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Coronavirus, lo studio di Fbk: ''I trentini meglio degli altoatesini nell'evitare le notizie non verificate. E i cittadini delle aree limitrofe in questo momento vorrebbero vivere in Trentino''

Un lavoro di CoMuNe Lab di Fondazione Bruno Kessler fornisce un quadro attualmente unico a livello mondiale sulla relazione tra l'evoluzione del coronavirus e le dinamiche informative sui social media: "L’infodemia presenta caratteristiche, infatti, molto simili a quelle di un’epidemia, con milioni di utenti ignari di essere esposti a notizie poco affidabili messe in rete da manipolatori sociali non necessariamente umani"

Di Luca Andreazza - 15 marzo 2020 - 21:24

TRENTO. "Una volta che l'ondata epidemica arriva nel Paese, si osserva che, forse per paura, le persone tendono a essere più selettive sulle notizie da condividere in rete", spiega Manlio De Domenico, fisico dei sistemi complessi e responsabile dell'Unità CoMuNe Lab alla Fondazione Bruno Kessler. "C'è una risalita degli indicatori di affidabilità. I dati raccolti tramite l'analisi delle conversazioni su Twitter nel mondo permettono di verificare come, per alcune nazioni tra cui Italia, Francia e Stati Uniti, la diffusione del contagio nei Paesi stessi sia stata preceduta da un aumento rapido e insolito dell’attività di soggetti umani e agenti artificiali, i cosiddetti bot sociali, volta a diffondere informazioni non verificate e ascrivibili a varie categorie di fake news".

 

Questo nuovo studio della Fondazione Bruno Kessler curato da Manlio De Domenico e Pierluigi Sacco (ricercatore Fbk esperto in politiche pubbliche, faculty associate al Berkman center for internet & society dell’Università di Harvard e professore all’Università Iulm), i ricercatori Riccardo Gallotti, Francesco Valle e Nicola Castaldo, fornisce un quadro attualmente unico a livello mondiale sulla relazione tra l'evoluzione del coronavirus e le dinamiche informative sui social media. L’analisi di questi fenomeni, basata sulle conversazioni pubbliche su Twitter tra il 21 gennaio e il 9 marzo, è ora resa accessibile a tutti attraverso una piattaforma digitale online che permette a ogni utente di approfondire la situazione di ciascun Paese lungo l’intero arco temporale di comparsa e sviluppo dell’epidemia.

 

Un lavoro che analizza i principali indicatori dello spettro emotivo in tempi di coronavirus tra "Arousal", "Dominance" e "Valence". Questi dati vengono poi aggregati nella tabella complessiva per valutare il "Sentiment". Il risultato è quello di un'Italia a macchia di leopardo. La preoccupazione serpeggia, principalmente, nelle Regioni del Nord e in particolare nelle province più colpite dal rapido propagarsi del contagio.

 

La maggioranza del Bel Paese, però, è tendenzialmente negativa rispetto all'emergenza, poche le aree azzurre. "La mappa - prosegue De Domenico - mostra un sentiment basso in tante porzioni del territorio italiano. Il Trentino va però in controtedenza e il sentiment è ancora positivo, mentre l'Alto Adige si attesta in posizione neutrale. C'è un cambio di paradigma, anche perché inizialmente il problema è stato percepito come lontano e ascrivibile all'area della Cina".

 

C'è poi l'analisi psicologica della popolazione che si delinea lungo cinque indicatori tra "Agreableness" e "Consciusness", "Openness", "Neuroticism" e "Extravertion". Un modo per calcolare e valutare come una comunità reagisce rispetto all'evento in corso. "In questo caso -aggiunge De Domenico - i dati mostrano un elevato grado di coscienziosità di trentini e altoatesini". 

 

Da notare che quello che può essere un po' un punto di debolezza del carattere trentino, un carattere non particolarmente estroverso, diventa di forza, unito alla apertura di mentalità. "Le mappe mostrano che i cittadini delle aree limitrofe in questo momento vorrebbero vivere in Trentino". 

