Enzo Poli (azienda agricola Maxentia) e Alessandro Poli (azienda agricola Francesco Poli) hanno potuto condividere anche quest’anno un rito che li tiene uniti, pur distanti, nella volontà di portare avanti la tradizione del vino santo, di generazione in generazione, come ormai da più di cinquecento anni.


(L'azienda agricola Pisoni)

"L'augurio è che si possa tornare quanto prima alla vita normale - commenta Enzo Poli, presidente dell'associazione Vignaioli e titolare dell'azienda agricola Maxentia - mentre confidiamo che questo vino caratteristico della valle dei Laghi e del Trentino raggiunga un buon risultato. La raccolta delle uve si è tenuta la prima settimana di ottobre scorso. Novembre è stato molto piovoso con svariate nevicate sulle montagne: questo ha favorito il corretto e naturale sviluppo della muffa nobile all’interno degli acini con l’umidità regolata dall’ora del Garda".

 

Da gennaio fino ad aprile la stagione è stata abbastanza secca con sporadiche precipitazioni (abbondanti nella prima settimana di marzo 2019) e temperature che poche volte sono scese sotto lo zero e questo ha accelerato il processo di appassimento.

 

"In questi giorni le uve erano ottimamente appassite e si presentavano molto ben infavate, prima della pigiatura come consuetudine è stata fatta un ulteriore cernita per allontanare eventuali grappolini attaccati dalle muffe non nobili. In febbraio è stata inaugurata il cavò del vino Santo a Padergnone, che è pronto per aprire le sue porte ai visitatori non appena si tornerà alla normalità", conclude Poli.

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