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Io, proprietario di seconda casa arrivato prima dei decreti: “Se mi ammalo mi lasciate morire?”. Ecco come nelle Valli si è scatenata la psicosi

Stiamo ricevendo tantissimi messaggi da parte dei proprietari di seconde case arrivati in provincia prima che i decreti vietassero gli spostamenti: “Non siamo né criminali né untori, io e mia moglie ci siamo trasferiti in Trentino in quanto soggetti a rischio, per età e patologie. Stiamo bene e rispettiamo, a maggior ragione, tutte le regole. Non abbiamo diritto a continuare la nostra vita assieme?”

Di Tiziano Grottolo - 17 marzo 2020 - 20:13

TRENTO. Quando il coronavirus ha fatto irruzione nelle vite degli italiani, in un primo momento, se ne è parlato come del “virus che colpisce i vecchi e malati” come se questi non avessero diritto a difendersi, come se questi avessero in qualche modo meno diritto delle altre persone ad immaginarsi una vita ancora lunga e felice.  

 

Pochi giorni fa il direttore del telegiornale di La7, Enrico Mentana, ha ricevuto una lettera da Michela, la compagna di Beppino Englaro: “Io e Beppino – scrive la donna – siamo rimasti in Liguria in vacanza in un appartamento di amici fino a sabato 7 marzo poi con il decreto del governo io sono rientrata in Lombardia per occuparmi dei miei 3 figli (sono orfani di padre dal 2009) e invece Beppino è rimasto in Liguria da solo Abbiamo pensato che tra sole e mare potesse rafforzare il suo sistema immunitario Ora siamo distanti, ci sentiamo per telefono ma a noi basta anche così. C’è molta gente malata negli ospedali e il fatto di star bene e di poterci sentire è motivo di gioia. C’è un pensiero però che mi rattrista: purtroppo il coronavirus è visto come il virus che fa morire i vecchi”.

 

La lettera poi riprende: “Vede signor Enrico, io ho 50 anni e Beppino 79 ma i sentimenti sono gli stessi che possono avere coppie ben più giovani di noi. Purtroppo i media e non solo, tendono a giustificare queste morti ‘in quanto vecchi’ senza pensare quanto ancora possono dare a tutti noi sotto tutti gli aspetti. E possono ancora insegnarci tanto. Come Beppino che si è battuto per un’idea di libertà di scelta della figlia e ora tiene duro perché ama la vita e perché, amando una donna più giovane di 30 anni vuole abbattere tutti quei muri alzati non dal coronavirus ma da quelle persone che han dimenticato il Vero significato della parola amore. Quell’amore che non ha età”.

 

Partiamo da questa vicenda per raccontare la psicosi generata dalle parole pronunciate dal presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti, durante la conferenza stampa del 14 marzo diceva: “Alle persone nelle seconde case e quindi in villeggiatura chiediamo loro di rientrare a casa loro perché sono qui in forma di irregolarità. La situazione in Trentino – aggiungeva – si sta aggravando, noi crediamo di dover dare risposte sanitarie per chi rispetta le regole – concludendo – il Trentino sarà responsabile con chi è responsabile, il Trentino non lo sarà con chi è irresponsabile”. In sostanza chi si trova in Trentino e infrange le regole potrà anche non essere assistito dal punto di vista sanitario.

 

 

 

Ovviamente queste parole hanno scatenato una “caccia” ai proprietari di seconde case (quelli che in alta stagione contribuiscono a muovere l’economia provinciale), che in Val di Fassa si è concretizzata in vere e proprie liste di proscrizione stilate da zelanti residenti trentini e consegnate alle forze dell’ordine. Ecco allora che negli ultimi giorni i telefoni della polizia locale hanno suonato varie volte, dall'altra parte della cornetta i cittadini con sottomano nomi e indirizzi di persone che a parer loro “andrebbero controllate”.