 

Un dato importante riguarda l'esposizione alla diffusione di notizie di non verificate di natura umana e riconducibili a bot. L'Italia in linea generale denota una certa carenza in questo senso, mentre il Trentino si conferma abbastanza immune e si mostra in controtendenza rispetto all'Adige Adige. L'altro lato della medaglia è il buon ricorso in Provincia di Trento a informazioni attendibili e in questo caso anche Bolzano recupera qualche punto. 

"L'esposizione a notizie non verificate e non attendibili - continua De Domenico - deve essere un campanello d'allarme. E' necessario combattere l'epidemia sul campo ma anche il diffondersi di una Infodemia incontrollata e non veritiera perché rappresentano una stessa coperta. Informazioni false possono portare a sottovalutare un evento e esporre la popolazione a rischi maggiori".  

 

L'Italia si posiziona in zona mediana nella classifica mondiale per diffusione di notizie attendibili. Una graduatoria guidata da Singapore, Sud Africa e Hong Kong, quindi Irlanda, Giappone e Nigeria, Thailandia, Spagna, Australia e Corea del Sud completano la top 10. La nostra nazione raggiunge trentacinquesima posizione. Tra i Paesi membri del G8 male anche Stati Uniti (trentacinquesima piazza) e Russia (trentanovesima posizione). 

 

"C'è stata una inversione di tendenza alla conferma dei primi contagi. La popolazione - evidenzia De Domenico - ha iniziato a informarsi meglio e in modo più attendibile. Ma la prima fase condizionata da fake news ha abbassato la reliability in generale. Si nota una risposta ancora migliore dopo gli interventi anche a livello istituzionale".

 

La disinformazione dettata poi da teorie complottiste suffragate da basi scientifiche non attendibili è un problema mondiale, ma l'Italia è tra i Paesi più esposti. Un risultato rafforzato dall'analisi di 108.737.669 messaggi e 20.418.701 di interazioni (59,6% attività umana e 40,4% social bots). 

 

"Se in Italia il dato di notizie non attendibili cresce insieme all'epidemia - spiega De Domenico - in Germania c'è una elevata esposizione a questa tendenza soprattutto nell'ultima settimana, come avviene in Iran Stati Uniti. In Venezuela per esempio è una dinamica costante per tutto il periodo. La Francia è poi un caso emblematico: un'ottima risposta alle informazioni attendibili ma c'è poi un'improvvisa impennata dopo i primi casi di contagi confermati".

 

"L’infodemia - prosegue De Domenico - presenta caratteristiche, infatti, molto simili a quelle di un’epidemia, con milioni di utenti ignari di essere esposti a notizie poco affidabili messe in rete da manipolatori sociali non necessariamente umani. Un’analisi ulteriore dei dati disponibili può permettere di individuare molti altri fenomeni che necessitano di una migliore comprensione da parte del mondo scientifico, della comunicazione e dei decisori politici".

 

Un fenomeno, quello dell'infodemia, che merita quindi oggi più che mai un'analisi sempre più stringente. "Sono l’equivalente socio-cognitivo dei processi infettivi. Diffondere informazioni o idee che, nel corso di una crisi sanitaria, possono fuorviare sistematicamente l’opinione pubblica e la inducono a mettere in atto scelte sbagliate diviene un problema di salute. Diventa necessario implementare meccanismi per intervenire sul doppio binario di contagio e divulgazione di notizie attendibili", dice Pier Luigi Sacco.

 

E questo studio permette di analizzare meglio il fenomeno. "La nostra piattaforma realizzata nell’ambito del progetto CHuB permetterà a chiunque di monitorare il rischio di esposizione infodemica di tutti i Paesi del mondo dove Twitter viene utilizzato", sottolinea Riccardo Gallotti, mentre "Questa risorsa viene messa a disposizione dell’intera comunità scientifica e professionale per aumentare le analisi e facilitare la comprensione in una situazione di grave emergenza sociale come quella attuale", conclude De Domenico.

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