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Dal 6 giugno riapre il Centro Sociale Bruno: “Dovevamo essere sfrattati ma siamo ancora qui”

Spazi esterni rinnovati e nuovi murales, nelle ultime settimane, attiviste e attivisti del Centro Sociale Bruno hanno lavorato sodo per riallestire il cortile esterno ricavando spazio sufficiente per spostare all'aria aperta tutte le iniziative, garantendo il distanziamento tra le persone: “Saremo aperti tutti i giorni”

Di Tiziano Grottolo - 03 June 2020 - 16:27

TRENTO. Dal 6 giugno, dopo il lockdown, riapre i battenti anche il Centro sociale Bruno. Dopo quasi tre mesi di stop forzato i cancelli dello spazio sociale torneranno ad aprirsi al pubblico: “Una scelta ponderata a lungo – spiegano gli attivisti – perché la preoccupazione più grande è garantire la salute a chiunque attraverserà lo spazio”. Proprio per questo, nelle ultime settimane, i militanti hanno lavorato sodo per riallestire il cortile esterno e avere così spazio sufficiente a spostare all'aria aperta le iniziative, garantendo al contempo il distanziamento tra le persone.

 

La data scelta per la riapertura non è casuale, sabato 6 giugno infatti, cade a circa un anno di distanza dalla lettera tramite la quale la Pat notificò di fatto lo sfratto al Centro Sociale di Piedicastello: “Ci era stato intimato di lasciare lo stabile dopo la rescissione unilaterale del contratto di comodato d'uso da parte dell'amministrazione provinciale – si legge nella nota – ma alla campagna ‘Bruno Non Si Caccia’ scaturita dalla partecipatissima assemblea di aprile 2019 affianchiamo ora la nuova campagna ‘vado al Bruno’ che vuole essere un invito a tutta la cittadinanza ad attraversare questi spazi e a riavvicinare l'intera comunità cittadina dopo l'esperienza della pandemia che ci ha allontanati”.

 

Una decisione, quella della Pat, che aveva suscitato forti reazioni ma che per il momento è rimasta lettera morta, nonostante alcuni consiglieri si siano prodigati nel tentativo di far sloggiare gli occupanti. È il caso del leghista Devid Moranduzzo che ancora il 6 ottobre 2018 “scommetteva” sul fatto che gli attivisti avrebbero dovuto sgombrare l’edificio a breve. Al momento però sono ancora lì. Nel marzo 2019 lo stesso consigliere depositava un’interrogazione dove sottolineava: “Alla lettera di sfratto, i responsabili del Centro Sociale Bruno hanno risposto con una nota dal tono sprezzante, affermando di non aver intenzione di abbandonare l’immobile, per lo meno non a capo chino e in silenzio”. Per queste ragioni Moranduzzo chiedeva alla Pat se intendesse procedere con lo sgombero, anche quest’interrogazione è andata a vuoto visto che non ha ancora ottenuto risposta.

 


 

Ad ogni modo il prossimo 6 giugno gli attivisti saranno ancora al loro posto: da subito saranno di nuovo attivi lo sportello di orientamento legale per la sanatoria 2020 e la scuola d'italiano LiberaLaParola. Riaprono anche la ciclofficina popolare Ciclostile e l'aula studio per fornire spazi aggiuntivi alle biblioteche a capienza ridotta.

 

Ogni sabato alle ore 15 si terrà un'assemblea di gestione degli spazi, aperta a chiunque voglia proporre nuove iniziative. Il calendario culturale sarà poi arricchito da presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche e da escursioni in città e nelle immediate periferie. “Il Centro Sociale rimarrà aperto tutti i giorni – concludono gli attivisti – per ritornare a essere un punto di riferimento per la città, e un luogo di socialità, solidarietà, cultura, analisi e autorganizzazione. Se l'emergenza sanitaria sta rientrando, infatti, la crisi sociale ed economica sta appena iniziando”.

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