 

Le minacce di Fugatti, oltre che ad essere incostituzionali, hanno funzionato da propellente per la paura, peccato però che il presidente della Pat si sia dimenticato di specificare che gli unici che, di fatto, non dovrebbero essere qui, sono i proprietari di seconde case partiti dopo l'11 marzo (quando è stato fatto l'ultimo Dpcm). Come ha specificato la polizia locale della Val di Fassa, rispondendo a un utente che segnalava “la presenza di parecchie seconde case occupate con intere famiglie per di più”, chi è arrivato prima del decreto non ha violato alcuna legge. “Per noi controllare è molto semplice – spiega la polizia locale – abbiamo le telecamere su tutte le entrate, basta inserire la targa e ci dirà giorno, ora, minuto di quando l’auto è passata”.

 

Ma il ''nemico'' viene sempre da fuori e allora ecco che alcuni giorni fa un’utente ha chiesto informazioni a noi de 'Il Dolomiti' circa la possibilità di denunciare la sua presenza all’azienda sanitaria (benché fosse arrivato ben prima dell’entrata in vigore dei decreti) quasi giustificandosi: Non trovando altre indicazioni vi ho scritto sperando in una risposta esauriente, io e mia moglie ci siamo trasferiti in Trentino in quanto soggetti a rischio per età e patologie”. Secondo alcuni a queste persone avremmo forse dovuto rispondere grazie per aver investito nel Trentino ma adesso potete anche tornare nella vostra regione. Ma queste persone essendo arrivate prima dei divieti di fatto non possono essere trattate come degli appestati quando era proprio il presidente Fugatti, ancora il 5 marzo (gli impianti saranno chiusi dal governo il 10, lui li avrebbe fatti chiudere l'11) a scrivere su Facebook: “L’Italia è un paese sicuro, visita il Trentino”.

 

 

È lecito quindi interrogarsi sull’operato della Giunta nella gestione dell’emergenza coronavirus, cosa che peraltro hanno iniziato a fare in molti, come l’uomo residente a Roma che ci ha inviato una lettera dove racconta: “Sono arrivato da solo in treno il 5 marzo in una seconda casa in val di Fassa dalla capitale, con l'obiettivo di fare una vita più isolata di quanto potrei fare a Roma”. L’uomo infatti vive in un grande condominio densamente popolato dove le occasioni di contatto, e di contagio, aumentano esponenzialmente nonostante i decreti.

 

“Vivo da solo – riprende – qualsiasi cosa faccia (spesa a distanza da altri, passeggiata nel Comune, conferimento della spazzatura), la faccio da solo. Rispetto ogni regola. Trovo folle pensare di dovere riprendere corriera più treno per rientrare a Roma facendo uno spostamento non necessario e foriero di possibili contagi, e disattendendo il Dpcm nazionale che vieta gli spostamenti non necessari.

 

Non ci sto a passare per delinquente o untore, o che mi si tacci di poco ‘rispetto della volontà di Comune e Provincia', cui sono osservante, come rispetto quanto spiegato dal Corpo di polizia locale, che peraltro svolge un lavoro gravoso ed encomiabile, specie in questo periodo. La volontà di Comune e Provincia trova riscontro solo negli atti legislativi e amministrativi e non in dichiarazioni a mezzo stampa e minacce, piuttosto incostituzionali, di mancata assistenza medica. Devo pensare che mi facciano crepare, in caso di malaugurato bisogno?''.

 

E poi l'attacco si al presidente Fugatti che al presidente Kompatscher i quali, per i lettore che ci ha scritto, dovrebbero rendere ''conto della loro ordinanza tardiva di chiusura degli impianti sciistici, per compiacere l'avidità di una ridotta parte dei suoi elettori, e che oggi porta le valli più turistiche e sciistiche ad essere epicentri del contagio e luoghi dove gli abitanti hanno perso prematuramente alcuni loro cari, assieme alle più prevedibili in quanto popolose località del fondovalle atesino”. Parole queste sulle quali siamo chiamati a riflette in primo luogo come esseri umani e in secondo come trentini che da sempre si sono contraddistinti, nel mondo, per solidarietà e altruismo piuttosto che per l’egoismo.

 

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